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GLI UNGHERESI
Nell’estate del 1950 Enrico Fermi si trovava con alcuni colleghi a
passeggio lungo un viale di Los Alamos diretto verso il ristorante in cui tutti
insieme avrebbero pranzato. In quei giorni i giornali americani davano notizia
di notevoli avvistamenti di dischi volanti sopra i cieli degli Stati Uniti e la
conversazione verteva proprio su quell’argomento.
La storia dei dischi volanti inizia il 24 giugno del 1947 con il
racconto di uno sconosciuto uomo di affari americano il quale, al rientro da un viaggio sul suo aereo
privato, raccontò di aver visto, attraverso il finestrino, una serie di oggetti
splendenti, a forma di disco, che si spostavano nell’aria saltellando come
fossero ciottoli lanciati sull’acqua. Da quel giorno gli avvistamenti di
dischi volanti si moltiplicarono fino a che nella primavera-estate del 1950
divennero così numerosi da indurre la stampa nazionale a dedicare al fenomeno
molto spazio.
Durante il pranzo, il discorso ritornò sulla recente ondata di dischi
volanti e Fermi all’improvviso chiese: “Dove sono tutti quanti?” La
domanda del fisico italiano non era per nulla ingenua: egli infatti aveva
calcolato che, poiché l’età dell’Universo è tre volte maggiore di quella
del nostro pianeta, se girassero per lo spazio tutti gli extraterrestri di cui si
parla essi avrebbero dovuto essere stati visti già da molto tempo ed anche più
di una volta. La risposta immediata al
dubbio di Fermi venne dal fisico ungherese Leo Szilard: “Sono qui fra noi e si
fanno chiamare Ungheresi”. 1. I MARZIANI
Il più vivace di tutti era indubbiamente Leo Szilard il quale nacque a
Budapest nel 1898 e morì a
Nel 1937 Szilard si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò alla
Columbia University fino al 1942 e poi all’Università di Chicago nella quale
collaborò con Fermi allo studio di un metodo che rendesse più efficaci i
reattori nucleari. Fu tra gli scienziati che più si adoperarono per convincere
Albert Einstein a far pressione presso il Presidente degli Stati Uniti Franklin
Delano Roosevelt al fine di costruire una bomba nucleare in modo da prevenire le
ricerche dei Tedeschi in questo campo. Quando fu chiaro che le bombe atomiche
sarebbero state sganciate sul Giappone, implorò il Presidente Roosevelt affinché
evitasse di lanciarle sui centri abitati, ma non fu ascoltato. Nel dopoguerra
diventò uno dei più tenaci promotori della campagna per la pace e il disarmo;
ricevette nel 1959 insieme con Eugene Wigner il premio “Atomi per la pace”.
Gli altri scienziati di origine ungherese che pranzavano regolarmente al
tavolo con Fermi erano Eugene Wigner, Edward Teller e John von Neumann. Questi
quattro fisici erano quasi coetanei ma vi era anche un altro Ungherese che
lavorava a Los Alamos un po’ più vecchio degli altri, l’ingegnere Theodore
von Kármán.
Eugene Paul Wigner era nato a Budapest nel 1902 e morì nel
Edward Teller nacque a Budapest nel 1908 e morì a Stanford (USA) nel
2003. Studiò al Politecnico di Karlsruhe e all’Università di Monaco quindi
si trasferì a Lipsia nel cui Ateneo ottenne nel 1930 il Ph.D., da lì passò in
seguito a Göttingen come ricercatore. Dopo aver insegnato a Londra per un anno
emigrò negli Stati Uniti, dove insegnò fisica alla George Washington University
di Washington per poi trasferirsi alla Columbia University in cui rimase fino al
1942. Partecipò quindi al progetto Manhattan per la costruzione della bomba
atomica e, dopo la guerra, ricoprì svariati incarichi sia presso organismi
militari sia presso laboratori civili di ricerca. Dopo il 1950 propugnò la
costruzione della bomba all’idrogeno sostenendo una polemica rimasta famosa
con il fisico Robert Julius Oppenheimer, il direttore scientifico del progetto
Manhattan. Nel 1991 vinse il premio “lg Nobel” per la pace (una specie di
Nobel al contrario assegnato ai ricercatori autori di risultati che non
dovrebbero essere mai riprodotti) come padre della bomba all’idrogeno e primo
sostenitore delle Guerre stellari. Il “premio” gli venne assegnato con la
seguente motivazione: “Dedicò la vita al cambiamento del concetto di pace
quale era stato inteso sino ad allora”.
Theodore von Kármán era il più anziano dei cinque essendo nato nel
1881. Studioso di aeronautica compì importanti ricerche sulla turbolenza
scoprendo che, se un corpo viene investito da una corrente d’aria, a monte di
esso si forma una serie di vibrazioni la cui frequenza dipende dalla velocità
del vento e dalle dimensioni e forma del corpo stesso. Nel 1929 fu mandato dal
fisico Robert Andrews Millikan a dirigere il Guggenheim Aeronautical Laboratory
dove si dedicò alla missilistica realizzando il primo razzo sonda spaziale:
proprio per queste competenze fu chiamato a Los Alamos. Morì ad Aquisgrana nel
1963.
