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PLACEBO
Il termine “placebo” deriva dal latino e significa letteralmente
“piacerò”. In campo medico viene chiamato “effetto placebo”, una
suggestione provocata da un finto farmaco privo di ogni proprietà terapeutica
che viene somministrato unicamente per generare piacere al paziente. In passato
si era notato che quando la persona cui veniva somministrato un farmaco ne
conosceva gli effetti, questi potevano comparire anche quando al malato era
stato dato un placebo invece che il farmaco vero e proprio. Oggi i medici a
volte prescrivono sostanze innocue ben sapendo che i pazienti, confidando nel
potere terapeutico della medicina che assumono, noteranno comunque dei
miglioramenti del loro stato di salute. Lo stesso effetto può essere generato
da un guaritore in cui si ha fiducia: in tal caso si tratta evidentemente di una
procedura che può dare sollievo psicologico al malato. 1. EFFETTO PLACEBO
Nonostante il mal di schiena perdurasse, sapevo di non avere una malattia
seria, quindi ero fiducioso del fatto che prima o poi il dolore sarebbe
scomparso. Quando, tornato a casa, raccontavo la mia disavventura agli amici,
alcuni di loro mi informavano di avere sofferto essi stessi un dolore simile al
mio, dal quale erano guariti dopo molto tempo e si dimostravano ottimisti nei
miei confronti consigliandomi alcuni esercizi fisici. Dopo aver praticato gli
esercizi che mi erano stati suggeriti, mi sentivo effettivamente un po’ meglio
e solo il fatto di chiedere e ricevere consigli dagli amici mi faceva sentire
fiducioso. L’essere meno afflitto e più speranzoso aveva creato in me una
situazione che avrebbe accelerato la guarigione, la quale tuttavia si realizzò
completamente solo dopo oltre sei mesi. Questi benefici sono chiamati, spesso in
modo derisorio, effetto placebo.
Quindi non sempre l’effetto placebo è dovuto ad un farmaco composto
solo da eccipienti senza principio attivo, ovvero ad una pillola virtuale. A
volte, come nel mio caso, l’effetto placebo consiste in una procedura, quindi
in una cura o in un guaritore in cui si ha fiducia. L’effetto placebo – a
detta di alcuni medici – è molto potente. Si è notato ad esempio che su un
significativo campione di persone affette da varie patologie quali asma,
ipertensione, tosse e dolori di varia natura, sostituendo con dei placebo molti
dei medicinali in uso e alcuni interventi terapeutici tradizionali, oltre la metà
dei pazienti sottoposti a questi falsi trattamenti dichiarava di sentirsi
meglio.
A questo proposito è istruttivo un falso intervento chirurgico che venne
eseguito alcuni anni fa negli Stati Uniti. La cura dell’angina
pictoris (un dolore al petto provocato da un insufficiente afflusso di
sangue al cuore) veniva normalmente effettuata sottoponendo il paziente ad un
intervento chirurgico che consisteva nella legatura di alcune arterie. In un
ospedale del Kansas un gruppo di 13 pazienti venne sottoposto ad intervento
chirurgico riscontrando in tre quarti di esso un effettivo miglioramento dello
stato di salute. La cosa sorprendente tuttavia riguardò 5 pazienti i quali vennero
sottoposti ad un falso intervento che era consistito nell’incisione del
torace, con successiva ricucitura della ferita, senza però che fosse stato
operato alcun intervento interno. Ebbene tutti e 5 i pazienti che erano stati
sottoposti al falso intervento chirurgico ebbero lo stesso un miglioramento.
2. I PLACEBO DEL PASSATO
Non solo, ma oggi possiamo sostenere con cognizione di causa che tutta la
storia della medicina è stata in larga misura la storia dell’effetto placebo
e solo occasionalmente qualcosa di utile veniva introdotto nella pratica medica,
come ad esempio l’assunzione di frutta e verdura fresca (o conservata in
aceto) nella cura dello scorbuto, una malattia causata dalla mancanza di
vitamina C. Quasi per caso si era scoperto che era possibile prevenire lo
scorbuto mediante la somministrazione di agrumi o crauti. Dopo i risultati
positivi di questo rimedio naturale, i marinai della flotta britannica vennero
obbligati a mangiare un limone (in inglese lime)
al giorno come prevenzione della malattia. Per tale motivo i marinai inglesi
ancora oggi a volte vengono chiamati “limey”.
Molte sono state in passato le sostanze utilizzate come rimedi verso le
più svariate patologie. Fra queste sostanze vi era il sangue di animali diversi
raccomandato come medicina per la cura ad esempio dei calcoli renali,
dell’epilessia e dell’emorragia. Ma venivano utilizzati come farmaci anche
gli escrementi, l’orina, le polveri di pietre preziose e persino i corni di
unicorno che in realtà erano resti fossili di balenottere, molto costosi anche
perché molto rari. Quali fossero gli effetti di queste sostanze sulla salute
umana è facile immaginare. Anche le erbe con effetto curativo erano in realtà
pochissime mentre la maggior parte di esse erano dei semplici placebo che
agivano sulla fiducia del paziente.
