|
ESERCIZI – PARTE 4a
61. Furono ritrovati i
resti di alcune abitazioni preistoriche costruite su palafitte che vennero fatte
risalire, dagli archeologi, a 2.800 anni prima di Cristo. Si cercò quindi
conferma della data attraverso il metodo del C14. Quale dovrebbe
essere la percentuale di carbonio radioattivo presente nei frammenti di legno
sottoposti ad esame per confermare l'ipotesi degli studiosi? Il tempo di
dimezzamento del carbonio-14 è di 5.570 anni.
Negli organismi viventi
avviene uno scambio ininterrotto di carbonio attraverso gli alimenti che
assumono e i rifiuti che eliminano. Il carbonio presente in natura contiene una
percentuale fissa di C14 garantita da una continua produzione che
compensa esattamente la quantità che decade spontaneamente. La produzione di
carbonio radioattivo è indotta da neutroni generati dai raggi cosmici,
attraverso la seguente reazione:
7N14 + 0n1
Ž
6C14 + 1H1
Nello stesso tempo in
cui si forma, il carbonio radioattivo decade spontaneamente con emissione di
particelle b
(-1e0):
6C14 Ž
7N14 + -1e0
Quando un organismo
cessa di vivere l'incorporazione dell'isotopo radioattivo del carbonio si
interrompe e la quantità di C14 che si trasforma in azoto non può
più venire rimpiazzata.
Veniamo
ora al nostro problema. Se la stima fatta dagli archeologi è corretta, si deve
dedurre, tenuto conto del tempo di dimezzamento del C-14, che la quantità di carbonio radioattivo ancora presente nel legno
impiegato circa 4.800 anni fa per la costruzione delle abitazioni deve essere più
della metà di quella iniziale. Attraverso
l'equazione relativa alla legge sul decadimento radioattivo si perviene allo
stesso risultato con maggiore precisione. La legge può essere scritta
nel modo seguente:
log N/N0
= - 0,3∙t/t½
in cui log è il simbolo del logaritmo a base 10, N è il
numero di nuclidi ancora presenti al tempo t (cioè attualmente), N0
è il numero di nuclidi presenti al tempo 0 (cioè quando furono tagliate le
piante usate per costruire le abitazioni preistoriche), t è il tempo e t½ è il
tempo di dimezzamento dell'isotopo radioattivo.
Pertanto, sostituendo i valori noti:
log N/N0 = - 0,3
∙
4.800/5.570
Þ
log N/ N0 = - 0,258
Se il logaritmo del rapporto fra il numero dei nuclidi attualmente presenti nel
legno sottoposto ad analisi e quello dei nuclidi presenti all'inizio nello
stesso pezzo di legno è -0,258 vuol dire che N/N0 è uguale
all'antilogaritmo di tale valore ossia a 10-0,258 = 0,552 e quindi la quantità di carbonio radioattivo presente nei reperti raccolti
deve corrispondere a circa il 55% di quella iniziale.
E'
bene far notare che il metodo di datazione con il C14 non consente
una precisione assoluta, sia a causa degli errori sperimentali, sia per il fatto
che la quantità dell'isotopo radioattivo presente nell'atmosfera è cambiato
nel corso del tempo. Quest'ultimo è anche il motivo per il quale, come materia di
confronto, si usa legno di età nota dell'altro secolo per escludere eventuali
contaminazioni radioattive e l'aumento di CO2 nell'atmosfera di
questi ultimi anni.
62. Quante tonnellate di carbone, che sviluppa 8.000 kcal/kg, sarebbero
necessarie per produrre la stessa quantità di energia che si ottiene dalla
fissione, all'interno di un reattore nucleare, di
10 g
di U235 ? La reazione di fissione che si svolge nel reattore è la
seguente:
92U235 + 0n1
®
54Xe143 + 38Sr91 + 2 ∙ 0n1
Il calcolo si basi sui seguenti pesi atomici:
U235 = 235,0439; Xe143 = 142,9553; Sr91
= 90,93867; 0n1 = 1,008665
Per
un solo atomo di uranio, il difetto di massa che si determina durante lo
svolgimento della reazione è dato da:
(235,0439 + 1,008665) – (142,9553 + 90,93867 + 2∙1,008665) =
0,1413 amu
Sappiamo
che un amu pesa 1,66057∙10-
24
g e quindi 0,1413 amu peseranno:
(1,66057∙10-24 ∙ 0,1413) = 2,3464∙10-
25 g
che corrispondono ad
un'energia pari a:
E
= m∙c² = 2,3464∙10-25 ∙ (3∙1010)²
= 2,1118∙10-4 erg
Per trasformare gli erg
in elettronvolt, poiché un elettronvolt vale 1,6022∙10-12 erg,
basterà dividere 2,1118∙10-4 per 1,6022∙10-12.
