MODIFICARE
LA NATURA
È giusto interferire con la natura? In
altre parole l’uomo è autorizzato a mettere le mani sulla natura per
modificarla? All’inizio del nuovo secolo,
la Camera
dei Rappresentanti degli Stati Uniti aveva bocciato una mozione, che ammetteva
la clonazione umana, con una giustificazione molto severa di un deputato
repubblicano il quale, prima del voto, aveva affermato: “È nostro dovere
impedire che qualche scienziato pazzo si diverta a manipolare il dono della
vita”. Però, un paio di mesi più tardi, a due di quegli “scienziati
pazzi”, pionieri della sperimentazione sulle cellule staminali, è stato
conferito, per i loro studi, un riconoscimento che è ritenuto il corrispondente
americano del premio Nobel.
1. SCIENZA E
TECNOLOGIA
Il timore che le
eventuali conseguenze indesiderate di una scoperta scientifica possano un giorno
superare i benefici ottenuti, non sono di certo nuovi. Ciò è conseguenza del
fatto che la linea di demarcazione fra la scienza e le sue applicazioni, cioè
la tecnologia, non è netta.
Per spiegare la differenza fra scienza e tecnologia spesso si fa
riferimento alla bomba atomica che ebbe origine dalla famosa equazione di
Einstein E = mc² la quale però si
limitava semplicemente ad affermare che una piccola massa si poteva convertire
in una grande quantità di energia. La decisione di sfruttare questa legge per
costruire una bomba fu in realtà di natura politica e non scientifica. Dare la
responsabilità alla scienza delle 200.000 vittime di Hiroshima e Nagasaki è
ingiusto oltre che illogico, perché è impossibile arrestare il progresso della
conoscenza.
Gli scienziati hanno però la responsabilità di informare chi di dovere
sulle possibili implicazioni delle nuove scoperte e lo stesso Einstein, su
insistenza del fisico ungherese Leo Szilard, ciò fece quando rese edotto il
capo di Stato americano Franklin Delano Roosevelt
sulle applicazioni delle nuove scoperte relative all’energia nucleare che
portarono alla creazione della bomba atomica in concorrenza con
la Germania
nazista.
La durata media della vita nel mondo occidentale, dall’inizio dello
scorso secolo, è praticamente raddoppiata. Il passaggio, in un arco di tempo di
poco più di cento anni, da un’aspettativa di vita di quaranta anni agli
attuali ottanta e più è dovuta indubbiamente alle migliorate condizioni
nutrizionali e di igiene personale, ma non solo. Il contributo maggiore
all’allungamento della vita si deve soprattutto alle conquiste della medicina
e della chirurgia.
I vaccini e gli antibiotici hanno frenato e in molti casi sconfitto molte
malattie come la tubercolosi, il tifo, la peste, le polmoniti, la sifilide che
per secoli hanno inesorabilmente mietuto milioni di vittime. La natura,
tuttavia, ha risposto alle conquiste umane nel campo delle malattie infettive,
sviluppando a sua volta nuove patologie come l’AIDS, l’encefalopatia
spongiforme bovina (meglio nota come “mucca pazza”), il virus della febbre
emorragica detto anche Ebola (perché
isolato per la prima volta presso il fiume omonimo della regione africana del
Congo). Si tratta dei nuovi nemici che attualmente la ricerca medica è
impegnata a combattere.
Altre malattie, legate a difetti della circolazione sanguigna, come
infarti, trombosi, ictus, ed emorragie cerebrali, sono diventate le principali
responsabili della fine della nostra esistenza. L’altra grande piaga che
assilla l’umanità è il cancro. Ancora oggi non si riesce ad intravedere la
strada maestra per colpire e sconfiggere definitivamente i tumori. Le diagnosi
precoci, le terapie immunologiche, le chemioterapie e soprattutto le tecniche
chirurgiche sempre più sofisticate hanno sicuramente portato a grandi
risultati, ma la guerra contro questo male terribile non è ancora vinta.
