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L'INQUINAMENTO LUMINOSO 1. PIÙ LUCE AL SUOLO E PIÙ STELLE IN CIELO
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative per sensibilizzare
la popolazione sull’inquinamento luminoso ed è questo un argomento che ha sempre avuto
scarso rilievo sui mass-media e che gli stessi ambientalisti, per lungo tempo,
hanno ignorato. Certo, vi sono molte questioni più importanti e urgenti di cui
i cittadini hanno diritto di essere informati, tuttavia anche quello relativo
all’irrazionale proliferare di lampioni e fari di ogni genere il più delle
volte eccessivi e mal diretti è un problema che deve essere affrontato con
serietà e tempestività perché riguarda aspetti di non secondaria importanza
inerenti all'economia, all'ecologia nonché alla sicurezza dei cittadini.
Le nostre città, di notte, proiettano verso la volta celeste tanta di
quella luce che ormai è diventato quasi impossibile distinguere, dal
marciapiede o dalla finestra di casa, se il cielo sia nuvoloso o sereno.
Naturalmente i primi a notare e a denunciare il fenomeno sono stati gli
astronomi, cioè coloro i quali, per mestiere, guardano il cielo. Ma il problema
non riguarda solo gli addetti ai lavori i quali, tutto sommato, potrebbero anche
fare a meno del cielo pulito nelle città: attualmente infatti la ricerca si fa
in gran parte dallo spazio o tutt’al più da siti speciali ubicati in regioni
lontanissime, protette da misure di salvaguardia, come sono ad esempio le isole
dell’arcipelago atlantico delle Canarie o la catena andina. I grandi strumenti
collocati in quelle località operano con rilevazioni automatiche grazie al
cosiddetto “controllo remoto”, sicché raramente gli astronomi devono passare
la notte con l’occhio accostato al telescopio, come succedeva un tempo: oggi
lo studio delle immagini viene effettuato a tavolino a migliaia di kilometri di
distanza dai luoghi di registrazione.
L’inquinamento luminoso riguarda quindi soprattutto la gente comune
perché il cielo è di tutti (come il mare o le montagne) e quindi ognuno di noi
ha il diritto di godere di uno spettacolo naturale che rappresenta uno dei beni
più preziosi (forse il maggiore) che la natura ci offre. Quando ci si trova di
notte in montagna, o in un piccolo paese di campagna (in genere poco
illuminato), viene quasi spontaneo levare gli occhi al cielo e mettersi ad
ammirare il firmamento. Allora si rimane affascinati e quasi increduli di fronte
allo scintillio di centinaia di stelle di cui si era dimenticata l'esistenza
quasi fossero passati mille anni dai tempi in cui lo stesso spettacolo si poteva
ammirare anche nelle città. Alcuni approfittano dell'occasione per individuare le
costellazioni più note (ad esempio Orione) o le stelle più luminose (ad
esempio Sirio o
Qual è il motivo per cui si vedono stelle e pianeti? Sembra banale ma i
corpi celesti si vedono perché sono punti luminosi contro un cielo scuro: se si
illumina il cielo molti di questi punti non sono più visibili. Le stelle stanno
sopra le nostre teste anche di giorno ma non sono visibili perché meno luminose
del cielo rischiarato dal Sole: solo una supernova sarebbe visibile anche di
giorno, ma ormai sono secoli che non appaiono più stelle di questo tipo. In
alcuni casi il cielo sopra le città è talmente illuminato che rimangono visibili
solo alcune stelle di prima e seconda grandezza, cioè non più di una decina
invece delle quasi duemila che si potrebbero vedere. 2. INQUINAMENTO LUMINOSO È ANCHE SPRECO
La quantità di luce sprecata in quanto non diretta dove
effettivamente serve appare evidente quando si viaggia in aereo. In prossimità
dell’atterraggio, guardando verso il basso attraverso il finestrino balza agli
occhi lo sconfinato scintillare di un agglomerato urbano o la catena di luci
multicolori di una fascia costiera. Questo scenario è sintomo di un problema il
cui costo in termini economici, ambientali e culturali è stato compreso solo in
tempi recenti: se dall’aereo si vede tanta luce è perché i lampioni e i fari
non si limitano ad investire le aree da illuminare ma disperdono la luce nelle
direzioni più disparate, anche verso l’alto.
