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LO STATO GASSOSO E LE SUE LEGGI 1. LE PROPRIETÀ
DELLA MATERIA Fra
i solidi vengono inclusi i corpi rigidi che possiedono volume e forma definiti.
Fra i liquidi vengono inclusi i corpi fluidi che possiedono volume definito, ma
forma indefinita. Infine, fra i gas vengono inclusi i corpi, anch'essi fluidi,
che non possiedono però né volume né forma definiti in quanto occupano tutto
il recipiente in cui sono contenuti. Una
classificazione basata esclusivamente sul volume e sulla forma, come quella che
abbiamo appena esposto, non è soddisfacente e se si analizzano con maggiore
attenzione le proprietà di alcuni corpi ci si rende conto che non è così
automatico come sembra a prima vista inserirli nell'una o nell'altra categoria.
Se ad esempio si prende della pece, che è una sostanza che si presenta in corpi
con volume e forma definiti e che quindi dovrebbe essere classificata fra i
solidi, e la si pone in un recipiente, si nota, dopo un tempo sufficientemente
lungo, che questa lentamente si deforma e finisce per occupare la zona inferiore
del recipiente in cui è stata posta, adattandosi ad essa, esattamente come
farebbe un liquido. La pece, quindi, dobbiamo considerarla un solido o un
liquido? Oltre
ai corpi amorfi come quello che abbiamo portato ad esempio vi sono altri stati
della materia che presentano caratteristiche del tutto particolari. Fra questi
vi è lo stato di plasma il quale è considerato il quarto stato di aggregazione
della materia in quanto in tale stato si presenta la maggior parte della materia
che compone l’Universo: tutte le stelle, ad esempio, sono fatte di
plasma. Il plasma quindi, per abbondanza e importanza dovrebbe essere indicato
come il primo stato della materia ma non essendo presente sulla Terra esso per
noi rimane piuttosto misterioso. E'
evidente quindi che per una migliore classificazione degli stati di aggregazione
della materia non è sufficiente limitarsi all'analisi degli aspetti esteriori
degli oggetti di studio, ma diventa necessario far riferimento a caratteristiche
più intime di quanto non siano il volume e la forma. Per
definire e descrivere, in modo più rigoroso, lo stato fisico di un corpo, ossia
l'insieme delle sue proprietà fisiche, si è reso infatti necessario fissare
alcune grandezze dette "funzioni di
stato", che sono la temperatura, la pressione, il volume e la massa. Ogni corpo è
caratterizzato da valori precisi di queste quattro grandezze legate fra loro da
equazioni matematiche dette "equazioni
di stato". In conseguenza di ciò, cambiando anche una sola di esse,
cambia lo stato fisico del corpo. Viceversa, dalla conoscenza di tre sole di
queste grandezze è possibile conoscere il valore della quarta che rimane
fissata in modo univoco. Studiando
il comportamento macroscopico delle diverse sostanze al variare dei parametri
fisici che le caratterizzano, si osserva che mentre per i gas esiste una
uniformità di comportamento molto accentuata per tutti i tipi di gas su cui si
sperimenta, per i liquidi e per i solidi, la variazione dei fattori fisici che
li caratterizza, non è regolare per i diversi tipi di sostanza che si prende in
considerazione. Ciò dipende dal fatto che mentre i gas possono
essere considerati formati di corpuscoli che viaggiano liberi da vincoli di
qualsiasi natura, i liquidi e i solidi sono formati invece da particelle legate
da forze di interazione più o meno intense. Ed è proprio dall'intensità dei
legami chimici che dipende il diverso comportamento dei diversi tipi di sostanze
liquide e solide.
