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OSSERVAZIONI
ED ESPERIMENTI
La chimica, come le altre scienze sperimentali, si fonda principalmente
sull’osservazione e sulla sperimentazione. Queste attività consentono di
ottenere tutta una serie di informazioni sui fenomeni naturali dai quali,
attraverso interpretazioni razionali, si possono ricavare conoscenze più
generali. Al fine di sviluppare il senso di osservazione dello studente vogliamo
proporre in questa sede un semplice esempio riferito ad un fenomeno di grande
interesse per i chimici: la combustione.
Una candela rappresenterà l’oggetto della nostra ricerca. Iniziamo
allora con qualche osservazione preliminare e la misurazione di alcuni parametri
fisici senza pretendere per essi una inutile precisione assoluta. Si può ad
esempio osservare che la candela che abbiamo sotto gli occhi è di forma
cilindrica con un diametro di circa 1,5 cm
e una lunghezza di circa 8 cm. Essa è fatta di un solido bianco e traslucido di odore poco pronunciato e
privo di sapore. La candela può essere scalfita con un’unghia e presenta uno
stoppino che corre lungo l’asse centrale da cima a fondo. Lo stoppino, un
intreccio di fili di fibra, sporge per circa un centimetro oltre la cima della
candela.
Questa si accende tenendo una fiamma per qualche secondo vicino allo
stoppino e una volta accesa, si può togliere la fiamma che è servita per
l’innesco e la candela continuerà ad ardere da sola. Si può notare allora
che la candela brucia senza emettere alcun suono anche se ogni tanto si sente
uno scoppiettio. Essa, mentre brucia, rimane fredda al tatto, ma entro un
centimetro dalla punta è calda, anche se non scotta ed in quel punto è
abbastanza molle perché la si possa foggiare con facilità. Si può anche
notare che sotto l’azione di una corrente d’aria la fiamma ondeggia e
contemporaneamente diventa molto fumosa; in assenza di correnti d’aria invece
la fiamma ha una forma caratteristica a punta di lancia, che tuttavia non è mai
completamente immobile.
Osservando con attenzione ed avvicinandosi fin quanto è possibile alla
fiamma, si nota che essa inizia a un quarto di centimetro dalla punta. Si nota
inoltre che la fiamma alla base è azzurra mentre vicino allo stoppino è scura.
La forma della zona scura è conica, larga mezzo centimetro e si allunga per un
centimetro oltre la punta dello stoppino. Intorno alla parte centrale della
fiamma vi è una zona di luce gialla, viva ma non accecante che si estende per
un centimetro sopra la zona scura. Ai lati il contorno della fiamma è ben
definito mentre la cima è piuttosto irregolare.
Dalla base della fiamma, fino alla propria estremità, lo stoppino è
nero ed ha l’apparenza di essere bruciacchiato. Solo la punta estrema è
incandescente. A mezzo centimetro dall’estremità lo stoppino è ripiegato su
sé stesso. Mentre si accorcia la candela si accorcia anche lo stoppino, ma il
tratto emergente rimane sempre della stessa lunghezza.
La fiamma emana calore. Tenendo un dito a mezzo centimetro dal fuoco, il
calore diventa insopportabile entro una decina di secondi. C’è più calore
sopra la fiamma. In cima la candela è liquida e il liquido ristagna in una
fossetta regolare. Soffiando leggermente sulla fiamma questa si piega e la
parete della concavità può fondere. Il liquido allora cola lungo il fianco
della candela ma poi solidifica e diventa freddo. Il liquido è più caldo della
parte solida della candela. Si può notare anche come esso salga lungo lo
stoppino fino a dove comincia la fiamma. Inclinando la candela si vede che la
fiamma si dirige sempre verso l’alto.
Qui terminano le osservazioni che come si sarà notato non si sono
succedute in ordine di importanza (ad esempio è stata data la stessa importanza
al suono, alla luce e al sapore). Inoltre non sono state fatte interpretazioni
sulle osservazioni e non si è mai risposto ai perché che si sono presentati
nel corso della medesima.
