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Ogni oggetto ha una massa: ma se è così, perché avviene? Si potrebbe
dire che gli oggetti abbiano massa perché sono formati da un insieme di atomi
ognuno dei quali, a sua volta, ha una massa, ma una tale risposta non è
soddisfacente, in quanto sarebbe facile riconoscere in essa una dissimulata
tautologia. In realtà gli atomi sono costituiti quasi esclusivamente di spazio
vuoto tuttavia il nucleo centrale contiene protoni e neutroni – che sono
particelle dotate di massa – e gli elettroni che, a notevole distanza, girano
intorno al nucleo essendo anch’essi forniti di massa ancorché minima. Se gli
elettroni avessero una massa un po’ maggiore di quella che hanno orbiterebbero
più vicini al nucleo: quindi gli atomi sarebbero più piccoli e di conseguenza
ogni cosa sarebbe più piccola. Se gli elettroni avessero una massa minore di
quella che hanno, o addirittura non avessero massa alcuna, gli atomi non
esisterebbero affatto e non esisterebbe nemmeno la materia.
Che la massa svolgesse un ruolo fondamentale nella struttura
dell’Universo ce lo ha fatto notare Newton con la sua legge di gravitazione
universale. Einstein, successivamente, ha scoperto che la massa può
trasformarsi in energia ed è proprio grazie a questa trasformazione che il Sole
brucia e consente lo svilupparsi della vita sulla Terra. La massa è quindi
un’entità fondamentale ma nessuno è riuscito finora a spiegare in termini
scientifici cosa sia veramente questa grandezza fisica. Tuttavia recentemente
gli scienziati sembrano aver capito da dove gli oggetti materiali traggano la
loro massa, ma prima di illustrare le nuove ipotesi sull’argomento è
indispensabile passare brevemente in rassegna le particelle e le forze
elementari presenti in natura. 1. LE PARTICELLE FONDAMENTALI
Leptone deriva da un termine greco che significa “leggero”, perché
sembrava che tutte le particelle appartenenti al gruppo fossero leggere. La
categoria dei leptoni comprende sei membri: tre (elettrone, particella mu o
muone e particella tau o tauone) sono a carica elettrica identica –1 mentre
differiscono per la massa crescente dal più leggero, l’elettrone, al più
pesante, il tauone: il muone è 200 volte più pesante dell’elettrone, mentre
il tauone lo è 3500 volte. Gli altri tre, detti neutrini, che, come suggerisce
il nome, sono a carica neutra, sembra abbiano poca o nessuna massa. I neutrini
vengono prodotti quando nel decadimento di una particella pesante viene emesso
uno degli altri tre leptoni: esistono pertanto il neutrino elettronico, il
neutrino muonico e il neutrino tauonico, a seconda del leptone con cui sono
emessi.
Per ogni leptone vi è un antileptone, ovvero un’antiparticella, che
differisce dalla particella per alcune proprietà: ad esempio l’antielettrone
(o positone) differisce dall’elettrone per la carica elettrica che invece di
–1 vale +1. Inoltre alcuni leptoni sono instabili, ovvero si trasformano in
altre particelle più leggere, altri sono assolutamente stabili. È instabile ad
esempio il muone che ha una vita media di pochi microsecondi: esso decade in un
elettrone, un antineutrino elettronico e un neutrino muonico. L’elettrone è
invece assolutamente stabile perché non esiste alcuna particella più leggera
nella quale possa decadere. È dimostrato infatti che una particella elementare
tende a decadere spontaneamente se esiste una particella più leggera nella
quale essa possa trasformarsi. Il decadimento dei neutrini non è ancora stato
osservato forse proprio perché non esiste nulla di più leggero del neutrino.
