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LE MERIDIANE DI CASA
NOSTRA
Negli ultimi decenni l’interesse per l’astronomia è via via
aumentato e con esso è aumentata anche la curiosità verso le meridiane, gli
strumenti che servivano per segnare il tempo prima dell’invenzione degli
orologi meccanici.
Dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso in molte regioni sono
state catalogate le meridiane esistenti; alcune amministrazioni hanno provveduto
a rinfrescare quelle che il tempo aveva sbiadito e a crearne di nuove al fine di
arricchire la facciata di alcuni edifici o per celebrare particolari ricorrenze.
A Gorizia e provincia opera un personaggio che, inizialmente per diletto
e in seguito con uno studio assiduo e approfondito, ha acquisito una notevole
competenza nel restauro e nella realizzazione di questi antichi misuratori del
tempo, tanto che gli sono stati affidati numerosi incarichi sia dall'Ente
pubblico che da privati cittadini. Prima di presentare il personaggio e le sue opere è
opportuno tracciare per grandi linee la storia di questi insoliti manufatti
chiamati anche “orologi solari”. 1. GLI OROLOGI SOLARI
Un paletto infisso a terra rappresenta una meridiana, per così dire,
artigianale, ossia un orologio solare utilizzato già molti secoli prima di Cristo
nel bacino del mediterraneo. Successivamente questi strumenti furono affinati e divennero più
complessi fino ad essere impiegati per dividere il giorno in parti di durata
approssimativamente uguali.
Gli orologi solari, chiamati anche quadranti solari o meridiane sono per
lo più costituiti da un piano verticale (per esempio il muro di una casa)
rivolto verso sud, sul quale è piantato uno stilo orientato parallelamente
all’asse di rotazione della Terra. L’ombra proiettata dallo stilo
costituisce la lancetta che segna le ore: quando il Sole culmina, ossia quando
si trova sul punto più alto dell’orizzonte, l’ombra è proiettata
verticalmente e segna le 12. Quando il Sole dista di 15° dal meridiano, prima o
dopo la culminazione, l’ombra dello stilo segna rispettivamente le ore 11 o le
ore 13. E così via fino agli estremi che segnano le ore del nascere e del
tramontare del Sole nei vari mesi dell’anno.
In alcuni casi la linea meridiana (ossia l’intersezione del piano
meridiano con quello orizzontale) è tracciata a terra, di solito all’interno
di una chiesa o di un edificio pubblico. Sul tetto di queste costruzioni, sempre
sul piano meridiano e a sud, è aperto un forellino attraverso il quale, a
mezzogiorno, passa un raggio di Sole. Esso cade sulla linea meridiana con una
inclinazione diversa a seconda del periodo dell’anno e segna quindi non
soltanto l’istante del mezzogiorno vero, ma anche il mese e il giorno
corrispondente. Questo orologio solare e solo questo a rigore dovrebbe essere
chiamato “meridiana” perché è destinato a segnare esclusivamente il
mezzogiorno (dal latino meridies).
Interessanti esempi si trovano, tra gli altri, nella chiesa di S. Petronio a Bologna e nel
salone d’ingresso del vecchio palazzo della Borsa di Trieste, oggi sede della
Camera di Commercio.
Comunque il Sole non è un buon orologio perché a volte
resta indietro e a volte va avanti rispetto allo scorrere regolare del tempo.
Gli astronomi hanno allora immaginato un Sole medio, che non si vede, ma che
dovrebbe muoversi lungo l’equatore in modo uniforme. Questo Sole immaginario
è stato tuttavia vincolato al Sole vero dalla cui posizione non si scosta mai
di molto.