2. In
questa sede analizzeremo lo stato fisico dei gas il cui comportamento, come si
è accennato, è molto lineare e può essere descritto da leggi molto semplici
le quali a loro volta possono essere interpretate facendo ricorso a modelli
anch'essi molto semplici. Come
abbiamo detto, la caratteristica macroscopica fondamentale dei gas (o, per
meglio dire, degli aeriformi, comprendendo in questo modo anche i vapori), è
quella di non possedere né forma né volume propri. Essi quindi occupano tutto
lo spazio del recipiente nel quale sono contenuti, assumendone anche la forma. I
gas inoltre possiedono densità molto basse (mediamente circa 1.000 volte
inferiori a quelle dei liquidi, o dei solidi) e per tale motivo risultano
fortemente comprimibili. I
gas vennero studiati per la prima volta dal medico fiammingo Jan Baptist van
Helmont (1577-1644) il quale fu anche il primo a suggerirne il nome che deriva
dalla parola greca "caos", con la quale, in tempi antichi, si indicava
la materia indistinta da cui si sarebbe originato l'Universo. La
legge che lega la variazione del volume dei gas alla pressione è stata
individuata dal fisico irlandese Robert Boyle nel 1660. Si tratta di una legge
che può essere dedotta da esperimenti del tipo di quello che verrà descritto
qui di seguito. Si
immagini quindi di intrappolare una certa quantità di gas all'interno di un
recipiente cilindrico chiuso da un pistone mobile a tenuta perfetta, come è
illustrato nella figura che appare qui sotto. Mantenendo costante la
temperatura, si osserva che ad ogni variazione di pressione corrisponde una
variazione di volume; e più precisamente: raddoppiando la pressione il volume
dimezza, quadruplicando la pressione il volume si riduce a un quarto, e così
via.
La
legge di Boyle: al raddoppiamento successivo della pressione di un gas,
corrisponde il dimezzamento del suo volume. La
raccolta di un gran numero di dati sperimentali permise a Robert Boyle di
enunciare la seguente legge: "Il
volume di una determinata quantità di gas varia in proporzione inversa alla sua
pressione". Più tardi il fisico francese Edme Mariotte (1620-1684)
precisò che la temperatura, durante l'esperimento, doveva rimanere costante e
pertanto oggi la legge è nota anche come "legge di Boyle-Mariotte" (o
legge isoterma). La
legge viene espressa matematicamente nel modo seguente: dove con P, V e t sono indicate rispettivamente la
pressione, il volume e la temperatura, mentre K è una costante. La pressione è
la grandezza fisica che esprime il rapporto fra la forza applicata e la
superficie su cui la forza agisce. L’unità
di misura della pressione nel Sistema Internazionale è il pascal (Pa) e corrisponde alla forza di un
newton (N) applicata perpendicolarmente ad una superficie di Il
volume normalmente viene espresso in litri (L), in centimetri cubi (cm3)
o in millilitri (ml): In
forma analitica la legge di Boyle assume la forma seguente: Se
ad esempio con P' indichiamo la pressione di Pertanto
gli esperimenti confermano che la legge di Boyle (così come pure le altre leggi
sui gas che seguiranno), è valida solo in prima approssimazione, nel senso che
può ritenersi soddisfatta, all'interno degli errori sperimentali, solo per i
gas molto rarefatti e lontani dal punto di condensazione. Si tratta quindi di
una legge limite perché risulterebbe rigorosamente valida solo nel caso di un gas ideale. Il
gas ideale ovviamente in natura non esiste (in natura esistono gas reali) e
rappresenta quindi un'astrazione, cioè rappresenta un gas che segue alla
perfezione la legge che abbiamo esposto sopra. Il gas ideale (o gas perfetto) è
un gas le cui particelle, pur avendo una massa, devono essere immaginate prive
di volume, e sistemate a distanza tale da non interagire in alcun modo fra di
loro. Nei gas reali, invece, le particelle hanno massa e volume propri ed
interagiscono fra di loro in modo più o meno evidente. Tuttavia è bene
ribadire che i gas reali, a temperature piuttosto elevate e a pressioni basse,
possono essere ritenuti ideali e infatti, come si è visto nel nostro esempio,
obbediscono, quasi perfettamente, alla legge di Boyle. 3. LE LEGGI FISICHE
DI GAY-LUSSAC Il
problema relativo alla dilatazione dei gas per effetto del calore, fu affrontato
inizialmente dal fisico francese Jacques Alexandre César Charles (1746-1823),
il quale aveva osservato che in conseguenza di uno stesso aumento di
temperatura, tutti i gas si dilatano in eguale misura. Successivamente, anche
Alessandro Volta si interessò dell'argomento e dedusse empiricamente una legge
di dilatazione per l'aria e per il vapore acqueo. Finalmente, verso il 1800, il
fisico e chimico francese Louis Joseph Gay-Lussac (1778-1850), ordinò e
generalizzò tutte le osservazioni precedenti esprimendole sotto forma di
rigorose leggi fisiche. Le leggi prendono ora il nome di prima e seconda legge
di Gay-Lussac e possono essere così sintetizzate: In
forma matematica la legge si presenta nel modo seguente: In
forma matematica la legge si scrive nel modo seguente: Anche
queste leggi, come avevamo anticipato, risultano rigorosamente valide solo nel
caso di un gas perfetto. Esse tuttavia possono essere applicate con buona
approssimazione a gas reali, purché a pressioni non troppo alte e a temperature
non troppo basse. 4. Pertanto,
si dovrebbe concludere che alla temperatura di 273 gradi sotto zero, il volume
(e la pressione) di un gas si annulla: ciò vorrebbe dire in pratica che
sparisce la materia, una cosa che, a prima vista, potrebbe sembrare assurda.