L’altra classe di particelle elementari, anch’esse in numero di sei,
come i leptoni, è quella dei quark, nome scelto dal fisico americano Murray
Gell-Mann (1929-) il quale si era ispirato al “Finnegans Wake” (La veglia di
Finnegan) di James Joyce in cui è descritta la biografia di un certo signor
Finn (chiamato talvolta, come in questo passo, Mark). I tre quark sono i suoi figli
che a volte lo sostituiscono. Il parallelo con la fisica delle particelle
è evidente: il signor Mark rappresenta il protone il quale si comporta come se
consistesse di tre quark, cioè di tre particelle più piccole. Esse sono dette sapori
e, in inglese, prendono il nome di “up” (su), “down” (giù), “charm”
(fascino), “strange” (strano), “top” (alto) e “bottom” (basso).
Ciascun quark, inoltre, ha un colore: rosso, verde o blu. Il termine di colore, come quello di
sapore, non deve essere inteso in senso letterale; si tratta di nomi di fantasia
che servono a distinguere le proprietà dei diversi quark.
Come nel caso dei leptoni anche i quark presentano le corrispondenti
antiparticelle, gli antiquark, i quali sono antirossi (ciano), antiverdi
(magenta) e antiblu (giallo). Anche la combinazione di un colore primario con il
suo anticolore dà come risultato il bianco.
Se i quark si uniscono a due a due (un quark e un antiquark) si formano i
mesoni (particelle di massa intermedia
fra quella dell’elettrone e quella del protone). Diversamente da ciò che
accade con i leptoni, non sono mai stati osservati quark liberi, eppure ci sono
prove di laboratorio incontrovertibili della loro presenza all’interno degli
adroni (cioè di barioni e mesoni).
La proprietà più strana dei quark è comunque quella di avere carica
elettrica frazionaria, pari a 1/3 o 2/3. Per esempio, il protone lo si deve
immaginare formato da due quark up con carica +2/3 e un quark down
con carica –1/3 che complessivamente fornisce la carica +1 di quella
particella. Il neutrone invece, che non ha carica, lo si può immaginare formato
da un quark up con carica +2/3 e da
due quark down con carica –1/3, per
un totale di zero. 2. LE INTERAZIONI
Ciascuna interazione è trasmessa da particelle che agiscono da mediatori
e quindi, nella visione della fisica moderna, le forze sono percepite come lo
scambio di queste particelle tra i corpi che interagiscono. Il gravitone
media la forza gravitazionale, il fotone
quella elettromagnetica, i bosoni W+,
W– e Z0 l’interazione nucleare debole e infine otto gluoni
mediano la forza nucleare forte. Uno degli sforzi principali della fisica
attuale è quello di unificare teoricamente le interazioni fondamentali in un
unico modello, dove ciascuna di esse non sia altro che un diverso modo di
apparire di un’unica forza originaria presente nei primi istanti di vita
dell’Universo.
Dopo l’unificazione fra elettromagnetismo e forza debole nei primi anni
’60 del secolo scorso da parte di tre fisici, gli americani Sheldon Glashow e
Steven Weinberg e il pachistano Abdus Salam, gli scienziati stanno ora tentando
di far rientrare nel modello la forza forte nella cosiddetta “teoria della
grande unificazione” (GUT). Per quella gravitazionale non vi sono ancora
teorie soddisfacenti ma è in atto la ricerca di modelli che prevedano
l’unificazione di tutte e quattro le interazioni fondamentali nelle cosiddette
“teorie della superunificazione”. L’ambizione massima dei fisici è
tuttavia quella di poter descrivere la complessità dell’Universo con una
semplice teoria che includa ogni cosa, un modello che va sotto il nome di TOE, theory
of everything (teoria del tutto). Se si riuscirà in questa impresa, ha
detto il famoso scienziato inglese Stephen Hawking, “decreteremo il trionfo
definitivo della ragione umana, giacché allora conosceremo la mente di Dio”.
L’interazione più intensa ma anche quella con raggio d’azione più
piccolo è la forza nucleare forte. Essa si esercita fra i quark e, opponendosi
alla carica positiva dei protoni che li spingerebbe ad allontanarsi, costringe
anche queste particelle a rimanere confinate all’ interno dei nuclei atomici.
