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PIÙ VELOCI DELLA LUCE?
Già ottant’anni fa Ettore Majorana, il fisico teorico nato a Catania
nel 1906 e scomparso nel nulla a soli 32 anni, aveva previsto che in particolari
condizioni le particelle elementari potessero assumere massa immaginaria. Quello
relativo ad un oggetto di massa immaginaria è un concetto piuttosto complesso:
è immaginaria la radice quadrata di un numero negativo come ad esempio la
radice quadrata di -25. Questa può essere espressa come prodotto della radice
quadrata di +25 per la radice quadrata dell’unità negativa: il risultato sarà
quindi 5 moltiplicato per la radice quadrata di -1 che non esiste e viene
indicata con la lettera i.
Malgrado il nome i numeri
immaginari non sono entità fantastiche, ma al contrario vengono usati in
moltissimi problemi di notevole concretezza come ad esempio per definire i
tachioni, ossia quelle ipotetiche particelle che dovrebbero viaggiare a velocità
superiori a quella della luce. Interpretando il lavoro teorico di Majorana i
fisici ritengono che i neutrini, violando i limiti imposti dalle equazioni della
Teoria della relatività ristretta, potrebbero veramente diventare tachioni se
fossero costretti ad attraversare un materiale molto denso. La strana idea del
geniale fisico siciliano sembra essersi concretizzata, perchè in effetti ciò
è avvenuto nel percorso sotterraneo di questi eludibili corpuscoli
dall’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra al rivelatore di neutrini
sistemato sotto il Gran Sasso. 1. L’ESPERIMENTO
I neutrini sono particelle estremamente piccole (tanto che quando vennero
isolate si pensava fossero senza massa), che interagiscono molto debolmente con
la materia ordinaria. Nell’Universo ve ne è un numero sterminato, tuttavia,
essendo trascurabili i loro effetti gravitazionali a grande scala, non sembra
rappresentino la misteriosa materia oscura, quella enorme quantità di materia
presente nello spazio cosmico, che non emette e non assorbe luce, ma che
tuttavia è rilevabile per i suoi effetti gravitazionali.
Si conoscono tre tipi diversi di neutrini: elettronico, muonico e
tauonico ed è proprio grazie a questa scoperta che si è potuto determinare la
loro massa. I neutrini infatti oscillano ovvero cambiano identità durante il loro percorso, passando da un
tipo all’altro. Come diretta conseguenza di questo fenomeno, si deve dedurre
che abbiano una massa, seppur piccolissima. Dopo mille tentativi andati a vuoto si è scoperto finalmente che la
massa del neutrino dovrebbe essere un milionesimo di quella dell’elettrone che
a sua volta è la particella più piccola di cui sia stata determinata con
precisione la massa (10-
L’esperimento che ha condotto alla misurazione della velocità dei
neutrini è iniziato tre anni fa e ha coinvolto decine di scienziati. I
risultati sono stati controllati con molto scrupolo: tuttavia nella scienza,
perché un esperimento possa avere credito, deve essere ripetuto in modo
indipendente e confermato da nuove misure. Attualmente è in corso un’intensa
attività sperimentale tesa a verificare la correttezza delle misure del
rivelatore OPERA, ma sono anche in allestimento esperimenti simili al nostro
negli Stati Uniti e in Giappone.
In verità, alcuni anni fa, al Fermilab di Chicago era stato registrato
l’arrivo di alcuni neutrini che avevano viaggiato a velocità superiore a
quella della luce, ma le misurazioni si rivelarono piuttosto incerte e potevano
essere confuse con gli errori sperimentali che accompagnano qualsiasi misura
eseguita dall’uomo. Anche nel 1987 fu registrato l’arrivo di neutrini
provenienti dalla Supernova 1987A lontana 168 mila anni luce (alcuni miliardi di
miliardi di kilometri). Tre osservazioni indipendenti eseguite in Giappone,
negli Stati Uniti e in Russia registrarono l’arrivo dei neutrini associati ai
fotoni che si erano generati dalla stessa stella massiccia nel momento
dell’esplosione. Tremila miliardi di neutrini giunsero sul nostro pianeta tre
ore prima dei fotoni provenienti dalla stessa fonte. Questo anticipo sulla luce
non era dovuto alla velocità maggiore, ma al fatto che i neutrini erano partiti
prima dei fotoni. È stato calcolato che se in quell’occasione la velocità
dei neutrini fosse stata quella registrata nell’esperimento OPERA, essi
sarebbero dovuti arrivare non tre ore, ma tre anni prima dei fotoni. 2. LE CONSEGUENZE
La prima teoria afferma che la velocità della luce è una costante
universale che viaggia sempre a 300 mila kilometri al secondo nel vuoto. Sia che
un oggetto luminoso stia fermo sia che si muova verso l’osservatore o in
direzione opposta la velocità della luce che emette (ovvero dei fotoni, che
rappresentano le particelle nelle quali la luce è impacchettata) è sempre la
stessa. La velocità della luce rappresenta inoltre un limite invalicabile nel
senso che qualsiasi oggetto deve muoversi sempre a velocità inferiori a quella
della luce. Ma questa non è l’unica conclusione a cui giunge la teoria di
Einstein.
