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MASSA E PESO Nel
linguaggio comune si confonde facilmente massa e peso pensando che siano la
stessa cosa, mentre si tratta di grandezze fisiche assolutamente indipendenti.
Ciò che trae in inganno è la constatazione che un corpo “grosso” ha una
grande massa, ma anche un grande peso. Ritenere che massa e peso siano la stessa
cosa è quindi sbagliato ma, da un punto di vista pratico, non ne derivano
conseguenze se non lessicali. Un peso massimo ha una massa muscolare notevole,
ma nessuno ha mai letto sul giornale sportivo, scambiando massa con peso, che il
pugile di cui sopra appartiene alla categoria delle masse massime e ha un peso
muscolare notevole. 1. DEFINIZIONE DI
MASSA Il peso
dipende infatti dalla forza gravitazionale che agisce in misura diversa a
seconda del posto in cui il corpo si trova. Su questa Terra un corpo è attratto
con una certa forza quindi ha un certo peso ma ad esempio sulla Luna lo stesso
corpo verrebbe attratto con una forza minore quindi peserebbe di meno e nello
spazio distante, dove la forza gravitazionale è trascurabile, galleggerebbe,
quindi non peserebbe affatto, ma la sua massa in tutti questi luoghi diversi
sarebbe sempre la stessa. Vediamo
ora di dare di massa una definizione più completa e rigorosa. Cominciamo allora
col dire che la massa esprime l’inerzia al moto di un corpo, ossia la sua
attitudine a opporsi a variazioni del proprio stato di quiete o di moto. Tutti
noi abbiamo esperienza del fatto che quanto maggiore è la massa di un corpo
tanto maggiore è la forza che dobbiamo esercitare su di esso per spostarlo o,
se si sta muovendo, per fargli cambiare velocità e direzione. Immaginiamo di
spingere il carrello della spesa su una superficie orizzontale in cui
l’attrito è trascurabile, ebbene, in tal caso, osserveremmo che la resistenza
che esso offre alla spinta è dovuta esclusivamente alla sua massa: più lo si
riempie, maggiore è lo sforzo che dobbiamo fare per muoverlo. Un corpo sul
quale agisce una forza F, subisce un’accelerazione direttamente proporzionale
a F; se ad esempio la stessa forza agisse su due oggetti di massa diversa,
entrambi inizialmente in riposo, le velocità risultanti sarebbero anch’esse
diverse. La forza che agisce sul corpo è proporzionale all’accelerazione a
che esso subisce e ad una costante di proporzionalità k
detta massa inerziale (min)
del corpo. La relazione che lega queste grandezze è pertanto la seguente: La
massa oltre che rappresentare l’inerzia che un corpo manifesta nel mettersi in
moto o nel cambiare velocità se è già in movimento, può essere definita
anche come un’entità che risente della forza di gravità. Come ben sappiamo,
la forza di attrazione gravitazionale fra due corpi è direttamente
proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al
quadrato della distanza che li separa. La relazione, nota come legge della
gravitazione universale, è dovuta al genio di Newton, e può essere riassunta e
precisata mediante la seguente relazione matematica:
m1 ·
m2 dove F rappresenta l’intensità della forza di reciproca
attrazione di due corpi di massa m1 e m2, r la loro
distanza e G una costante di proporzionalità che, se si usano le unità di
misura del Sistema Internazionale, ha un valore numerico pari a 6,67 ·
10-11. Il
fatto che la forza gravitazionale sia direttamente proporzionale al prodotto
delle masse a confronto spiega il motivo per il quale essa è particolarmente
intensa se almeno una delle due masse è molto grande. Ciò è esattamente
quello che si verifica nell’attrazione del mio corpo da parte della Terra. La
forza con cui una piccola massa come la mia è attratta verso il centro della
Terra è determinata dalla enorme massa del pianeta. Se il pianeta che mi
“tira per i piedi” fosse più piccolo di quello che è, l’attrazione
sarebbe minore. Quindi, per determinare il valore di una certa massa, la si
dovrebbe pesare. Nel caso della nostra Terra la forza attrattiva (F) che subisce
un corpo è detta massa gravitazionale del corpo ed è espressa dalla seguente
relazione: Nel
primo caso che abbiamo analizzato si parla di massa
inerziale (min),
nel secondo caso di massa gravitazionale (mgr):
una distinzione che ha un significato solo teorico in quanto è superata dal
principio di equivalenza. Sono state infatti eseguite misurazioni via via sempre
più accurate, le quali dimostrano che non esiste alcuna differenza fra i due
tipi di massa. Massa inerziale e massa gravitazionale quindi coincidono. Per
una comprensione più profonda del disaccordo fra le due varietà di massa
ricorriamo ad un esperimento concettuale. Immaginiamo allora un ipotetico
osservatore chiuso all’interno di un ascensore privo di aperture in cui è
posta una bilancia pesa persone del tipo di quelle che si trovano in molte case.