Prima di trarre conclusioni azzardate si deve però riflettere sul fatto che il
risultato è stato ottenuto estrapolando i valori su un'equazione matematica. In
realtà, i gas non annullano il loro volume e la loro pressione alla temperatura
di 273 gradi sotto lo zero, semplicemente perché, a quella temperatura, non
esistono come tali. Molto prima di raggiungere i L'osservazione
che abbiamo effettuato mantiene tuttavia un suo interesse in quanto indica che
esiste una temperatura limite, una temperatura al di sotto della quale le leggi
fisiche perdono di significato. La temperatura di 5. LEGGE E NUMERO DI
AVOGADRO Questa
osservazione è in accordo con la legge di Avogadro la quale afferma che “volumi
uguali di gas diversi, misurati nelle stesse condizioni di pressione e
temperatura, contengono un uguale numero di molecole”. Questo vuol dire
che in condizioni normali cioè a Misure
molto precise hanno inoltre stabilito che una mole di qualsiasi gas (ma anche più
in generale di qualsiasi sostanza, gassosa o meno) contiene esattamente 6,023·1023
molecole. Questo valore prende il nome di “numero di Avogadro” e poiché,
come abbiamo detto, una mole di qualsiasi gas in c.n. occupa Forse
è opportuno ricordare che la mole (o grammomolecola, o grammoatomo) è una
quantità espressa in grammi pari al peso molecolare di un composto o al peso
atomico di un elemento. La legge
di Boyle e le due leggi di Gay-Lussac possono essere riunite in un'unica
equazione che esprime lo stato generale del gas. Per fondere le tre leggi in una
sola si procede nel modo seguente. Immaginiamo
di avere una mole di gas (ideale) in condizioni normali (c. n.), cioè alla
temperatura t0 di Le
nostre condizioni di partenza saranno quindi:
temperatura
= t
quindi, essendo:
273 + t = T, sostituendo avremo:
P×V
= n×R×T Il
valore numerico di R dipende dalle unità usate per la misura del volume, della
pressione, della temperatura e della massa. In chimica, volume, pressione,
temperatura e massa, si esprimono normalmente rispettivamente in litri,
atmosfere, gradi Kelvin e moli. Il valore della costante R si calcola quindi
ponendo P=1 atm, V=22,414 L, T=273,16 K e n=1 mol. Pertanto avremo:
7. TEORIA CINETICA
DEI GAS La
teoria che interpreta il comportamento dei gas si chiama "teoria
cinetica dei gas" (il
termine kìnema in greco significa
“movimento”). A questa teoria si è arrivati attraverso una serie di
osservazioni fra le quali vi è il moto browniano cosiddetto in onore del
botanico inglese Robert Brown (1773-1858). Egli, osservò per la prima volta il
tipo di movimento che da lui prende il nome esaminando al microscopio il moto di
granuli di polline galleggianti sull’acqua. Ci si può rendere conto del
fenomeno anche senza far uso del microscopio. Se si osserva un raggio di luce
che entra in una stanza buia si possono vedere in esso i minutissimi e
impalpabili granellini di polvere muoversi a zig-zag in modo disordinato e
frenetico. Che cosa è che fa muovere i granellini di polline sull’acqua e di
polvere nell’aria? Un’ipotesi molto attendibile è quella che a spingere in
ogni direzione i piccolissimi granellini di polline e polvere siano le ancora più
piccole particelle che costituiscono l’acqua e l’aria. Sulla base di questa
ipotesi è stato possibile costruire un modello detto "modello cinetico del
gas ideale" in cui il gas viene immaginato costituito di particelle
puntiformi, prive cioè di volume, con massa m
uguale per tutte e separate da distanze tali da poterle considerare in assenza
di interazioni, quindi indipendenti fra loro. Questo
semplice modello meccanico ci permette di interpretare coerentemente il
comportamento dei gas. Infatti, possiamo immaginare che le particelle che si
trovano all'interno di un recipiente si urtino fra di loro e contro le pareti
del recipiente con collisioni perfettamente elastiche, e quindi senza
dispersione di energia per attrito. A causa degli urti può cambiare l'energia
cinetica di una singola particella, ma l'energia cinetica complessiva rimane
sempre la stessa: ecco il motivo per il quale le particelle di un gas non si
fermano mai. Attraverso il modello è possibile spiegare anche tutte le altre
proprietà del gas. La
pressione, ad esempio, sarebbe il risultato delle collisioni delle particelle
contro le pareti del contenitore. Aumentando il numero delle particelle
all'interno del recipiente, aumenta la pressione perché aumenta statisticamente
il numero degli urti contro le pareti. Anche riducendo le dimensioni del
recipiente aumenta la pressione, e lo fa per lo stesso motivo di prima. Per
quanto riguarda la temperatura, lo sviluppo matematico del modello meccanico(*),
porta ad un risultato molto simile a quello che si ricava attraverso
l'esperienza. Precisamente, la pressione delle particelle contro le pareti del
recipiente, moltiplicata per il volume del recipiente stesso, risulta
proporzionale all'energia cinetica media delle particelle in esso contenute. In
forma matematica, il risultato può essere espresso nel modo seguente: dove P×V
è il prodotto pressione per volume, N0 è il numero delle particelle
contenute nel recipiente in cui si sperimenta (che nei calcoli potremmo assumere
uguale al numero di Avogadro) e Ec è la loro energia cinetica media.