Il Sole medio (o fittizio) è in pratica quello che segna il tempo che
regola le lancette dei nostri orologi. La differenza fra il tempo solare vero
(quello segnato dalla meridiana) e il tempo solare medio (quello del nostro
orologio) fornisce la cosiddetta “equazione del tempo”, che a volte è
riportata a fianco dello stesso quadrante solare. Da essa risulta che il Sole
vero e il Sole medio coincidono quattro volte all’anno: a metà aprile, a metà
giugno, all’inizio di settembre e alla vigilia di Natale. Le massime
differenze si riscontrano invece a metà febbraio quando il tempo medio è
avanti di 14 minuti rispetto a quello vero e ai primi di novembre quando il
tempo medio è indietro di 16 minuti rispetto a quello indicato dagli orologi
solari.
Vi è un secondo motivo per cui l’ora segnata dalla
meridiana non coincide con quella del nostro orologio: esso dipende dal fatto che punti
situati su meridiani diversi hanno ore locali diverse. Come tutti sanno per
risolvere il problema relativo alla definizione di un tempo uniforme per tutta
un’area geografica è stato introdotto il sistema dei fusi orari. Ciò è
avvenuto nella seconda metà del 1800 quando
Un esempio servirà per comprendere meglio il problema. Quando a Gorizia,
il 30 luglio la meridiana posta sulla parete del duomo che si affaccia su Corte
Sant’Ilario segna mezzogiorno, questo istante non coincide con l’ora
riportata sul nostro orologio. Per fare corrispondere i due orari bisogna
apportare alcune correzioni sull’ora segnata dalla meridiana.
Innanzitutto si deve aggiungere un’ora perché in quella data a Gorizia
così come in tutta Italia e in mezza Europa vige l’ora legale; sono quindi
necessarie altre due correzioni quale conseguenza di ciò che si è detto sopra.
La prima riguarda la longitudine, perché Gorizia si trova leggermente ad ovest
del meridiano centrale del fuso: è necessario quindi aggiungere all’ora
segnata dalla meridiana quella che viene chiamata la “costante solare” che
nel nostro caso vale 5 minuti e 30 secondi. La seconda correzione riguarda
l’equazione del tempo che il 30 luglio è di 6 minuti e 23 secondi: un valore
che anche in questo caso deve essere aggiunto al tempo segnato dalla meridiana.
In totale al mezzogiorno vero si devono aggiungere un’ora 11 minuti e 53
secondi: in quel momento il nostro orologio segna infatti l’una, e 12 minuti
circa. 2. I SISTEMI ORARI
Inizialmente l’arco diurno venne diviso in dodici intervalli ineguali
la cui durata variava con le stagioni: alle nostre latitudini essi duravano
d’estate oltre 75 minuti e d’inverno meno di 45. L’ora prima iniziava al
levar del Sole, l’ora terza a metà mattina, l’ora sesta precedeva il
mezzogiorno, l’ora nona a metà pomeriggio e l’ora duodecima terminava al
tramonto. Un esempio universalmente noto di questo modo di dividere la giornata
è quello che fa riferimento alla morte di Gesù in croce, che ebbe luogo
all’ora nona ossia verso le tre del pomeriggio in prossimità dell’equinozio
di primavera. Le ore della notte, dal tramonto all’alba, erano divise in
quattro periodi (detti vigiliae) il cui inizio per ciascuno di essi coincideva con il cambio
della guardia; la durata di questi periodi di tempo era minore d’estate e
maggiore d’inverno. Il sistema delle ore
ineguali ebbe diverse denominazioni che, a seconda delle varianti
applicative, venne detto delle ore
antiche, naturali, temporali, canoniche, giudaiche e
planetarie.
Tale suddivisione della giornata non era compatibile con quella
individuata da altri strumenti cronometrici come ad esempio dalle clessidre che
producevano intervalli di tempo costanti. Quando lo stilo assunse la posizione
parallela all’asse terrestre fu possibile applicare anche alle meridiane la
suddivisione del giorno intero in 24 ore e nel tardo medioevo vennero pertanto
diffondendosi tre nuovi sistemi, contraddistinti da tre diversi riferimenti
iniziali, per il computo orario giornaliero.