Esistono dei parametri (o grandezze fisiche) rispettando i quali gli
impianti di illuminazione garantirebbero adeguate condizioni di visione e in tal modo
ridurrebbero l’apprensione degli automobilisti per l’abbagliamento causato
da un faro mal diretto o l’insicurezza dovuta ad un’improvvisa
scarsa illuminazione. Questi parametri sono quattro: due caratterizzano
essenzialmente la sorgente luminosa e due le superfici illuminate.
Il primo di essi è il cosiddetto flusso
luminoso che si misura in lumen (simbolo lm) e definisce quanta luce viene
emessa da una sorgente. Esso in pratica rappresenta la quantità di luce che
desideriamo ottenere quando compriamo una lampadina e di conseguenza quanto
pagheremo di consumo elettrico durante l’uso. Il valore di questa grandezza
normalmente è riportato sulla confezione: per esempio la lampada a filamento
incandescente da 40 watt (potenza elettrica assorbita, simbolo W) emette circa
500 lm. Se volessimo aumentare il flusso luminoso dovremmo acquistare una
lampadina con maggiore potenza assorbita: per esempio una da 100 W emette circa
1400 lm. Se poi desiderassimo una lampadina con efficienza luminosa (rapporto
fra il flusso luminoso emesso e la potenza elettrica assorbita) maggiore ne
sceglieremmo una fluorescente compatta. Si tratta di una lampada a scarica entro
una miscela di gas particolari che provoca l’emissione di radiazioni nella
zona dell’ultravioletto e pertanto invisibili, le quali però, colpendo un
sottile strato di sostanze fluorescenti depositate sulla superficie interna del
bulbo, generano l’emissione di radiazioni visibili. Queste lampade (dette ad
alta resa e basso consumo) sono le più efficienti, in quanto ad esempio
assorbono solo 9 W per produrre un flusso luminoso equivalente a quello di una
lampadina ad incandescenza di 40 W: il loro prezzo però è un po’ maggiore di
quello delle comuni lampadine a incandescenza; in compenso esse durano più a lungo.
Le lampade con efficienza luminosa maggiore in assoluto sono quelle a
“vapori di sodio a bassa pressione”: con soli 40 W si ottengono più di 7000
lm, ma la luce emessa è gialla. Naturalmente questa luce non è adatta per
illuminare ad esempio un campo di calcio dove si ravvisa l’esigenza da parte
dei giocatori di un’ottima percezione dei colori: è necessario in quel caso
utilizzare lampade a vapori di mercurio, la cui luce è bianca (in realtà
verdolina). Naturalmente una lampada che diffonde luce gialla non va bene
nemmeno per illuminare il tavolo da lavoro dove la lampadina più adatta è
quella a filamento incandescente, perché la luce prodotta è la più affine a
quella solare. Le lampade a vapori di sodio a bassa pressione sono invece le più
adeguate per l’illuminazione stradale perché sono le più efficienti e le
meno costose ma soprattutto perché sono le più convenienti da un punto di
vista energetico. Naturalmente queste lampade poste in mezzo alla strada o nei
parcheggi devono essere opportunamente schermate, in modo che la luce prodotta
vada a cadere nel punto che deve essere illuminato e non altrove. La luce gialla
non consente di riconoscere i colori (la qual cosa in mezzo alla strada non è
poi così importante) mentre permette di distinguere bene le forme.