Se l’osservatore sale sulla bilancia leggerà il proprio peso che è la forza
con cui egli è tirato verso il basso. L’osservatore però non è in grado di
stabilire se questa forza sia dovuta al fatto che l’ascensore è fermo a
pianoterra oppure si muove di moto uniformemente accelerato verso l’alto con
un’accelerazione pari all’accelerazione di gravità sulla Terra. Nel primo
caso agisce la massa gravitazionale nel secondo la massa inerziale. Per misurare
il peso del nostro ipotetico osservatore rinchiuso nell’ascensore, non a caso
abbiamo usato una bilancia di uso casalingo che in effetti è un dinamometro,
ossia uno strumento adatto per misurare forze attraverso la maggiore o minore
compressione di una molla contenuta all’interno. L’identità
fra le due specie di massa verificata sperimentalmente per qualunque corpo non
ha avuto una spiegazione teorica fino all’avvento della teoria della relatività
generale di Einstein. E infatti fu proprio questo uno dei più importanti indizi
che aprirono la via allo sviluppo della teoria relativistica, poiché
un’ipotesi cruciale della nuova teoria è che la massa inerziale e la massa
gravitazionale siano esattamente equivalenti. L’altra
teoria della relatività, quella ristretta, ha anch’essa un’importante
conseguenza derivante dal fatto che se ad un corpo materiale che si muove ad una
velocità prossima a quella della luce si continua a fornire energia, questa si
trasforma quasi interamente in massa secondo la nota equazione E=mc2,
mentre solo una piccola parte di essa va ad incrementare la velocità del corpo.
Nei fenomeni della vita comune le velocità in gioco sono molto piccole rispetto
a quella della luce e pertanto non si nota alcun cambiamento di massa dei corpi
in movimento. 2. DEFINIZIONE DI
PESO La
forza di gravità della Terra attira sia i corpi lontani, come Appare
dunque evidente che le due grandezze sono completamente differenti tuttavia
nascono spesso equivoci e confusioni dovuti al fatto, come abbiamo già
rilevato, che un corpo massiccio ha anche un grande peso. A complicare le cose
si aggiunge la pratica che nell’uso quotidiano il peso viene misurato in
kilogrammi. Quando la massaia va a comprare il pane metterebbe in difficoltà il
negoziante se ordinasse 9,8 newton di pane anziché il solito kilo. L’unità
di misura della massa, come abbiamo detto, è il kilogrammo (per non confonderlo
con il peso lo si chiama a volte kilogrammo-massa) che corrisponde alla massa di
un cilindro di platino-iridio conservato nell’Ufficio Internazionale dei pesi
e delle misure di Sèvres, vicino a Parigi. Quanto pesa questo campione di
massa? Un kilogrammo-massa è equivalente a un kilogrammo-peso misurato in un
luogo dove l’accelerazione di gravità è esattamente g=9,80665
m/s2. Il peso non è una caratteristica di ciascun corpo, come la massa, ma
rappresenta semplicemente l’azione che su di esso si viene ad esercitare in
conseguenza della sua posizione rispetto ad altri corpi. La legge di
gravitazione universale consente di chiarire definitivamente la differenza tra i
concetti di massa e di peso. Abbiamo visto che il peso di un corpo di massa m
vale su questa Terra m · g. D’altra parte, indicando con M la massa della Terra possiamo anche
scrivere:
m · M
3. RELATIVITÀ E
MECCANICA Immaginiamo
quindi un corpo di massa definita in moto rettilineo e uniforme, sollecitato da
una forza esterna che abbia la stessa direzione del moto. Secondo quanto
previsto dalla meccanica classica la forza occorrente per produrre, entro uno
stesso intervallo di tempo, la stessa accelerazione ad esempio di un kilometro
al secondo su di un corpo che procede alla velocità di 100 kilometri al secondo
o su di un altro che viaggia a 280.000 kilometri al secondo è la stessa. La
teoria della relatività prevede invece che per accrescere la velocità di un
kilometro al secondo su corpi che procedono a velocità molto prossime a quella
della luce non sia la stessa che si osserva sui corpi più lenti. Quanto più
una velocità si avvicina a quella della luce tanto più difficile è
accelerarla e se la velocità del corpo in esame uguagliasse quella della luce