Il sistema detto delle ore astronomiche precorreva quello attuale e prevedeva diverse
varianti di cui le principali erano quelle dette delle ore equinoziali che facevano riferimento alla mezzanotte e quello
delle ore francesi (dette anche ultramontane,
europee, tedesche, volgari, comuni, civili e moderne) che consideravano e
numeravano le 24 ore in due blocchi: 12 ore antimeridiane e 12 pomeridiane, a
partire dal mezzogiorno e dalla mezzanotte.
Il sistema delle ore italiche (così detto perché prevalentemente utilizzato in
quasi tutti gli antichi Stati del nostro Paese fino alla fine del 1700) contava
24 ore a partire dal tramonto (ab occasu
solis): se ad esempio il quadrante solare indicava l’ora XVIII significava
che 18 ore erano trascorse dal tramonto di ieri e sei di luce mancavano a quello
di oggi. Questo sistema risultava particolarmente utile per organizzare ogni
attività umana in un’ epoca priva di illuminazione artificiale. Il sistema
detto delle ore babiloniche simmetricamente contava le stesse a partire
dall’alba (ab ortu solis). 3. IL LAVORO DELLO GNOMONISTA
Entro la vasta schiera degli appassionati di gnomonica sono presenti due
categorie di operatori: quelli che si occupano esclusivamente di calcolo e di
componenti strumentali e che di conseguenza si avvalgono di collaboratori per
l’esecuzione manuale del manufatto e quelli che realizzano meridiane in piena
autonomia.
Costoro sono persone eclettiche: conoscitrici della matematica,
dell’astronomia e dell’informatica; storiografi della scienza, dell’arte,
dell’architettura e degli ambiti locali; ricercatori bibliografici, fotografi
impegnati nella documentazione del patrimonio; docenti sensibili alla
interdisciplinarità di questa tecnica come supporto didattico; comunicatori
attivi sul fronte della divulgazione con servizi giornalistici, mostre e
conferenze; costruttori di quadranti solari murali, portatili e monumentali;
pittori, decoratori e restauratori. Lo gnomonista deve avere infine un’altra
dote indispensabile per esercitare il suo lavoro: deve possedere vigore fisico
e psichico per sostenere gli sforzi del corpo e della mente che richiede questa
attività. In pratica egli deve essere in grado di passare dallo studio teorico
più approfondito a quello della manualità attraversando la creazione, la
progettazione esecutiva e la destrezza artigianale. È normale che un
carpentiere, abituato al duro lavoro sulle impalcature, non sappia nulla di
matematica così come uno scienziato, avvezzo alle fatiche dell’ingegno, non
sappia nulla delle tecniche pittoriche e murarie. Ebbene, la principale
prerogativa dello gnomonista sta proprio nella sua versatilità, ossia
nell’essere in grado di impersonare una serie di competenze, talora
contrastanti, indispensabili però per praticare la “nobile arte della luce e
dell’ombra”.
A dire il vero negli ultimi anni, da quando cioè è stato rilanciato
l’interesse verso la gnomonica il computer ha di molto facilitato l’aspetto
tecnico della costruzione delle meridiane. Fino agli anni Settanta del secolo
scorso la progettazione di una meridiana richiedeva una buona conoscenza della
matematica e in particolare della trigonometria sferica e impegnava
l’operatore in lunghi calcoli. Ogni volta che veniva progettata una nuova
meridiana era necessario ricominciare tutto daccapo, rifare il ragionamento
astronomico che ne guidava la progettazione e quindi controllare con cura le
complesse operazioni di calcolo. Il computer ha semplificato tutto ciò rendendo
possibile e accessibile a molte persone quello che un tempo era appannaggio di
pochi matematici. Rimane tuttavia lo sforzo fisico di passare lunghe ore sul
ponteggio sotto il Sole senza perdere concentrazione, precisione e soprattutto
la pazienza.