L’altro parametro che caratterizza la sorgente luminosa è l’intensità
luminosa. Essa si misura in candele (simbolo cd) ed indica quanto flusso
luminoso è concentrato in una data direzione. La conoscenza di questo valore è
molto importante nella scelta degli apparecchi per l’illuminazione stradale, in
quanto la luce che non illumina direttamente il suolo è inutile. Una lampada da
40 W che irradiasse in modo uniforme in tutte le direzioni avrebbe una intensità
di circa 30 cd. Utilizzando invece un riflettore che concentrasse tutta la luce in
un angolo di 30° (come avviene normalmente su di un tavolo da lavoro) otterremmo
una intensità superiore a 500 cd.
Analizziamo ora le due grandezze che riguardano le superfici illuminate.
La prima è l’illuminamento che si misura in lux (simbolo lx) ed indica quanta
luce cada su di una superficie. Maggiore è l’intensità luminosa della sorgente
nella direzione della superficie illuminata, maggiore sarà l’illuminamento.
Con la luna piena l’illuminamento è di circa 0,5 lx, una strada illuminata
raggiunge al massimo 20 lx. Sul tavolo di lavoro vi dovrebbero essere non meno
di 500 lx mentre in una spiaggia assolata si superano i 100.000 lx, che si
riducono a circa 20.000 lx nel caso di cielo coperto.
Infine la luminanza si misura in candele al metro quadrato (in simboli cd/m²)
ed è la grandezza che meglio caratterizza ciò che effettivamente vediamo. Se
sulla scrivania illuminata da una lampadina si accosta un foglio nero ed uno
bianco l’illuminamento dei due sarà lo stesso ma la luminanza del secondo sarà
20 volte maggiore. Per questo motivo negli impianti di illuminazione stradale le
normative impongono dei valori minimi di luminanza. All’imbocco di una
galleria l’asfalto chiaro e le pareti dipinte di bianco lungo tutto il
percorso servono proprio per garantire una migliore visibilità agli automobilisti.
Tutti noi abbiamo sperimentato che quando il manto stradale è coperto di
neve tutto l’ambiente appare più luminoso. 3. I PRIMI PROVVEDIMENTI
Oggi sono ben tredici le regioni italiane che si sono date proprie
norme e regolamenti ma fra queste non vi è il Friuli-Venezia Giulia, la regione
che comprende la città in cui risiedo. Le nuove norme regionali hanno costretto
le fabbriche ad adeguare la produzione di lampade per l’illuminazione pubblica
lasciando nei magazzini le vecchie. Alcune amministrazioni ad esempio quella di
Gorizia, ha utilizzato la carenza legislativa locale per sostituire i vecchi
lampioni a globo situati nella strada del centro con altrettanti dello
stesso tipo proibiti in tutte le regioni in cui vigono le nuove leggi
sull’antinquinamento. Le vecchie lampade che fra l’altro erano anche
sporche, diffondevano luce prodotta da vapori di mercurio, in buona parte di lato,
e verso l’alto, cioè dove non serviva. Le nuove lampade diffondono luce gialla
prodotta da scarica elettrica in vapori di sodio a bassa pressione e questo
rappresenta un aspetto positivo della sostituzione delle vecchie lampade con le
nuove. Un altro vantaggio potrebbe essere stato il costo delle lampade cedute
presumibilmente ad un prezzo “di favore” visto che nessuno le voleva; per il
resto tutto è come prima. Oggi, dopo quattro anni dalla nuova installazione le
lampade sono di nuovo sporche per il depositarsi di polvere e fuliggine
all’interno e all’esterno dei globi nella parte bassa, cioè proprio in quella
zona da cui dovrebbe irraggiarsi la luce che illumina la strada e il marciapiede
adiacente. Si può calcolare che almeno il 20% della luce prodotta dalle
lampade della nostra città viene dispersa verso l’alto; così ogni anno si
sprecano circa 100.000 euro di energia elettrica mentre, sostituendo i lampioni obsoleti
con lampade ad alto rendimento e dotate di un’adeguata schermatura, il
risparmio energetico sarebbe tale da ammortizzare in breve tempo i costi dell'impianto
di nuove strutture.