Dalla nota equazione E=mc2 si evince che un corpo diventa
sempre più pesante a mano a mano che prende velocità fino a diventare di massa
infinita nel momento in cui raggiunge la velocità della luce; a quel punto
diventerebbe infinita anche l’energia necessaria per accelerarlo
ulteriormente. Entrambi questi eventi sono impossibili per i corpi materiali
mentre il fotone, che è privo di massa, può (anzi deve) viaggiare alla
velocità massima consentita.
La seconda teoria della relatività, quella generale, prevede
inoltre che viaggiando a velocità prossime a quelle della luce il tempo
rallenti. È noto al riguardo l’esempio dei due gemelli di cui uno parte per
un lungo viaggio nel cosmo a velocità prossima a quella della luce e quando
ritorna trova il fratello molto invecchiato mentre lui è rimasto giovane. I due
gemelli non sono più tali! Se ora un uomo viaggiasse a velocità maggiore di
quella della luce per lui il tempo tornerebbe indietro e potrebbe essere
coinvolto in fatti assurdi e incresciosi. Quell’uomo ad esempio potrebbe
uccidere sua madre prima che questa lo mettesse al mondo ma in tal caso il
matricida non sarebbe mai nato e quindi non avrebbe nemmeno potuto uccidere
quella che sarebbe diventata sua madre.
Inoltre, qualora esistessero oggetti più veloci della luce, verrebbe
violato il principio di causalità ovvero il verificarsi di un effetto prima
dell’evento che lo causa. Se ad esempio una persona disponesse di un telefono
tachionico e inviasse un messaggio ad un amico che sta viaggiando su
un’astronave e questi rispondesse usando un telefono dello stesso tipo la
risposta arriverebbe alla persona che gli ha telefonato prima che quest’ultima
lo avesse chiamato.
Qualora le misurazioni fossero esatte, prima di buttare via il lavoro di
Einstein, si dovrebbe almeno tentare di correggere o integrare le teorie
esistenti. Allo stesso modo, se un oggetto non funziona più bene, prima di
disfarsene e comprarne uno nuovo, bisognerebbe vedere se fosse possibile
aggiustare quello che si ha, soprattutto se si trattasse di un apparecchio molto
costoso. Occorre pertanto prestare molta ma molta cautela prima di trarre
conclusioni affrettate. Innanzitutto si dovrebbe verificare l’accuratezza dei
dati ricavati dalla osservazione degli oltre 15 mila neutrini registrati dal
rivelatore OPERA nel corso di tre anni di osservazioni. Ci si è chiesti ad
esempio se siano stati sincronizzati a dovere gli orologi a Ginevra e al Gran
Sasso, e se sia stata controllata la posizione esatta del rivelatore sistemato
all’interno della montagna sotto uno spessore di rocce di
In verità è stata misurata più volte e con molto scrupolo la distanza
fra la sorgente e il rivelatore e cronometrato con la massima precisione
possibile il tempo di volo dei neutrini. La distanza fra l’origine del fascio
di neutrini e OPERA comprende un’incertezza di soli 3. LE CONCLUSIONI
Se le future misurazioni confermassero quelle di OPERA, sarebbe
necessario riscrivere i libri di fisica? Come abbiamo già detto, prima che
venisse buttato all’aria l’intero panorama di teorie fisiche sono stati
effettuati minuziosi controlli ed avanzate numerose ipotesi per giustificare i
dati forniti dal rivelatore OPERA. Si è pensato ad esempio che i neutrini lungo
il percorso abbiano potuto prendere una scorciatoia penetrando per qualche
istante all’interno di una dimensione nascosta. La teoria delle stringhe
proposta dal fisico italiano Gabriele Veneziano, che immagina le particelle
elementari non come enti puntiformi ma come fili vibranti (appunto le stringhe),
prevede anche la presenza di ben 10 dimensioni di cui solo quattro (tre spaziali
ed una temporale) avvertibili con i nostri sensi. Le dimensioni extra ripiegate