Gli interventi per modificarne la natura non sono stati fatti solo
sull’uomo ma anche sull’ambiente circostante su cui si interagisce
costantemente al fine di migliorarne l’aspetto. Ogni profonda modificazione
dell’ambiente produce inevitabili conseguenze sugli organismi viventi e quindi
anche sull’uomo. Ad esempio, l’ingerenza dell’uomo sull’agricoltura
consiste fondamentalmente nell’utilizzo dei pesticidi e dei fertilizzanti
chimici di sintesi senza dei quali non vi sarebbero prodotti della terra
abbondanti e sani. A questi interventi si oppongono i sostenitori della
cosiddetta agricoltura biologica affermando che i prodotti così ottenuti sono
migliori di quelli derivati dall’agricoltura tradizionale. Secondo invece il
parere del noto farmacologo Silvio Garattini, i prodotti dell’agricoltura
biologica hanno una sola caratteristica accertata, ovvero quella di essere più
costosi di quelli che rappresentano il frutto della lavorazione della terra che
utilizza i progressi delle scienze agrarie.
2.
LA STORIA
DELLA
DIFESA DELL’AMBIENTE
L’idea che
un’eccessiva curiosità nei confronti della natura non sia auspicabile non è
un fatto recente, conseguente dello sviluppo scientifico e tecnologico ma si
trova già in alcuni miti dell’antica Grecia, dove ad esempio si racconta che
gli dei punirono Prometeo
perché
aveva osato rubare il fuoco dall’Olimpo per
consegnarlo agli uomini. La punizione consisteva nel legare il ladro ad uno
scoglio dove un’aquila di giorno gli mangiava il fegato che gli ricresceva di
notte in modo che continuasse il supplizio il giorno dopo.
Un altro mito molto noto si trova nei testi sacri dove si racconta che
Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso quando mangiarono i frutti
dell’albero della conoscenza. Di stampo opposto è invece la vicenda del
Dottor Faust, l’alchimista medioevale disposto a vendere l’anima al diavolo
in cambio della conoscenza.
Più recente, e variamente ripreso in seguito per le sue implicazioni
sociali ed etiche, è il racconto del giovane scienziato Victor Frankenstein il
quale, avendo scoperto il segreto della vita, decide di creare un essere vivente
con membra sottratte a più cadaveri. La creatura, inizialmente buona e gentile,
in seguito si scontra con la paura e il rifiuto sociale restandone profondamente
ferita e per questo decide di infliggere al suo creatore un castigo tremendo. Il
romanzo della scrittrice britannica Mary Shelley ispirò opere teatrali e
cinematografiche nelle quali si cominciò a chiamare Frankenstein il mostro
stesso.
Attualmente il nome “Frankenstein” è stato spesso utilizzato come
sinonimo di “geneticamente modificato”, con riferimento alla tecnica che
permette di alterare il genoma di un organismo rimuovendo determinati suoi geni
o inserendone di nuovi provenienti anche da altre specie. Dopo che furono messi
in commercio i primi prodotti ottenuti con ingredienti geneticamente modificati,
lo scetticismo e l’indignazione dei consumatori, istigati spesso dagli organi
di stampa, spinsero i commercianti a ritirare questi prodotti dai loro scaffali
e a dichiarare che la loro merce era priva di OGM. Frattanto si continuò a
parlare di ogni genere di alimento come probabile cibo Frankenstein e si accennò
perfino a bambini Frankenstein. Il messaggio era sempre lo stesso: gli
scienziati senza scrupoli ci porteranno a conseguenze catastrofiche.
In realtà nessuno studio serio ha mai confermato la pericolosità degli
OGM proclamata pubblicamente dalle cosiddette forze ambientaliste, mentre sono
numerosi i vantaggi che questi prodotti possono rappresentare per l’umanità.
Ad esempio, il golden rice (una varietà di riso che contiene in abbondanza la
vitamina A la cui carenza può portare alla morte o a cecità nelle popolazioni
che si nutrono principalmente di questo alimento) potrebbe in parte risolvere i
gravi problemi degli abitanti delle regioni orientali. In verità le piante OGM
sono più resistenti alle condizioni climatiche sfavorevoli e inoltre si
difendono autonomamente dall’attacco dei parassiti riducendo in questo modo
l’uso dei pesticidi e in definitiva proteggendo l’ambiente. L’assoluta
ignoranza in materia soprattutto nel nostro Paese ha consentito il rogo (che
ricorda tragicamente i medioevali supplizi del fuoco) di cento ettari di terreno
coltivati a mais che conteneva una piccola percentuale di OGM.