sarebbe impossibile accrescerla ulteriormente. Ciò non deve destare meraviglia
in quanto sappiamo che la velocità della luce è il limite massimo per tutte le
velocità. Abbiamo
anche visto che qualsiasi corpo oppone resistenza ad un mutamento del suo moto e
che quanto maggiore è la sua massa tanto più forte è la resistenza. Abbiamo
visto altresì che la teoria della relatività completa ed amplia le
osservazioni relative a questi fenomeni. Essa non solo spiega il significato
della uguaglianza fra massa inerziale e massa gravitazionale come un
fondamentale indizio che conduce ad una più profonda comprensione della teoria
della relatività generale, ma altresì che quanto più velocemente viaggia un
corpo tanto più aumenta il suo peso per l’aggiunta ad esso, sotto forma di
massa, di parte dell’energia utilizzata per spingerlo. La
teoria della relatività ci dice al riguardo qualcosa di più. La resistenza che
i corpi oppongono ad un mutamento del loro moto è tanto più forte non soltanto
quanto maggiore è la loro massa a riposo, ma anche quanto maggiore è la loro
velocità. Secondo la meccanica classica la resistenza che un corpo oppone al
mutamento del suo stato di quiete o di moto dipende esclusivamente dalla sua
massa, ma la teoria della relatività ci dice invece che la resistenza che i
corpi oppongono ad un mutamento è tanto più forte non soltanto quanto maggiore
è la loro massa, ma anche quanto maggiore è la loro velocità. Corpi dotati di
velocità vicine a quella della luce opporrebbero resistenze enormi alle forze
esterne. Siamo in grado di sperimentare quanto afferma la teoria della relatività?
Disponiamo di proiettili aventi velocità prossime a quelle della luce utili per
verificare quanto afferma la teoria? In realtà è la natura stessa che ci offre
corpuscoli che viaggiano a velocità di quest’ordine di grandezza. Gli
atomi della materia radioattiva si comportano come artiglierie capaci di sparare
proiettili dotati di velocità enormi. Quando un atomo radioattivo, per esempio
l’atomo di radio, si disintegra, espelle alcune delle particelle elementari
che lo compongono dotate di grandissime velocità, vicine a quelle della luce.
Mediante esperimenti assai complicati e ingegnosi è stato possibile accertare
l’entità della resistenza che le particelle elementari in moto oppongono
all’azione di una forza esterna. Gli esperimenti provano che la resistenza
offerta dalle particelle dipende soprattutto dalla loro velocità, come previsto
dalla teoria della relatività. In vari altri esperimenti dello stesso tipo si
è notata la stessa cosa ovvero che vi è accordo completo fra teoria ed
esperimento. La
teoria della relatività ha scoperto che l’energia, in tutte le sue forme, si
comporta come la materia: un pezzo di ferro caldo pesa di più dello steso pezzo
di ferro freddo; e ancora, che il Sole, e le altre stelle, emettendo energia,
perdono massa. La fisica classica aveva individuato due entità distinte:
materia ed energia, la prima dotata di peso, la seconda priva di peso. In fisica
classica si avevano pertanto due leggi di conservazione, l’una per la materia,
l’altra per l’energia. Dopo la formulazione delle leggi relativistiche di
Einstein non vi è più alcuna differenza fra massa ed energia e le leggi di
conservazione si sono ridotte ad una sola: la legge di conservazione della
massa-energia. Ora è da chiedersi come mai il fatto che l’energia possiede massa e che la massa rappresenta energia sia rimasto tanto a lungo all’oscuro. La risposta sta nella osservazione che la teoria della relatività prevede un rapporto di scambio fra materia ed energia talmente piccolo che non può venire accertato direttamente neanche con le bilance più sensibili. Tuttavia la prova che energia possa derivare direttamente dalla materia può raggiungersi attraverso metodi indiretti. È stato calcolato ad esempio che l’energia che scaturisce da un solo grammo di materia che si trasforma completamente in energia ne produce l’equivalente della combustione del carbone che riempie i vagoni di un lunghissimo treno. |
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