Confrontando
ora l'espressione derivata dal modello teorico con la legge sperimentale
relativa ai gas perfetti, che per una mole di sostanza si presenta nella forma P×V
= R×T,
si ottiene: R × T = 2/3 ×
N0 ×
Ec , da cui:
Quest'ultima
espressione stabilisce una relazione di proporzionalità diretta fra l'energia
cinetica media delle particelle di un gas ideale e la temperatura assoluta. In
altre parole, il concetto di temperatura risulta spiegato in base al moto delle
particelle del gas. Dal confronto della legge sperimentale con il modello
meccanico si ricava infatti che la temperatura di un gas non è altro che
l'espressione del moto delle particelle che lo costituiscono. Infine,
per completezza d'informazione, facciamo notare che R/N0, rapporto
fra due costanti (la costante universale dei gas e il numero di Avogadro) è a
sua volta una costante, che prende il nome di "costante di Boltzmann"
e si indica con k. Pertanto l’espressione analitica, che lega l’energia
cinetica delle particelle di un gas perfetto alla temperatura, normalmente si
trova scritta nel modo seguente: E' bene
dire subito che la velocità di una molecola di gas può essere anche calcolata,
per via teorica, facendo ricorso al modello di gas che è stato illustrato in
precedenza. Dalla conoscenza del valore dell'energia cinetica e della massa di
una molecola, attraverso la formula Ec=½m·v², è possibile
risalire al valore della velocità. Si trovano in questo modo valori
sorprendentemente elevati (centinaia di migliaia di volte superiori a quelli che
si ottengono sperimentalmente). Ciò si giustifica riflettendo sul fatto che
quando le molecole si muovono nell'aria vanno incontro ad un numero elevatissimo
di urti con altre particelle, numero che diventa ancora maggiore se le
particelle sono di grosse dimensioni. La teoria prende invece in considerazione
la velocità di una singola molecola che viaggia indisturbata. Il
chimico e fisico scozzese Thomas Graham (1805-1869), misurando le quantità di
gas di diversa natura che si diffondevano attraverso un setto poroso, in un
determinato intervallo di tempo, pervenne alla formulazione di una legge che
oggi va sotto il nome di "legge
della diffusione gassosa" o "legge
di Graham". Essa può essere enunciata nel modo seguente: “La
velocità di diffusione di un gas è inversamente proporzionale alla radice
quadrata della sua densità, quando la temperatura e la pressione sono
costanti." In
forma matematica la legge si scrive nel modo
seguente: dove con V si è indicata la velocità di diffusione del gas
e con d la sua densità; K è una costante identica per tutti i gas. La
legge lascia prevedere che quanto più un gas è denso, tanto più lentamente si
diffonde. Immaginiamo allora due gas, A e B, di densità rispettivamente dA
e dB, che si diffondono con velocità VA e VB.