Si otterrà 1,318∙108 eV, pari a 131,8 MeV (megaelettronvolt,
cioè 106 elettronvolt).
Abbiamo
così ricavato l'energia corrispondente alla fissione di un solo atomo di
uranio. Se ora volessimo calcolare l'energia della fissione di tutti gli atomi
contenuti in 10 g
di uranio dovremmo innanzitutto conoscere il numero degli atomi contenuti in
tale massa. Dividendo il peso in grammi dell'uranio disponibile per il suo peso
atomico, avremo il numero di moli dell'elemento, quindi moltiplicando queste per
il numero degli atomi presenti in una mole avremo gli atomi totali:
10/235,0439 = 0,04254 moli Þ 0,04254∙6,022∙1023 = 2,5617∙1022
atomi
Ora, moltiplicando il
numero degli atomi per l'energia liberata dalla fissione di un singolo atomo, si
ottiene l'energia totale:
2,5617∙1022
∙131,8 = 3,3763∙1024 MeV.
La stessa energia
espressa in joule è: 3,3763·1030 eV∙1,6022∙10-19
= 5,3980∙1011 joule.
Questa è l'energia
totale che 10 g
di uranio 235 svilupperebbero se si trasformassero integralmente in xeno e
stronzio.
Per
sapere quanto carbone bisognerebbe bruciare per ottenere la stessa energia
conviene trasformare i joule in kcal. Sapendo che 1 cal = 4,1840 joule,
5,3980∙1011 joule corrispondono a 1,290∙108 kcal.
Ora, poiché la combustione di un kg di carbone sviluppa 8.000 kcal, per
produrre 1,290∙108 kcal ci vorrebbero 16.125 kg
(poco più di 16 tonnellate) di carbone.
63. Un radioisotopo
presenta una radioattività pari a 2,5 mCi (millicurie) e, dopo tre minuti, di
1,7 mCi. Calcolare il tempo di dimezzamento (t½)
e la costante specifica di velocità
(l).
La legge di decadimento
radioattivo, scritta in termini logaritmici, presenta la forma seguente:
Ln (N/N0) = -l∙t
Se sostituiamo ad N N0/2,
e a t t½ l'equazione scritta sopra diventa:
Ln 1/2 = -l∙t½
da cui, risolvendo rispetto a l
avremo: l
= 0,693/t½
Quindi, sostituendo
questo valore nell'equazione scritta all'inizio, otteniamo:
Ln (N/N0) = - 0,693/t½ ∙ t
Sostituendo ad N e ad N0
rispettivamente i valori della radioattività (grandezze proporzionali al numero
di atomi presenti) e a t il tempo di 3 minuti (180 secondi), avremo:
1,7
- 0,693
- 0,693
Ln ——— = ——–—— ∙ 180
da cui: t½
= ————— ∙180 = 323,4 s
2,5
t½
- 0,3857
l = 0,693/323,4 = 2,14∙10-3 s-1.
64. Calcolare la
durezza temporanea, permanente e totale, in gradi tedeschi, per un'acqua
minerale che in 1 litro
contiene disciolti 82 mg di Ca(HCO3)2, 97 mg di Mg(HCO3)2
e 52 mg di CaCl2.
La durezza di un'acqua
è dovuta alla presenza di sali solubili di calcio e magnesio. Si distingue una
durezza temporanea determinata dalla presenza di bicarbonati da una durezza permanente
dovuta ad altri sali. L'insieme delle due durezze costituisce la durezza totale.
La
durezza temporanea è la più dannosa, soprattutto nel caso di acque
industriali, in quanto, per ebollizione, i sali solubili si trasformano in sali
insolubili che vanno ad incrostare i contenitori.