Al secondo posto nella scala delle intensità si colloca la forza
elettromagnetica, la quale, pur essendo circa cento volte inferiore rispetto
alla nucleare forte, estende il proprio raggio d’azione su distanze maggiori:
ragion per cui, fuori dai nuclei atomici, le forze elettromagnetiche sono
predominanti. Cento miliardi di volte meno intensa dell’elettromagnetica è la
forza nucleare debole: anche questa si esercita fra i quark ed è responsabile
della radioattività naturale. Da ultima, ma non meno importante delle altre,
troviamo la forza gravitazionale, che si esercita fra tutti i corpi dotati di
massa. Paragonata alla forza nucleare forte, quella gravitazionale risulta
essere miliardi di miliardi di miliardi di volte meno intensa, tanto che fra le
particelle elementari non ha alcuna influenza. La forza di gravità tuttavia è
quella che tiene unito l’Universo, tiene 3. IL MODELLO STANDARD
I fermioni sono così detti in onore del fisico italiano Enrico Fermi
(1901-1954) e comprendono le particelle che obbediscono alla cosiddetta
statistica di Fermi-Dirac. La statistica è un modo di operare che riguarda lo
studio non di una singola particella ma di un gran numero di esse e di
conseguenza le leggi dedotte per questa via descrivono gli stati del sistema in
senso probabilistico. All’interno di questa analisi le particelle rispettano
il principio di esclusione di Pauli, il quale afferma che in ogni sistema fisico
due particelle non possono occupare lo stesso stato quanto-meccanico. In pratica
le particelle di materia non possono addensarsi tutte insieme nello stesso posto
ma ognuna di esse ha bisogno di un proprio sito in cui sistemarsi.
Si chiamano invece bosoni, in onore del fisico indiano Satyendranath Bose
(1894-1974), le particelle di energia il cui comportamento è descritto dalla
statistica di Bose-Einstein che non rispetta il principio di esclusione di
Pauli. Essa stabilisce che non esiste un limite al numero di bosoni che possono
occupare lo stesso stato quantico e ciò può portare ad un comportamento
collettivo coordinato, come avviene ad esempio nel laser in cui molti fotoni
dello stesso colore agiscono tutti insieme.
Ciascuna famiglia del Modello Standard è composta da due leptoni e due
quark. La materia ordinaria è formata solo dalle particelle della prima
famiglia che sono i leptoni elettrone e neutrino muonico e i quark up e down.
Nella seconda e terza famiglia sono comprese le particelle che esistevano poco
dopo il Big Bang e che oggi sono rintracciabili solo nei raggi cosmici o negli
acceleratori di particelle subatomiche.
Il Modello Standard che viene utilizzato quotidianamente dai fisici
spiega inoltre tutte le possibili interazioni fra le particelle di materia e le
quattro forze fondamentali. Esso inoltre mostra un accordo impressionante con
tutti i dati provenienti dagli esperimenti sul comportamento delle particelle.
Tuttavia, nonostante tutto ciò che di positivo mostra il Modello
Standard, vi sono fondati motivi per ritenerlo incompleto e a questo punto entra
in gioco l’inafferrabile “bosone di Higgs”. In particolare si sostiene che
questa particella non ancora individuata, oltre a dare coerenza matematica al
Modello Standard, dovrebbe generare la massa di tutte le particelle
fondamentali; come si suol dire le particelle “mangiano” il bosone di Higgs
per guadagnare peso. Questa carenza, è bene ripeterlo, non sta a significare
che sia errato l’intero modello ma piuttosto che esso sia solo
un’approssimazione, anche se buona, della realtà. 4.