Nel 1978 veniva al mondo il primo essere umano concepito in provetta. Il
fatto scatenò moltissime polemiche e la tecnica di fecondazione in vitro
dell’ovulo umano provocò discussioni molto accese sulle questioni dei
cosiddetti “bambini su misura”, dell’eugenetica (cioè il miglioramento
della popolazione umana) e degli ibridi uomo/animale. Dall’Inghilterra dove
venne prodotto un gran numero di embrioni umani da utilizzare per diverse
finalità come la ricerca sulle patologie gravi, ma anche per le cure contro la
sterilità delle donne e la contraccezione, il fenomeno si diffuse in tutto il
mondo.
La clonazione diventò oggetto di dibattito da parte dei governi dopo che
venne creata la famosa pecora Dolly generata tramite il trasferimento del nucleo
di una cellula somatica a sostituire quello presente nella cellula uovo. La
clonazione della pecora Dolly non fu il primo evento del genere, in quanto già
nel lontano 1962 nell’Università di Oxford venne trapiantato il nucleo di una
cellula di intestino di una rana adulta in un uovo di questo anfibio il cui
nucleo originale era stato rimosso. Da questa cellula uovo con un nuovo nucleo
si è sviluppato un embrione poi trasformatosi in una rana completa e sana,
geneticamente identica a quella da cui era stato estratto il nucleo cellulare.
La cellula uovo, come è noto, contiene un nucleo nel quale è presente solo la
metà del corredo cromosomico tipico della specie, mentre tutte le altre cellule
dell’individuo adulto contengono un nucleo con il corredo cromosomico
completo.
Grazie alla cosiddetta clonazione terapeutica oggi è possibile coltivare
le cellule staminali, ovvero cellule totipotenti in grado di evolvere in
qualsiasi tipo di tessuto presente nell’organismo adulto. Utilizzando queste
cellule immature per ottenere i tessuti necessari alla sostituzione degli organi
danneggiati di soggetti malati, si potranno curare tanti difetti congeniti
dell’uomo.
3. ESEMPI NEGATIVI
L’opinione
pubblica, come abbiamo accennato, ritiene solitamente che la manipolazione della
natura condurrà a risultati negativi di cui le prime avvisaglie si sono già
verificate. Un caso particolarmente
significativo a tale proposito è quello del DDT. Si tratta di un insetticida
per anni utilizzato in agricoltura e di cui successivamente venne vietato
l’uso, poiché ritenuto pericoloso per la salute. L’estrema resistenza di
questo insetticida, se da un lato ne aumentava l’efficacia, dall’altro gli
consentiva di diffondersi inalterato su grandi distanze e per un tempo molto
lungo. In conseguenza di ciò, tracce di DDT furono ad esempio rinvenute perfino
nel grasso di diversi animali polari e nel latte delle puerpere. Tuttavia, se la
messa al bando del DDT apparve in un primo momento una decisione saggia, alla
lunga emersero gravi e inattesi danni ad essa collegati. In seguito al divieto
di utilizzare DDT, infatti, in molti paesi del Terzo Mondo si è assistito a una
preoccupante recrudescenza della malaria a causa dell’aumento della
popolazione delle zanzare portatrici del plasmodio che, in precedenza, era
tenuta sotto controllo proprio dall’impiego del DDT.
Un altro esempio clamoroso è quello del talidomide, un farmaco di
sintesi introdotto originariamente come ipnotico-sedativo, consigliato a tutti:
vecchi, bambini e donne in gravidanza. All’inizio, presentato come sonnifero
prodigioso assolutamente privo di effetti collaterali, tanto che poteva essere
acquistato liberamente e senza ricetta medica, poi si rivelò pericoloso quando
alcune persone che lo assumevano denunciarono disturbi al sistema nervoso a cui
peraltro non si dette peso così che il farmaco continuò ad essere venduto fino
a quando la sua azione non fu messa in relazione con quella di una vera e
propria epidemia focomelica.