La
durezza si esprime convenzionalmente in gradi francesi o tedeschi. Un grado
tedesco (°D) corrisponde a 10 milligrammi (mg) per litro di CaO. Per calcolare
i gradi tedeschi è quindi necessario trasformare il peso dei diversi sali in
quello dell'ossido di calcio.
Nel
nostro esempio la durezza temporanea è dovuta alla presenza, in soluzione, dei
bicarbonati di calcio e di magnesio e poiché questa deve essere espressa in
gradi tedeschi, dobbiamo calcolare i mg di CaO corrispondenti al peso dei due
bicarbonati.
Per
far ciò si impostano e si risolvono le seguenti due proporzioni:
PM di Ca(HCO3)2 : PM di CaO = 82 mg : X mg
da cui: X = 28,3
mg
PM di Mg(HCO3)2 : PM di CaO = 97 mg : Y mg
da cui: Y = 37,1 mg
Ora, poiché 1 grado
tedesco corrisponde a 10 mg per litro, avremo:
durezza temporanea = (28,3 + 37,1)/10 = 6,54 °D
La
durezza permanente è dovuta a CaCl2 il cui peso va anch'esso
trasformato nel peso di CaO:
PM di CaCl2 : PM di CaO = 52 mg : Z mg
da cui: Z = 26,2 mg
La durezza permanente
sarà quindi 2,62 °D.
Infine,
la durezza totale sarà la somma delle due parziali e cioè (6,54+2,62) = 9,16
°D.
65. Un'acqua ha 38 °D
di durezza totale di cui 18 temporanea dovuta a Ca(HCO3)2
e 20 permanente dovuta a MgSO4. Calcolare le quantità di Ca(OH)2
e di Na2CO3 che occorrono per eliminare la durezza da 100 litri
di quest'acqua.
Consideriamo
innanzitutto la reazione che interviene fra Ca(HCO3)2 e Ca(OH)2:
Ca(HCO3)2 + Ca(OH)2
Ž 2 CaCO3¯
+ 2 H2O
Il carbonato di calcio
è un sale insolubile che precipita e quindi si separa dalla soluzione.
Dall'equazione
di reazione si evince che una mole di Ca(HCO3)2 richiede
una mole di Ca(OH)2 per reagire completamente. D'altra parte sappiamo
che, nella determinazione della durezza in gradi tedeschi, una mole di
bicarbonato corrisponde ad una mole di CaO. Pertanto, le moli di idrossido di
calcio necessarie per togliere la durezza saranno le stesse delle moli di CaO
formalmente corrispondenti alla durezza temporanea. Ora, per calcolare i
milligrammi di CaO presenti in 100 litri
di acqua basterà moltiplicare per 10 la durezza temporanea e quindi, il
risultato, per 100.
mg di CaO/100 L = 18·10·100 = 18.000 mg = 18 g.
La quantità in grammi
di Ca(OH)2 necessaria a togliere la durezza temporanea della
soluzione sarà data da:
PM di CaO : PM di Ca(OH)2 = 18 g
: X g da
cui: X = 23,8 g
Passiamo ora al calcolo
della quantità di Na2CO3 necessaria per togliere i 20 °D
di durezza permanente dai nostri 100 litri
di acqua. La durezza permanente è dovuta a MgSO4 che dovrà essere fatto reagire con Na2CO3 nel modo
seguente:
MgSO4 + Na2CO3 Ž
Na2SO4 + MgCO3¯.
Il sale MgCO3
è insolubile e si separa come
precipitato.
L'equazione
di reazione mette in luce che una mole di solfato di magnesio reagisce con una
mole di carbonato di sodio. D'altra parte, per quanto riguarda la durezza,
sappiamo che un grado tedesco corrisponde a 10 mg di CaO. Quindi i 20 °D dei
nostri 100 litri
di acqua corrisponderanno a:
mg di CaO/100 L = 20·10·100 = 20.000 mg = 20 g
Infine, indicando con Y
la quantità in grammi di Na2CO3 necessaria per togliere
la durezza, avremo:
PM di CaO : PM di Na2CO3 = 20 g
: Y g
da cui: Y = 37,8 g
Per togliere la durezza
totale dai nostri 100 litri
di acqua si dovrà versarvi dentro 23,8 g
di Ca(OH)2 e
37,8 g
di Na2CO3.