Il fisico Leon Lederman premio Nobel nel 1988 per la fisica definì il
bosone di Higgs la “particella di Dio” perché veniva indicata come responsabile
delle proprietà delle particelle elementari e quindi di tutta la materia, fino
ad oggi però non vi sono evidenze sperimentali della sua esistenza. Anzi, una
serie di dati indiretti farebbe pensare che questa sfuggente particella non
esista affatto.
L’idea di Higgs era quella di ritenere che i portatori delle forze
venissero rallentati dal passaggio attraverso il “campo di Higgs” che a sua
volta agisce mediante il trasferimento dei cosiddetti bosoni di Higgs. Si sa che
i corpi risentono della forza di gravità in misura diversa a seconda della loro
massa: più un corpo è pesante più tempo impiega la gravità ad attirarlo a sé.
Per rendere chiaro il concetto immaginiamo di lasciare cadere una pallina
all’interno di un bicchiere vuoto, ossia pieno d’aria: essa impiegherà poco
tempo a raggiungere il fondo. Però, se fosse pieno di acqua, la pallina
impiegherebbe più tempo a raggiungere il fondo del bicchiere dando
l’impressione di essere più pesante di prima. Se il bicchiere fosse pieno di
un denso sciroppo sarebbe molto lento il moto della pallina all’interno di
esso facendo ritenere di essere diventata ancora più pesante.
Per fare un altro esempio possiamo riferirci ad un fatto che abbiamo noi
tutti sperimentato e cioè quello di camminare con le gambe immerse
nell’acqua: le gambe in quel frangente ci sembrano pesanti e il loro movimento
rallentato; se si camminasse con i piedi immersi nel fango la fatica sarebbe
notevole perché le nostre estremità in questo caso ci sembrerebbero ancora più
pesanti. Il campo di Higgs rallenta le particelle portatrici di forza che
passano all’interno fornendo loro di fatto una massa e poiché agisce con
maggiore intensità sui bosoni W e Z rispetto ai fotoni, i primi appaiono più
pesanti dei secondi.
Nel 1993 il ministro inglese per la scienza lanciò una sfida ai fisici
ai quali chiese di descrivere in poche parole e in modo comprensibile cosa fosse
la particella di Higgs e il motivo per il quale fosse così importante trovarla.
Al vincitore sarebbe stata riservata una cassetta del più pregiato champagne.
La sfida ebbe un vincitore nella figura del fisico David Miller del
dipartimento di Fisica e Astronomia dell’University College di Londra. Vale la
pena di esemplificare la sua spiegazione nei termini qui di seguito trascritti.
Immaginiamo una sala affollata di giornalisti sportivi uniformemente distribuiti
ognuno di essi in conversazione con il proprio vicino in attesa del più famoso
e discusso allenatore della squadra di calcio di serie A. Al primo apparire del
personaggio sulla porta d’ingresso i giornalisti più vicini gli si fanno
intorno ponendo domande ma in questo modo rendendo difficoltoso il suo
procedere. Nel momento in cui alcuni giornalisti si allontanano dal gruppo altri
si avvicinano rallentando ulteriormente il cammino dell’allenatore verso il
tavolo allestito per la conferenza stampa. Con tutti quei giornalisti intorno è
come se il nostro personaggio diventasse più pesante e quindi facesse più
fatica a camminare. La sua quantità di moto (ossia il prodotto della velocità
per la massa) rimane costante mentre varia il valore delle due grandezze
fisiche. In certi momenti molti giornalisti si fanno intorno all’allenatore
aumentando in un certo senso la sua massa mentre diminuisce la velocità ossia
l’incedere si fa più lento e faticoso, in altri momenti diminuisce
l’affollamento intono a lui e l’avanzare verso il fondo della sala si fa più
veloce.