L’inquinamento luminoso colpisce tutti i cittadini anche
indirettamente perché ad esempio produce gravi danni agli Osservatori
astronomici dove gli astronomi professionisti sono costretti a limitare
l’impiego di strumenti costati alla comunità decine di miliardi di
lire. Applicando uno spettrografo (strumento che permette di osservare lo
spettro di una sorgente luminosa) a un telescopio si può misurare la quantità
di luce nelle sue componenti a lunghezze d’onda differenti. Lo spettro, in
ottica, è il risultato della scomposizione della luce nei diversi colori
corrispondenti a lunghezze d’onda diverse. Attraverso l’esame dello spettro
della luce emessa da un oggetto celeste si studiano numerose caratteristiche
dell’oggetto stesso, per esempio la sua composizione, la temperatura, la
presenza di campi magnetici, ecc. Ma se negli spettri degli oggetti celesti
compaiono le righe dei vapori del mercurio, degli ioduri metallici, del sodio o
di altri gas presenti nelle lampade per illuminazione cittadine la rilevazione
appare inquinata e perde di valore. Le meno inquinanti dal punto di vista
astronomico sono le lampade a vapori di sodio a bassa pressione il cui spettro
è limitato ad un doppietto giallo che può essere facilmente filtrato.
Ma l’inquinamento luminoso produce il peggior danno alla comunità degli
astrofili e alle decine di piccoli Osservatori astronomici pubblici attrezzati per
consentire a scolaresche, gruppi o singoli cittadini di poter osservare il cielo
con la guida di esperti.
La luce è stata istintivamente considerata un fattore di progresso e di
sicurezza e il suo espandersi senza limiti e senza confini qualcosa di gradevole
e di allegro: ne è scaturita una cultura della “luminaria” come indice di festosità, di
agiatezza e persino di sicurezza che va rovesciata perché quasi sempre indice
di spreco. Si era arrivati al punto di proporre di illuminare la cime
dell’Etna e del Vesuvio con intenti turistici e spettacolari. In passato si
era addirittura suggerito di sopprimere la notte con grandi specchi collocati
nello spazio per catturare e riflettere i raggi del Sole. Con il che si sarebbe
procurato non solo un danno irreparabile allo studio del cosmo ma si sarebbe
anche abolito un intervallo di respiro e di riposo per il genere umano e
per tutte le altre creature viventi, comprese le piante. Per fortuna il progetto
è stato immediatamente scartato.
Cadute queste velleità assurde resta la realtà di
un’illuminazione eccessiva e soprattutto mal collocata e prolungata nelle ore
notturne al di là di ogni necessità. Negli ultimi tempi l’illuminazione
pubblica è raddoppiata ogni dieci anni, sicuramente oltre le reali esigenze
della vita civile. Quello che si chiede da parte degli ambientalisti e delle
persone sensibili al problema è semplicemente una illuminazione razionale che
consiste ad esempio nell’abbassare quei coni di luce diretti verso il cielo e
nel fermare i raggi rotanti delle discoteche e dei casinò: il cielo e
l’ambiente valgono molto di più di queste inutili esibizioni luminose.
Per fare un esempio di illuminazione saggia basta citare la città di
Frosinone, dove sono in stato di avanzata applicazione le norme legislative
contro l’inquinamento luminoso della Regione Lazio. Dall’alto la città
appare più buia di altre minori ma le strade sono illuminate meglio: non sono
aumentati né i reati né gli incidenti stradali, tanto che gli abituali utenti
della strada, come gli autisti dei mezzi pubblici si sono dimostrati riconoscenti con l'amministrazione
comunale per il notevole miglioramento della visibilità a
terra e la facilitazione dell’osservazione notturna.
Qualche cosa di importante da questo punto di vista possono fare anche i
singoli cittadini. Se ogni famiglia italiana rimpiazzasse soltanto due lampadine
ad alto consumo energetico con lampadine ad alta resa già si risparmierebbero 3
miliardi di kilowattora all’anno e si eviterebbe di immettere nell’atmosfera
due milioni e mezzo di tonnellate di anidride carbonica, il gas che più
contribuisce all’effetto serra. |
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