Il farmaco, se somministrato alle gestanti nei primi tre mesi di
gravidanza, si rivelò infatti fattore causale di lesioni gravi degli arti del
feto. La prima vittima nacque nel 1956 mentre il farmaco venne ritirato dal
commercio nel 1961 quando fu dimostrato, senza ombra di dubbio, che esso era
responsabile delle malformazioni del feto. Il farmaco, nella sperimentazione
animale, non aveva mostrato di avere effetti sulla salute del feto ma, in base a
successivi studi danesi, si rivelò la causa della nascita in molte nazioni di
circa diecimila bambini deformi. In conseguenza di questa scoperta, si è
assistito ad un tasso elevato di aborti e di mortalità pari a circa il 40% nei
primi anni di vita dei neonati: circostanze queste ultime tutto sommato meno
gravi delle deformazioni che alcuni individui furono costretti a portarsi dietro
per tutta la vita.
Il ginecologo australiano, che per primo segnalò la pericolosità
del farmaco e che in un primo tempo venne ritenuto un eroe, diverrà invece noto
come un falsario quando alcuni anni più tardi fu dichiarato colpevole di truffa
scientifica per aver sostenuto gli stessi effetti del talidomide di un altro
farmaco antinausea delle gestanti, ma in questo caso sulla base di esperimenti
palesemente falsificati e attribuiti a collaboratori che erano all’oscuro di
tutto.
Al
contrario, altre tecnologie inizialmente messe sotto accusa e rifiutate
dall’opinione pubblica si sono rivelate invece estremamente efficaci tanto che
il loro utilizzo è divenuto prassi universalmente consolidata. Si tratta ad
esempio della scoperta che nel 1798 fece il medico condotto scozzese Edward
Jenner (1749-1823) il quale aveva notato che una giovane contadina, stanca e
assonnata, che appoggiava il viso sul corpo della vacca mentre la stava mungendo,
aveva contratto il vaiolo ma in forma molto blanda rispetto a quelle consuete:
queste infatti lasciavano invece tracce indelebili sfigurando i volti di chi era
stato colpito dalla malattia, che non di rado era mortale. In precedenza si era
anche notato che chi aveva contratto una volta la malattia, non si ammalava più.
Quando si contraeva il vaiolo bovino e si guariva, la faccia si presentava solo
molto lievemente butterata. Il medico pensò quindi di inoculare in un bambino,
che si diceva fosse suo figlio mentre in realtà non lo era, una piccola quantità
di pus prelevato da una ragazzina che aveva contratto il vaiolo vaccino. In
realtà il dottor Jenner iniziò a sperimentare, con molta prudenza, proprio sui
membri della sua famiglia e su sé stesso.
Il
bambino di otto anni in cui fu inoculato un po’ di liquido, estratto da una
pustola su una mano di una mungitrice colpita dalla malattia, non solo non si
ammalò ma risultò immune. Il medico chiamò vaccinazione
(termine che deriva da vacca) la pratica che si diffuse rapidamente in tutta
Europa e quindi nel resto del mondo. Le vaccinazioni salvarono molti milioni di
vite in tutto il pianeta e proprio grazie ad esse, diffuse capillarmente sulla
popolazione mondiale, nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
dichiarò estinta questa malattia. E pensare che all’inizio furono in molti
(anche medici) a sostenere che non era opportuno curare l’uomo con un
preparato di origine animale e quando la vaccinazione divenne obbligatoria
furono organizzati persino dei cortei di protesta!
4. VERSO
L’INGEGNERIA GENETICA
Mentre nel luglio
del 2001, come abbiamo ricordato,
la Camera
dei Rappresentanti degli Stati Uniti bocciava la mozione che ammetteva la
clonazione umana, in Gran Bretagna si promulgava una legge che consentiva la
stessa clonazione per fini terapeutici. I ricercatori britannici venivano quindi
autorizzati a creare embrioni da cui ricavare cellule staminali. Agli scienziati
tuttavia non era consentito di impiantare gli embrioni in utero per la
riproduzione. La notizia relativa alla possibilità di ricerca sulle cellule
staminali introdotta in Inghilterra rispetto all’atteggiamento intransigente
del governo americano, portò ad una fuga di cervelli nella direzione opposta a
quella che era sempre stata, ovvero in questo caso dagli USA al Regno Unito; e
ciò, ovviamente, per beneficiare di una maggiore libertà d’azione.