Ritornando al fenomeno fisico in esso si deve immaginare che quando una
particella attraversa il campo di Higgs lo distorce creando un raggruppamento
del campo intorno ad essa e generando una massa che sarà diversa a seconda
dell’affollamento prodotto dalla particella stessa. L’idea venne dalla
fisica dei solidi. Sappiamo che quelli metallici sono formati da un insieme di
nuclei positivi sistemati in modo ordinato all’interno di una struttura
tridimensionale nella quale uno sciame di elettroni, liberi di circolare al suo
interno, contribuisce a tenere insieme. L’elettrone che attraversa la
struttura cristallina viene leggermente rallentato perché attratto da tutte le
cariche positive che incontra lungo il cammino: pertanto la sua massa appare
maggiore di quella che avrebbe in assenza di questi ioni. In questo caso è in
azione la forza elettromagnetica, mediata dai fotoni. Il campo di Higgs agisce
in modo analogo, ma la forza è trasportata dai bosoni di Higgs e non dai
fotoni.
Gli acceleratori di particelle sono macchinari molto complessi e molto
costosi nei quali, all’interno di tunnel circolari, vengono accelerate
mediante un campo elettrico o magnetico particelle elettricamente cariche che
rendono in tal modo possibile l’approfondimento della conoscenza sulla
struttura fondamentale della materia e sulle interazioni fra i suoi costituenti.
I più grandi acceleratori oggi in attività sono il Tevatron con un circuito di
oltre 80 kilometri di circonferenza, realizzato nel 1983 al Fermilab (Fermi
National Accelerator Laboratory) ubicato in vicinanza di Chicago, e il Large
Hadron Collider (LHC) installato nello stesso tunnel lungo 27 kilometri del
precedente LEP (Large Electron Position collider) del CERN. Il CERN (Consiglio
Europeo per
Una volta stabilito il valore della massa della particella
che si vuole individuare si lanciano all’interno dell’acceleratore alcune
particelle ordinarie, come elettroni o protoni, che verranno accelerati,
nell’anello, da giganteschi magneti superconduttori e fatti infine scontrare
fra loro a velocità prossime a quelle della luce. Si raggiungono in questo modo
energie superiori a quella della massa della particella che si vuole
“vedere”. In base al principio di equivalenza massa-energia vengono misurate
in elettronvolt le masse delle particelle elementari. Per fare un esempio, al
protone, la cui massa è di 1,67×10-27
kg, corrisponde un’energia di
circa 0,9 GeV (gigaelettronvolt, cioè poco meno di un miliardo di elettronvolt;
l’elettronvolt rappresenta per l’appunto l’unità di misura dell’energia
nel campo delle particelle elementari). La particella più massiccia finora
trovata, il quark top (individuato nel 1995 proprio al Fermilab), ha una massa
di 174 GeV. La
particella di Higgs dovrebbe avere una massa compresa fra 130 e 180 GeV. Così
almeno ritengono i fisici che lavorano presso il Tevatron, l’acceleratore di
particelle americano. Nell’autunno del 2008 al CERN di Ginevra ha avuto inizio
l’esperimento di fisica più grande e più costoso della storia all’interno
del tunnel sotterraneo Large Hadron
Collider (LHC) ma quasi subito l’acceleratore di particelle si inceppò e
ci volle più di un anno per rimetterlo in funzione.
Secondo i calcoli dei fisici del CERN la massa della particella di Higgs
era stata valutata di circa 110 GeV: un valore che si sarebbe potuto raggiungere
nel vecchio LEP, il quale poco prima che venisse smantellato per fare posto al
nuovo acceleratore aveva raggiunto la sua massima energia di circa 200 GeV. E in
effetti proprio negli ultimi esperimenti che vennero eseguiti l’apparecchio
aveva mostrato una serie di indizi che potevano rappresentare l’esistenza
della tanto agognata particella. I segnali in verità apparivano piuttosto
deboli, tanto che i ricercatori non si arrischiarono di dichiarare ufficialmente
l’avvenuta individuazione della particella.
Se la massa della Higgs fosse veramente compresa fra 130 e 180 GeV
attualmente essa potrebbe essere individuata solo dal Tevatron americano, unico
acceleratore disposto a fornire l’energia che serve. Se invece |
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