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SAPONI E DETERSIVI
L’acqua non lava in quanto, strano a
dirsi, non bagna completamente tutti i corpi. Per averne la prova, ancorché
parziale, si riempia di acqua un bicchiere e poi lo si svuoti, si osserverà che
le sue pareti interne risultano in gran parte asciutte. Ciò dipende dalla
grande tensione superficiale dell’acqua conseguenza, a sua volta, dei forti
legami a idrogeno che legano fra loro le molecole che la costituiscono.
All’interno di una goccia d’acqua le forze attrattive fra le molecole
operano in tutte le direzioni e quindi si bilanciano a vicenda; sulla superficie
esterna invece ciò non accade e le forze attrattive sono sbilanciate verso
l’interno: in questo modo esse tendono a ridurre al minimo l’area
superficiale facendo assumere alla goccia la forma sferica. A causa di questa
forte tensione superficiale l’acqua non si trova in intimo contatto con il
sudiciume, che quindi non viene rimosso dal tessuto o dall’oggetto che si
intende lavare. 1. L’AZIONE DETERGENTE DEI SAPONI
I saponi “classici” sono i sali di sodio (Na) di acidi grassi a lunga
catena carboniosa come ad esempio è l’acido stearico (C17H35COOH),
l’acido palmitico (C15H31COOH), l’acido oleico (C17H33COOH)
ed altri acidi monocarbossilici a lunga catena, formata da un minimo di
L’azione dei saponi si basa sul famoso principio del “simile scioglie
il simile”. Gli anioni presentano infatti un gruppo polare, alla fine di una
lunga catena idrocarburica, detto “testa”, con proprietà idrofile
(dal greco hydõr = acqua e phílos = amico), perchè resta a diretto contatto con le molecole,
anch’esse polari, dell’acqua. Di contro la “coda”, non polare, è
detta idrofoba (dal greco phóbos = paura), in quanto penetra negli aggregati multimolecolari
non polari di grassi e di oli presenti sui tessuti o sugli oggetti che si
intende lavare. Quindi, quando lo sporco è costituito da residui di varia
natura (polveri, fuliggine, ecc.) rivestiti da un velo di sostanze grasse, le
parti idrofobe delle molecole del sapone penetrano in questi ultimi mentre le
parti idrofile si agganciano all’acqua. Il movimento meccanico favorisce la
formazione di piccole micelle (cioè di aggregati multimolecolari di sudiciume)
che, avviluppate da uno strato di molecole di tensioattivo rimangono disperse
stabilmente nell’acqua. In altre parole le micelle possono essere considerate
delle sferette con la superficie caricata negativamente le quali, respingendosi
fra loro elettrostaticamente, rimangono disperse nel solvente acquoso da dove
verranno allontanate con i risciacqui.
C17H35COONa
+ HCl
®
C17H35COOH
+ NaCl
Quando lo sporco è costituito da polvere il meccanismo di rimozione è
più complicato. Le particelle di polvere attraggono infatti le parti idrofile
del sapone in modo più forte dell’acqua e in tal modo esse vengono
avviluppate da un doppio strato di molecole di sapone orientate fra loro in
senso inverso. Una volta portate in sospensione vi permangono poi stabilmente
così come avviene per le micelle di grasso. 2. I DETERSIVI
I detergenti sintetici, venduti in commercio con il nome di
“detersivi”, hanno soppiantato i saponi che attualmente vengono prodotti
esclusivamente come saponette da toeletta. Con il termine “detersivo” si
intende quindi qualsiasi sostanza chimica sintetica che funga da sapone. Fanno
parte integrante dei detersivi alcuni prodotti che svolgono funzioni
complementari ma non trascurabili. Fra questi vi sono i polifosfati, di cui
abbiamo già fatto cenno, i quali riducono la durezza dell’acqua agganciando i
cationi ferro, calcio e magnesio in essa disciolti, disperdono le particelle di
sudiciume e mantengono il desiderato ambiente alcalino. I silicati sodici che
conservano il pH in ambiente basico, inibiscono la corrosione dei metalli e
favoriscono il mantenimento in sospensione del sudiciume. Inoltre vi sono gli
ossidanti costituiti dagli ipocloriti di sodio che completano l’azione lavante
attaccando per ossidazione il sudiciume. A ciò si aggiungano le cariche,
sostanze inerti, come ad esempio il solfato di sodio, che servono per abbassare
il costo del prodotto finale. Vanno infine ricordati gli additivi cioè sostanze
che svolgono varie funzioni come quella di deodorante, decolorante, profumante,
inibitrice di corrosione e così via.
Le caratteristiche strutturali di questi prodotti sintetici sono tali da
sostituire nella loro azione detersiva i saponi; anzi, rispetto a questi ultimi,
offrono il vantaggio di non formare prodotti insolubili con gli ioni normalmente
presenti nelle acque, quali soprattutto Ca++ e Mg++.
Il loro impiego ha però causato un problema complesso per la nostra società in
quanto questi prodotti, a differenza di ciò che avviene per i saponi, non
vengono rapidamente demoliti dall’azione dei batteri naturali a causa della
catena ramificata della loro molecola. Si ha di conseguenza un inquinamento dei
corsi d’acqua in cui gli scarichi urbani vengono immessi, facilmente
rilevabile dalla formazione di schiuma. L’industria chimica ha cercato di
eliminare queste difficoltà sviluppando una serie di prodotti biodegradabili
con catene lineari simili a quelle dei saponi classici che vengono quindi
demoliti dall’azione batterica.
I detersivi sintetici anionici sono di gran lunga i più diffusi ma non
sono gli unici. Vi sono anche i cationici, i non ionici e gli anfiolitici (o
anfoteri).