Il più “marziano” di tutti fu però il matematico, fisico e
tecnologo John von Neumann nato a Budapest nel 1903 e morto a
Washington nel 1957. Studiò ingegneria chimica dapprima a Budapest, poi
all’Università di Berlino e al Politecnico di Zurigo dove ottenne la laurea
nel 1925. Successivamente si laureò anche in matematica a Budapest ma subito
dopo lasciò la patria in seguito alla politica antisemita (era figlio di un
banchiere ebreo) del già ricordato ammiraglio Horthy. Fu uno dei matematici più
eccezionali del XX secolo e la sua attività spaziò in numerosi settori della
ricerca scientifica: dalla meccanica quantistica alla tecnologia e
all’economia. Il suo nome è legato soprattutto alla creazione della teoria
dei giochi che applicò all’economia e ad altri ambiti dell’organizzazione
sociale e politica dello Stato. Negli ultimi anni della sua attività
scientifica collaborò alla progettazione del calcolatore MANIAC di cui Fermi
consigliò l’uso quando poco prima di morire visitò l’Università Normale
di Pisa. Sviluppò infine una “teoria degli automi”: macchinari che
sarebbero stati in grado di autoriprodursi qualora avessero avuto a disposizione
il materiale necessario.
Un altro fisico che nacque a Budapest in quel periodo, anche
se non lavorò a Los Alamos, fu Dennis Gabor (1900-1979) considerato
il padre della olografia, la tecnica che consente la registrazione non solo
dell’ampiezza ma anche della fase dell’onda luminosa riflessa da un oggetto.
La sua idea risale al 1947 ma solo tredici anni più tardi, con la tecnica dei
laser, furono disponibili le prime sorgenti luminose necessarie per registrare
gli ologrammi. In realtà Gabor si era soprattutto occupato del perfezionamento
del microscopio elettronico e, proprio durante queste ricerche, pervenne
all’idea degli ologrammi. Nel 1971 gli è stato conferito il premio Nobel per
la fisica. 2. LO SBARCO DEI MARZIANI
La prima di esse era la natura errabonda di quegli individui che più
tardi si tradusse nel nomadismo degli zingari ungheresi. La seconda
caratteristica era la lingua assolutamente originale che è parlata solo dai
dieci milioni degli abitanti di quella regione e da nessuna altra parte del
mondo tanto che rappresentò un grave ostacolo nella comunicazione con gli
stranieri soprattutto in campo commerciale e scientifico. L’Accademia delle
scienze, ad esempio, contribuì a superare il problema fondando nel 1883 la
rivista in lingua tedesca «Mathematische und Naturwissenschaftliche Berichte
aus Ungarn» (Informazioni dall’Ungheria di Matematica e Scienze Naturali).
La terza caratteristica, ben rappresentata a Los Alamos, consisteva nel
fatto che gli Ungheresi formavano un gruppo formidabile di intelletti. Il più
brillante del gruppo, come abbiamo detto, era senza dubbio John von Neumann. Lui
e Fermi ogni tanto si mettevano ciascuno di fronte ad una lavagna a risolvere
problemi di idrodinamica facendo a gara a chi arrivava prima a dare la
soluzione. Von Neumann era indubbiamente un matematico dalle capacità
eccezionali e sarebbe stato interessante vederlo competere nel calcolo mnemonico
con Majorana il quale però a quel tempo era già sparito nel nulla.
Egli era diventato famoso anche per la capacità di assumere grandi
quantità di alcol quando partecipava a feste e ciò apparentemente senza
risentirne, a parte i frequenti incidenti automobilistici in cui incorreva
quando si rimetteva in macchina per tornare a casa: la cosa sorprendente era
comunque il fatto che da quegli incidenti usciva sempre senza un graffio. Forse
l’alcol non c’entrava: egli era semplicemente un cattivo guidatore.
Quella di essere dedito all’alcol era solo una delle tante calunnie che
giravano sul suo conto: correva anche voce che fosse stato animato da una
sfrenata attrazione per il potere e ossessionato dal sesso. In realtà, di tutte
le maldicenze che i detrattori raccontavano sul suo conto, nessuna trovò
conferma nei fatti: le malignità erano dettate unicamente da moventi di ostilità
politica per il fatto che condivise con forza le scelte del governo americano in
campo militare. Difese ad esempio la legittimità dei rischi dei test nucleari e
si oppose alla necessità di inviare un rapporto all’ONU per denunciare i
pericoli per la salute dei cittadini connessi alla pioggia radioattiva
conseguente all’esplosione di ordigni nucleari considerando quell’atto
contrario agli interessi degli Stati Uniti.
Aveva la nomea di essere infallibile, tuttavia anch’egli
commise un errore: pensava che il computer sarebbe rimasto sempre un apparecchio
di grandi dimensioni utile soltanto per progettare bombe termonucleari e
monitorare il tempo atmosferico. Non riuscì infatti a prevedere che quella
macchina un giorno sarebbe stata presente in tutti gli uffici del mondo e in
molte case di semplici cittadini.
Morì a soli 54 anni in seguito ad un tumore alle ossa che lo costrinse
su una carrozzella nell’ultimo anno di vita. Si insinuò anche che il famoso
film Il dottor Stranamore interpretato
da Peter Sellers, in cui il protagonista, costretto su una sedia a rotelle, era uno
scienziato pazzo ossessionato dal desiderio di scatenare ad ogni costo un
conflitto nucleare, raccontasse in realtà la vita di von Neumann cioè quella di
un personaggio animato da un bellicismo estremista. |
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