Le meridiane che da oltre un secolo non hanno alcuna funzione pratica,
paradossalmente grazie al computer e alla semplificazione dei problemi connessi
alla progettazione matematica, stanno avendo un nuovo sviluppo come elemento
decorativo di palazzi, ville, chiese, piazze e giardini.
Anche nella nostra regione, alla fine degli anni Settanta, ricompaiono i
primi gnomonisti che provengono da formazioni culturali scientifiche e
artistiche. A Gorizia e provincia si impone Renato Devetak, un tecnico di
laboratorio di Liceo con la passione della pittura e buon conoscitore delle
materie scientifiche e in particolare dell’astronomia.
4. LE MERIDIANE DEL DEVETAK
La presenza alle lezioni di scienze naturali, l’organizzazione di
esercitazioni di laboratorio e osservazioni al telescopio, incrementano in lui
l’interesse per l’astronomia verso la quale era già naturalmente portato.
La preparazione di alcuni quadri esplicativi mettono anche in luce una certa
disposizione artistica che servirà per completare l’interesse alla gnomonica.
Il primo lavoro di un certo rilievo Devetak lo realizza agli inizi degli
anni Novanta a Giassico presso Cormòns sulla parete del cascinale che si
affaccia all’interno del cortile di un agriturismo. A questo primo lavoro
segue il restauro della meridiana del Barzellini costruita nel 1778 sulla
facciata laterale del Duomo.
Prima di porre mano al disegno che l’esposizione al Sole e alle
intemperie aveva quasi del tutto cancellato, il Devetak ha effettuato uno studio
approfondito del progetto iniziale dell’astronomo e meteorologo cormonese.
Egli in questo modo ha scoperto che la meridiana era stata sottoposta in passato
a varie ristrutturazioni l’ultima delle quali, nel 1928, fu eseguita dal goriziano
Antonio Susmel, un appassionato di astronomia che in quegli anni realizzò anche
due meridiane sulla parete esterna del cenobio del monastero della Castagnavizza,
ora in Slovenia.
La meridiana di Giangiuseppe Barzellini rappresenta, insieme con una
simile costruita sul campanile del Duomo di Cividale, un esempio di vera
meridiana perché segna esclusivamente il mezzogiorno locale. Devetak si è
chiesto che senso avessero le linee intervallate di cinque minuti poste a
destra e a sinistra di quella centrale corrispondente al passaggio del Sole sul
meridiano del luogo. L’ipotesi formulata fu che le meridiane a quel tempo
avevano anche la funzione di regolare gli orologi meccanici i quali certamente
non erano molto precisi in quanto potevano sgarrare anche di una decina di
minuti al giorno. Ora, poiché di fronte al Duomo trovava sede il Palazzo degli
Stati Provinciali non è da escludere che la meridiana avesse il compito di
regolare gli orologi meccanici in funzione all’interno di quell’edificio.
Un’altra scoperta interessante del Devetak è connessa
all’osservazione che la meridiana è stata progettata con il sistema ad ore
moderne dette anche francesi e non a ore italiche che erano quelle in uso a quel
tempo nella nostra penisola. Nel sistema ad ore italiche come abbiamo visto si
faceva coincidere la 24ª ora, l’ultima del giorno, con il momento del
tramonto del Sole e ciò per motivi pratici in quanto era importante al fine di
organizzare il lavoro nei campi sapere esattamente quante ore mancassero al
tramonto del Sole. Nel sistema ad ore francesi, invece, si usa contare le ore a
partire dalla mezzanotte (come è attualmente); da qui deriva anche il termine
di mezzogiorno riservato al momento corrispondente alla culminazione del Sole
sul meridiano centrale.
Devetak infine per dare all’opera un tocco di modernità ha aggiunto al
manufatto un «analemma» che è visibile in basso a sinistra. Esso consente di
calcolare la differenza fra l’ora segnata dai nostri orologi (che è fissata
sulla base dei fusi orari) e quella indicata dalla meridiana (che è fissata
dall’altezza del Sole sull’orizzonte). Questo grafico non c’era nel
disegno del Barzellini e non poteva esserci in quanto a quel tempo non erano
ancora stati istituiti i fusi orari.