I detersivi cationici sono costituiti da una lunga catena alifatica che
come negli anionici costituisce la parte apolare lipofila la quale termina però
con un gruppo polare idrofilo costituito da una funzione amminica recante una
carica positiva. Questi detersivi sono diventati importanti quando poco prima
dell’ultima guerra mondiale è stato scoperto che avevano proprietà
battericide e oggi trovano infatti impiego in particolari usi come per esempio
in lavanderie d’ospedale.
I detersivi non ionici sono molecole costituite da eteri o da esteri di
polietilenglicoli in cui il gruppo liofilo è sempre una lunga catena
idrocarburica, mentre la funzione idrofila è espletata da gruppi polari come ad
esempio da un ossidrile. Essi hanno il vantaggio di produrre una schiuma poco
voluminosa che li rende adatti par le macchine lavatrici. Questi prodotti
dimostrano fra l’altro che non è l’abbondante schiuma a caratterizzare la
bontà di un sapone.
Sono detersivi anfiolitici quelli in cui la parte idrofila della molecola
ha contemporaneamente azione acida e basica per cui il detersivo si comporta da
anione al di sopra di un certo valore del pH e da catione al di sotto di esso.
La produzione di questi detersivi è molto limitata a causa del costo piuttosto
elevato dei prodotti posti in commercio e sono particolarmente apprezzati in
campo cosmetico.
Il metodo di preparazione impiegato per ottenere i saponi si basa sulla
scissione alcalina dei trigliceridi, ossia degli esteri della glicerina con
acidi monocarbossilici a lunga catena carboniosa di cui abbiamo già fatto
alcuni esempi. Aggiungiamo ora che queste sostanze si trovano negli oli vegetali
(di palma, di soia, di arachide, di oliva, di cotone, ecc.) e nei grassi animali
(sego di bue, di montone, ecc.).
Le miscele di differenti gliceridi vengono poste in apposite caldaie
scaldate a temperature intorno ai 170-180 °C, e sotto la pressione di 8-10 atmosfere, in presenza di soluzioni acquose di
idrati alcalini (NaOH e KOH) e NH4OH. Terminata la saponificazione
(ossia il processo di idrolisi) rivelata dalla scomparsa dei grumi di grassi e
di oli si opera la cosiddetta salatura, che si ottiene aggiungendo del cloruro
di sodio il quale rende insolubile il sapone che si è formato e lo fa affiorare
in superficie separandolo dalla parte liquida sottostante ricca di glicerina e
di altre impurezze. Mediante un rubinetto posto nella parte inferiore della
caldaia si allontanano le acque ricche di glicerina la quale può essere usata
per produrre la nitroglicerina, un esplosivo molto potente. (A questo proposito
si ricorda che negli Stati Uniti, durante le due guerre mondiali, le massaie
cercavano di risparmiare sull’ uso dei grassi e degli oli per cucina in modo
che queste materie prime potessero essere impiegate per la produzione della
glicerina.) Dopo il raffreddamento si ottiene la miscela solida dei saponi.
Prima che sia completato il raffreddamento si possono aggiungere varie
sostanze per ottenere saponi con particolari caratteristiche commerciali. Uno di
questi consiste nell’aggiunta all’acqua dura di polifosfati al fine di
eliminare gli ioni calcio circondandoli e impedendone la combinazione con gli
altri anioni che normalmente ne causano la precipitazione. Questo tipo di
interazione fra uno ione e un altro è detto sequestrazione
e i polifosfati sono perciò noti come “agenti sequestranti”.
In Italia il fabbisogno di detersivi sintetici è cresciuto con la loro
introduzione nell’uso domestico e con il progressivo diffondersi di
lavabiancheria e lavastoviglie. La produzione italiana dei detersivi sintetici
è andata via via aumentando negli anni mentre quella dei saponi naturali è
diminuita ma non in modo proporzionale: questo è forse un indice dell’aumento
fra la popolazione del rispetto delle norme concernenti l’igiene personale.
L’uso sempre più esteso dei detersivi sintetici ha comportato, come
abbiamo visto, danni ambientali piuttosto rilevanti (dovuti in genere alla bassa
biodegradabilità di certi composti tensioattivi) e in particolare il fenomeno
della eutrofizzazione delle acque, cioè di un’abnorme crescita delle alghe
favorita da un’azione “concimante” da parte dei composti azotati e
fosfatici presenti nei detersivi. L’inquinamento della acque raggiunse valori
tanto elevati da rendere necessaria la regolamentazione della produzione di
questa merce.
Dal 1° gennaio 1971 la legge italiana precisa che i detersivi devono
essere biodegradabili almeno per l’80% cioè caratterizzati da catene di atomi
di carbonio lineari simili a quelle dei saponi naturali più facilmente
riducibili a molecole più semplici da parte dei microrganismi naturali. Di
conseguenza si è cominciato a bandire anche l’uso dei fosfati ritenuti,
almeno in parte, responsabili del fenomeno dell’eutrofizzazione, e a
sostituirli con altri riduttori della durezza delle acque, per quanto più
costosi.
In commercio i saponi sono valutati in base al titolo
che esprime la percentuale di acidi grassi e resinosi; in un buon prodotto puro
e fresco esso non deve essere inferiore a 60-62% ed aumenta con la stagionatura.
Nella valutazione dei saponi si tiene conto anche dall’umidità, della carica
e degli alcali liberi. I migliori tipi devono infatti essere neutri (pH=7): per
quelli adibiti all’igiene personale è preferibile se posseggono un pH
leggermente acido. I saponi eccessivamente alcalini deteriorano fibre e tessuti
e non sono perciò adatti per toeletta e per lavare lana, seta, e fibre
artificiali e sintetiche. |
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