Nella medicina del passato era anche molto diffusa la pratica della
catarsi (dal greco kátharsis
“purificazione”) che consisteva nell’estrarre il male dal corpo attraverso
esorcismi, pratiche magiche, o ancor peggio purghe e salassi i quali spesso,
invece che curare, peggioravano le condizioni del malato. Gli storici della
medicina possono trarci in errore quando parlano di abili e sapienti medici dei
tempi andati. Un medico del 1500 affermava con convinzione: “Io li curo, Dio
li guarisce.” Solo dalla seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del
Novecento, grazie a farmaci efficaci, si sono ottenuti importanti successi
contro malattie come la malaria, la sifilide, la tubercolosi e il colera
sollevando progressivamente l’Onnipotente dall’incombenza. Non della
saggezza degli antichi, ma della loro ignoranza si dovrebbe parlare.
Come facciamo a sapere se l’effetto di un farmaco è dovuto alla sua
reale azione farmacologica o non piuttosto all’effetto placebo? Lo si può
stabilire con il cosiddetto “cieco semplice” (single-blind
control procedure) che consiste nell’eliminare ogni possibile fonte di
informazione sul soggetto esaminato. Si prendono quindi in considerazione due
gruppi omogenei di pazienti: ad un gruppo viene somministrato un farmaco e
contemporaneamente al secondo gruppo viene somministrato, con identiche modalità,
un placebo. Poi, a distanza di tempo, i pazienti (che non sanno a chi è stato
somministrato il farmaco e a chi il placebo) vengono esaminati dai medici per
vedere se vi sono differenze fra le condizioni di salute dei due gruppi
sottoposti all’esperimento.
Questa procedura si è però dimostrata insufficiente perché si è
potuto constatare che i risultati a volte erano falsati dal bagaglio culturale e
di informazioni in possesso degli stessi sperimentatori. Le aspettative, i
preconcetti o le semplici conoscenze acquisite nella professione possono a volte
condurre gli studiosi a fraintendere i dati osservati. Per questo motivo,
occorreva che neppure i medici, nel caso di sperimentazione clinica, dovessero conoscere la natura della terapia somministrata. In questo caso la
procedura viene chiamata “doppio cieco” (double-blind
control procedure) poiché sia i pazienti che i medici ignorano informazioni
importanti che potrebbero influenzare in modo determinante i risultati
dell’esperimento. Questa è l’unica procedura che garantisce risultati
sicuri e solo i farmaci e le terapie che la superano possono essere definiti
efficaci.
L’uso dei placebo, al posto di farmaci sperimentati, solleva però anche
problemi etici e non poteva essere diversamente. Il placebo, come abbiamo visto,
è una sostanza farmacologicamente inerte come potrebbe essere ad esempio una
soluzione di acqua distillata, glucosio, chinino o qualsiasi altra sostanza
innocua che conferisca un sapore simile a quello del farmaco già sperimentato
dal malato, qualora l’assunzione sia orale. Se il farmaco è colorato il
placebo deve avere il suo stesso colore. In ogni caso, è bene chiarirlo, il
placebo non ha alcun effetto sulle malattie più serie e dolorose. Ci sono cure
e farmaci collaudati ed efficaci a disposizione del malato per risolvere nel
migliore dei modi i suoi problemi di salute ed è un errore molto grave
sostituirli con finti farmaci privi di qualsiasi effetto terapeutico.
Per concludere, vediamo in cosa consiste esattamente l’effetto placebo.
Normalmente questi falsi farmaci vengono descritti come agenti inattivi perché
privi di potere terapeutico, ma in realtà sono attivi e spesso sono anche molto
efficaci nel produrre risposte benefiche. Spesso si dice anche che i placebo non
sono specifici perché producono effetti in molteplici malattie e anche perché
non si sa esattamente come agiscano. Da entrambi questi punti di vista, i placebo
non sono molto diversi da alcune medicine valide e riconosciute dalla
farmacologia ufficiale, come ad esempio l’aspirina e numerosi tranquillanti.
Abbiamo visto che è importante condurre l’esperimento in modo
che il paziente non si renda conto quando gli viene somministrato placebo e
quando il farmaco in esperimento, ma siamo sicuri che il malato non si accorga
che gli vengono prescritte delle false pillole? A tale proposito nell’ambiente
medico si racconta di una conversazione fra medico e paziente che sicuramente
non è vera ma che rende bene l’idea della scarsa fiducia che il malato ha
talvolta del medico e della medicina in generale. Il paziente: “Dottore, perché
mi ha cambiato le pillole?” “Che cosa glielo fa pensare?” fu la risposta
prudente del medico. “Beh, il fatto che la settimana scorsa quando le buttavo
nel water galleggiavano, mentre queste ultime vanno a fondo”. |
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