Per essi deve valere:
__ __
____
____ Misure
quantitative della velocità di diffusione di gas diversi permettono di
determinare il loro peso molecolare. Ad esempio, sperimentalmente si ottiene che
la velocità di diffusione dell'idrogeno (VH) è 4 volte maggiore di
quella dell'ossigeno (VO). Pertanto, poiché per la legge di Graham
deve essere:
___
___ Sostituendo
i valori sperimentali si ottiene: Come si
può vedere, la legge della diffusione dei gas rappresenta un ulteriore metodo
per la determinazione dei pesi molecolari delle sostanze allo stato gassoso. 9. Quando in
un recipiente si mescolano gas diversi che non reagiscono fra loro, si osserva
che ciascun gas dà il proprio contributo alla produzione della pressione
totale. La legge, formulata dal fisico inglese John Dalton (1766-1844), va sotto il nome di "legge delle pressioni parziali" e può essere espressa
nel modo seguente: "La pressione
totale, esercitata da una miscela di gas, è data dalla somma delle pressioni
parziali dei singoli gas costituenti la miscela". In termini matematici
si può scrivere: Anche
questa legge si interpreta facilmente alla luce della teoria cinetica dei gas.
Si ricorderà infatti che un gas ideale si immagina costituito di particelle
tutte uguali, prive di dimensioni e di massa m. Si ricorderà anche che i gas
reali, quando sono molto rarefatti e quando la loro temperatura è lontana dalla
temperatura di liquefazione, assumono le sembianze di gas ideali. Pertanto, gas
diversi, in condizioni vicine a quelle di gas ideale, essendo costituiti di
particelle tutte identiche per massa, perdono la loro individualità e si
comportano come se fossero un unico gas, esercitando, sulle pareti del
recipiente che le contiene, una pressione il cui valore dipende unicamente dal
numero delle particelle presenti. Immaginiamo
ora un recipiente riempito di due soli gas, il gas A e il gas B. Siano nA
le moli del gas A e nB le moli del gas B. Poiché le pressioni
esercitate dai due gas sono proporzionali al numero delle moli, possiamo
scrivere la seguente proporzione:
Possiamo
quindi affermare che in generale la pressione parziale di un gas (A), facente
parte di un miscuglio, è data dal prodotto della frazione molare del gas
considerato per la pressione totale del miscuglio. In simboli: Nel
modello di gas ideale si era inoltre assunto che le particelle fossero prive di
volume. Le molecole dei gas reali, invece, hanno dimensioni finite ed occupano,
con la loro presenza, una porzione del volume del recipiente in cui sono
contenute, volume, quest'ultimo, che quindi non può più essere ritenuto a
completa disposizione del moto delle particelle presenti. Pertanto,
il comportamento di un gas, le cui caratteristiche siano effettivamente quelle
di gas reale, non può essere descritto dall'equazione dei gas ideali.
L'equazione dei gas ideali, tuttavia, potrà risultare utile anche per un gas
reale purché si provveda alla correzione delle cause responsabili delle
deviazioni dal comportamento ideale. Una delle equazioni di stato più note per
i gas reali è quella elaborata dal fisico olandese Johannes Diderik Van der
Waals (1837-1923). La prima
correzione apportata dal fisico olandese all'equazione di stato dei gas
perfetti, riguarda la pressione. La pressione Pr che un gas
reale effettivamente esercita sulle pareti del recipiente in cui è contenuto,
risulta inferiore alla pressione P che produrrebbe il gas ideale in quanto, le
molecole dei gas reali, essendo poste a distanza tali da risentire delle forze
attrattive causate dalla loro stessa massa, finiscono per urtare contro le
pareti del recipiente con un'energia leggermente inferiore al caso ideale. Si
calcola che la pressione, per una mole di gas reale, risulta ridotta di una
quantità inversamente proporzionale al quadrato del volume occupato dal gas.
Questa quantità viene indicata con a/V² dove a è un valore costante tipico di
ogni gas, e deve essere aggiunta alla pressione Pr esercitata dal gas
reale, per ottenere il valore della pressione P corrispondente a quella di un
gas con comportamento ideale. La
seconda correzione da apportare è relativa al volume. Il volume V
effettivamente a disposizione delle particelle di un gas reale, non è, come nel
caso del gas ideale, tutto il volume del recipiente, ma solo una parte di esso.
Si deve infatti considerare il volume proprio delle molecole, detto covolume ed
indicato con b. Questo volume (in realtà di piccola entità) deve essere
comunque sottratto dal volume totale Vr, perché indisponibile per il
movimento delle particelle. L'equazione
di stato dei gas ideali, adattata a quelli reali, con le correzione di Van der
Waals che abbiamo esposto, per una mole di gas, assume, in fine, la forma
seguente: La stessa
legge, riferita, invece che ad una sola mole, ad un numero n di moli, si scrive
nel modo seguente:
n² · a |
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