Nel 1995 il Dipartimento di Scienze Naturali del Liceo Scientifico di
Gorizia organizzava un concorso fra gli studenti per la realizzazione di una
meridiana da apporre sulla facciata del Liceo di Piazza Julia. Il concorso aveva
il patrocinio dell’amministrazione provinciale, la quale aveva anche stanziato
un premio di un milione di lire da assegnare allo studente che avesse realizzato
l’opera più bella. Al concorso parteciparono una decina di alunni e
meritevole del premio fu giudicata l’opera presentata dalla studentessa
Silvia Pellizzon della classe V D.
Dopo molti anni furono trovati finalmente i finanziamenti necessari per
l’allestimento del pontile e Renato Devetak realizzò il progetto della
studentessa affiancando al quadro una “lemniscata del tempo”: curva a forma
di otto che permette di leggere le ore 12 in
ogni giorno dell’anno tenendo conto dell’equazione del tempo e della
distanza dal meridiano centrale del fuso orario di appartenenza. Al di sotto del quadrante solare sono stati aggiunti
due piccoli disegni di valore didattico che raffigurano l’uno il pendolo di
Foucault e l’altro una rappresentazione artistica della Stella Polare.
Quella che si trova al Liceo Scientifico non è l’unica meridiana
costruita dal Devetak in una scuola. Qualche anno prima egli aveva infatti
realizzato una meridiana orizzontale (cioè sistemata a terra invece che sulla
parete dell’edificio) con il contributo degli alunni, all’interno del
giardino della Scuola Media “Locchi” di Via Leoni frequentata a quel tempo
dalla figlia.
In occasione di un concorso denominato “Il muro del tempo” che
consisteva nella realizzazione di alcuni disegni e pitture sul muro di cinta del
vecchio Cotonificio di Piedimonte alla periferia della città e a cui
parteciparono anche artisti di fama, il Devetak disegnò una meridiana di fianco
alla quale era riportata una serie di numeri (parzialmente cancellati ad arte) che rappresentava i calcoli che venivano eseguiti dai vecchi
gnomonisti per fissare una e una sola delle linee meridiane.
Il lavoro più recente del Devetak è consistito nella creazione di una
sfera armillare con funzione di meridiana che è stata sistemata nel piazzale
antistante la stazione ferroviaria a Nord della città in occasione dei “100
anni di Transalpina”. Si è trattato della commemorazione dei 100 anni
(1906-2006) della inaugurazione della ferrovia realizzata durante il periodo
austro-ungarico con lo scopo di collegare per via diretta Vienna a Trieste. Oggi
il tratto ferroviario, funzionante con fini turistici, attraversava tre Paesi:
Italia, Slovenia ed Austria.
La meridiana è stata costruita utilizzando la ruota di una locomotiva
dell’epoca il che rende il manufatto unico al mondo. Il motto che accompagna
l’opera recita così: “La ruota segnata dal tempo, il tempo segnato dalla
ruota”.
Altri lavori del Devetak si trovano su case e ville private
localizzate in Gradisca d’Isonzo, Capriva,
Mariano del Friuli e San Lorenzo Isontino. Il Devetak, coadiuvato dalla figlia,
ha anche disegnato, all’interno del cortile detto “delle meridiane” del
Museo della Civiltà Contadina dei conti Formentini ad Aiello (in provincia di
Udine), una tabella che contiene una serie di numeri i quali rappresentano i
valori della equazione del tempo comprensivi della longitudine del luogo.
L’opera gnomonica del Devetak comprende anche un cospicuo numero di
meridiane portatili veramente originali. fine PS. Coloro che volessero costruire una meridiana sulla parete della casa o nel giardino antistante la villa, per consigli possono rivolgersi a Renato Devetak al seguente indirizzo: kateved@libero.it |
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