Passiamo ora a qualche facile esperimento. Iniziamo con il fare aderire
sul fondo di un becker un pezzo di carta da filtro imbevuto di una soluzione di
cloruro di cobalto lasciata poi seccare. Il cloruro di cobalto, CoCl2
è azzurro se anidro, rosa se idrato. Questa è una caratteristica comune a
tutti i sali cobaltosi che, come è noto, servono quali indicatori della
presenza di umidità nell’aria. Capovolto quindi il becker sulla candela
accesa, dopo qualche minuto si nota che la carta da filtro diventa rosa, il che
dimostra che la combustione della candela sviluppa umidità. Se il nostro
recipiente, preparato come in precedenza, anziché sulla candela fosse stato
capovolto su un fornello elettrico, non si sarebbe notato alcun cambiamento di
colore.
Fissiamo ora una candela accesa ad un supporto e capovolgiamoci sopra un
recipiente di vetro della capacità di un litro: cronometriamo quindi il tempo
che occorre perché la candela si spenga. Riaccendiamo ora la candela e
ripetiamo l’operazione usando un recipiente della capacità di mezzo litro.
Qual è il tempo che viene cronometrato in questo secondo esperimento per
ottenere lo stesso risultato di prima? Perché in un recipiente chiuso la
candela si spegne?
Possiamo trovare la risposta impostando un nuovo esperimento. Allo scopo
sistemiamo la nostra candela accesa all’interno di un becker riempito di acqua
per due terzi del suo volume. Capovolgiamo ora su di esso una beuta nel modo
mostrato in figura. Si noterà che prima che la candela si spenga l’acqua sarà
salita all’interno della beuta fino ad occupare circa un quinto del volume
dell’aria presente all’inizio dell’esperimento. Dove è andata a finire
l’aria che manca?
Accendiamo ora la candela e lasciamola bruciare per qualche secondo.
Accendiamo quindi un fiammifero e teniamolo in mano mentre spegnamo la candela
con un soffio energico. Avviciniamo ora il fiammifero acceso a circa
Prendiamo ora un tubicino di vetro della lunghezza di circa
Sistemiamo ora una piccola lastra di alluminio intorno
allo stoppino, sotto la base della fiamma e sopra la cera fusa, come è
rappresentato in figura. Aspettiamo qualche secondo e si noterà il verificarsi
dello stesso risultato che si ottiene ponendo, mediante un contagocce alcune
gocce di acqua sul liquido raccolto nell’incavo superiore della candela.
Oltre alla candela quali altri combustibili conosce lo studente? Alcol e
benzina ad esempio bruciano perché sono fatti di composti chimici simili a
quelli presenti nella candela? Il legno e la carta sono fatti anch’essi dello
stesso materiale? Proviamo infine a verificare se una sostanza come lo zucchero,
che normalmente non viene fatta bruciare, si comporti come la candela. Prendiamo
quindi una zolletta di zucchero e sistemiamoci sopra un po‘ di cenere di
sigaretta che fungerà da stoppino. Avviciniamo quindi una fiamma e osserviamo
lo zucchero bruciare anche dopo che si è allontanata la fiamma che è servita
da innesco. Lo zucchero normalmente non brucia ma lo studente saprà
senz’altro che quella sostanza è un ottimo combustibile per l’atleta, il
quale si avvale di essa soprattutto durante lo svolgimento di gare molto
faticose.
Concludiamo ponendo alcune domande e fornendo alcune risposte. Per
produrre una fiamma più grande è necessario disporre di una candela di
diametro maggiore oppure la grandezza della fiamma dipende dalla grossezza dello
stoppino? Di che cosa è fatta la candela? Sicuramente di idrogeno, il quale
combinandosi con l’ossigeno dell’aria produce acqua. Gli esperimenti hanno
messo in luce la presenza di acqua in seguito alla combustione e il consumo di
ossigeno sottratto all’aria.
Si è potuto anche osservare che l’interno della fiamma è formato da
gas freddo e poco luminoso che non brucia. La zona più esterna della fiamma
come la base è ancora poco luminosa ma molto calda perché in quel punto il gas
di candela brucia a contatto con l’ossigeno dell’aria. La zona mediana
infine è la zona più luminosa perché in essa vi sono particelle incombuste ma
roventi di carbonio mentre ciò che brucia è l’idrogeno. Concludiamo facendo
presente che le sostanze che bruciano (candela, petrolio, alcol, legno, zucchero
e tante altre che lo studente potrà aggiungere all’elenco) sono fatte dei
combustibili carbonio e idrogeno mentre il comburente, ossia la sostanza che
garantisce la combustione, è l’ossigeno. |
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