su sé stesse sarebbero responsabili di effetti fisici finora non rilevati
sperimentalmente. Ebbene, secondo il parere di alcuni addetti ai lavori, i
neutrini potrebbero aver viaggiato per un breve tratto proprio lungo una di
queste dimensioni nascoste accorciando il percorso che separa Ginevra da
l’Aquila. L’ipotesi della scorciatoia non convince tutti i fisici; gli
scettici si chiedono infatti come mai i fotoni non possano seguire anch’essi
la stessa strada. L’idea di questo tunnel extradimensionale non è molto
diversa dal tunnel immaginato dal ministro Maria Stella Gelmini, evidentemente
tratta in inganno dal suggerimento di qualche fisico burlone.
Un’ipotesi suggestiva simile alla precedente è anche quella che
suppone l’esistenza di una direzione preferita nello spazio in cui la velocità
della luce sia differente. Non si tratta di una delle tante direzioni extra
appena viste, ma di una di quelle note con caratteristiche speciali tale per cui
qualche particella, nel caso specifico il neutrino, potrebbe viaggiare in essa
ad una velocità superiore a quella della luce.
Giusta o sbagliata che sia, la scoperta che i neutrini possano viaggiare
più veloci della luca rappresenta in ogni caso un fatto positivo per la fisica
e per la ricerca scientifica in generale. Se il risultato verrà confermato esso
si dimostrerà uno stimolo per la scienza la quale progredisce proprio grazie a
scoperte inaspettate e casuali. Nella scienza non
esistono affermazioni che non possano essere messe in discussione e anche le
certezze scientifiche più radicate possono crollare davanti a nuove scoperte.
Nel suo lento procedere, la ricerca scientifica si dirige verso l’accumulo di
conoscenze che tuttavia, come abbiamo visto, non sono mai “vere”, ma solo
“plausibili”.
Spesso si è verificato che una scoperta si rivelasse falsa generando
discussioni e prese di posizione interminabili.
Nel marzo del 1989 ad esempio due chimici
americani, Martin Fleischmann e Stanley Pons, annunciarono, con molto clamore,
di aver realizzato la fusione fredda, ossia il processo fisico che doveva
consentire di estrarre energia a basso costo da due elettrodi immersi in una
vaschetta di acqua pesante. Un punto di forza del metodo della scienza è che
tutti possono verificare che i risultati di una determinata scoperta sono
trasparenti e non mostrano parti oscure o misteriose. In questo caso nessuno è
riuscito a rifare l’esperimento dei due chimici americani e ad ottenere lo
stesso risultato. Prima di
concludere è interessante segnalare che oltre ai neutrini c’è stato ancora
qualcosa che ha viaggiato più veloce della luce. Si tratta della comunicazione,
apparsa sui media, dei risultati delle misurazioni relative alla velocità dei
neutrini prima che avvenisse quella ufficiale da parte dei ricercatori.
Evidentemente qualche componente del gruppo dei fisici che aveva partecipato ai
lavori senza essere autorizzato aveva trasmesso la notizia alla stampa. In molti
si sono chiesti se la divulgazione di informazioni relative a qualche ricerca
non ancora conclusa possa compromettere il lavoro degli scienziati. Questi in
verità non si interessano di come i media vengono in possesso delle notizie
relative a determinati lavori di ricerca. I giornalisti fanno il loro mestiere e
il fatto di avere diffuso la notizia della misura operata al Gran Sasso con
eccessivo risalto non influenza in alcun modo il loro lavoro. Gli scienziati
hanno trasmesso i risultati della loro ricerca rivolgendosi soprattutto ai
colleghi nel modo consueto ed ora si apprestano a capire e interpretare nel modo
corretto i risultati delle loro misurazioni. |
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