Chi
si spinse oltre sull’argomento fu l’embriologo italiano Severino Antinori il
quale dichiarò di voler applicare agli esseri umani le stesse tecniche
impiegate per creare la pecora Dolly. Nato in una cittadina in provincia di
Teramo nel 1945, dopo la laurea in medicina acquisita presso l’Università “
La Sapienza
” di Roma, approfondì gli studi sulle dinamiche riproduttive e sulla fertilità
intravedendo in questa ricerca una possibilità per le coppie sterili di avere
figli. Nel 1994
Rosana Della Corte, a 63 anni, rimase incinta e fu - a tutti gli effetti - la
partoriente più anziana del mondo. Naturalmente le affermazioni dell’Antinori
di voler clonare l’uomo suscitarono indignazione in tutto il mondo e
l’ordine dei medici minacciò il ginecologo di radiarlo dall’associazione
professionale aggiungendo che il suo progetto era “uno stupro della natura che
va oltre la dignità umana”. Un quotidiano tedesco definì Antinori il
“Frankenstein italiano”.
Tuttavia,
le preoccupazioni maggiori relativamente alle ingerenze della scienza nella
natura oggi si concentrano sul Progetto del genoma umano, ossia alla
collocazione e alla sequenza dei geni e di conseguenza all’utilizzo delle
informazioni contenute in esso. L’annuncio dell’avvenuta lettura del DNA
umano è stato dato da due gruppi concorrenti: quello pubblico del progetto
Genoma venne svolto in collaborazione internazionale e per l’Italia è stato
coordinato dal premio Nobel Renato Dulbecco e quello privato del Celera Genomics
fu dato il 26 giugno del 2000 alla presenza dell’allora presidente degli Stati
Uniti Bill Clinton. Ora che tutti i geni sono stati decodificati, si tratta di
capire esattamente quale sia la loro funzione, cioè quali proteine producano e
questo lavoro, che richiederà ancora molto tempo per essere completato, ha già
prodotto i primi risultati.
La
mappa del genoma sta già rappresentando un aiuto decisivo nella ricerca e nella
identificazione di nuovi geni, delle proteine da loro prodotte e della funzione
esplicita nel funzionamento dell’organismo umano. Sono stati identificati
alcuni geni correlati a malformazioni importanti come l’ictus, la
schizofrenia, un tipo di diabete e il cancro al seno. Nel campo dello studio del
cervello e delle sue malattie vengono individuati i geni correlati ai morbi di
Parkinson e di Alzheimer ed inoltre è stata scoperta la proteina che provoca
gravi danni ai neuroni responsabili della demenza senile. Sono stati anche
scoperti alcuni farmaci derivati dallo studio del corredo genetico umano.
Gli
aspetti morali dell’intera questione sono quelli che più preoccupano, ma le
implicazioni etiche possono costituire una distrazione dai veri obiettivi della
scienza. In realtà, quando sarà completata la conoscenza della funzione di
ogni singolo gene, l’uomo avrà in mano il controllo biologico della propria
specie e quindi avrà modo di trasformare questa conquista in effetti pratici,
come terapie e diagnosi precoci. Molte malattie mortali e invalidanti quali il
cancro e l’Alzheimer potranno essere curate e l’uomo potrà vivere più a
lungo e in buona salute.
Se
l’ingegneria genetica mettesse a disposizione una tecnica per curare il
diabete, in quanti si opporrebbero? E se si trovasse il metodo di vaccinare
geneticamente un individuo contro la carie o di migliorare il patrimonio
genetico per rendere la memoria più resistente all’invecchiamento ci sarebbe
qualcosa da obiettare? È chiaro che in questo modo si arriverebbe –
tecnologie genetiche permettendo – a una progressiva manipolazione
dell’individuo, ma ciò rappresenta un fatto negativo? Queste ricerche
renderanno possibile che, gradualmente, qualche tipo di selezione artificiale
possa svilupparsi in futuro, nonostante le difficoltà tecniche ed etiche che
oggi si intravedono. E arriverà il giorno in cui l’uomo, senza cedere alle
tentazioni di decidere quali siano i programmi genetici giusti, sarà in grado
di correggere per lo meno certe conseguenze dell’interruzione della selezione
naturale da lui stesso provocata.
fine
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