66. Avendo a
disposizione una soluzione acquosa di acido solforico, la cui concentrazione è
dell’84% p/p (d = 1,55 g/mL), determinare quale volume di detta soluzione si
deve usare per ottenere, con aggiunta di acqua, un litro di soluzione 2,7 N.
Una soluzione 2,7 normale contiene 2,7 equivalenti di soluto
per litro di soluzione. Nel nostro caso, trattandosi di un acido diprotico in
quanto H2SO4 si ionizza generando 2 H+ e 1 SO4–
–, 2,7 equivalenti corrispondono a 1,35 moli e la soluzione 2,7 normale è
1,35 M. Infatti, per un elettrolita che ionizzandosi mette in gioco due elettroni i
grammo-equivalenti sono la metà delle grammo-molecole.
La
grammo-molecola di H2SO4 pesa 98 grammi
e il grammo-equivalente pesa di conseguenza
49 grammi. Pertanto, 1,35 moli di questo acido pesano 1,35·98
=
132,3 g
e, 2,7 grammo-equivalenti hanno lo stesso peso. Infatti: 2,7·49 =
132,3 g.
Una
soluzione all’84% in peso contiene
84 grammi
di soluto in
100 grammi
di soluzione. 100 grammi
di soluzione corrispondono a 64,5 mL. Infatti:
d = M/V Þ
V = M/d Þ
V = 100/1,55 = 64,5.
Ora, se in 64,5 mL vi
sono
84 g
di H2SO4, in quanti mL vi saranno 132,3 g?
64,5 : 84 = X : 132,3
Þ
X = 101,6.
In definitiva, per ottenere
un litro 2,7 N di acido solforico si deve partire da un volume di 101,6 mL della
soluzione data.
67. Una soluzione
acquosa di Na2CO3 contiene
13 grammi
di sale e 100 g
di acqua. La densità di questa soluzione è 1,12 g/mL. Calcolare frazione
molare, molalità e molarità.
La
frazione molare (X) di un determinato soluto in una soluzione è il rapporto fra
il numero di moli (n) del soluto e la somma delle moli di soluto e solvente.
Pertanto:
nsale
Xsale
= ———————
nsale + naq
Le moli di soluto si
ottengono dividendo i 13 grammi
del carbonato di sodio per il suo peso formula che è 46 + 12 + 48 = 106.
Pertanto:
13
: 106 = 0,12
Le moli di acqua sono:
100 : 18 = 5,55. Avremo quindi:
0,12
X
= ———————— =
0,021
0,12
+ 5,55
La molalità di una
soluzione è definita come il numero di moli di soluto in
1000 g
di solvente. Nel nostro caso 0,12 moli di sale sono contenute in
100 g
di acqua, quindi 1,2 moli saranno presenti in 1000 g
di H2O. La soluzione è quindi 1,2 molale.
La
molarità è il numero di moli di saluto in 1000 mL di soluzione. Nel nostro
caso 13 g
di sale stanno in 113 g
di soluzione. Questi
113 g
di soluzione occupano un volume di:
V = M/d
Þ
V = 113/1,12 = 100,9 mL.
13 g
di soluto corrispondono a
0,12 moli.
0,12 : 100,9 = X : 1000
Þ
X = 1,19.
La molarità della
nostra soluzione è 1,19.
Si
tenga presente che, come nel nostro caso, la molarità di una soluzione è
sempre inferiore alla molalità della stessa soluzione.
68. Si dispone di due
soluzioni di acido cloridrico, la prima 2,8 M, la seconda 1,5 M. Calcolare quale volume delle due soluzioni si deve mescolare per preparare
2 litri
di soluzione di HCl 2 M.
L’esercizio
può essere risolto impostando la schema seguente:
2,8
0,5
2
1,5
0,8
I valori scritti a
destra si ottengono sottraendo dalla concentrazione iniziale quella finale e
viceversa: essi rappresentano il rapporto con cui si devono mescolare le due
soluzioni.
Se
si mescolassero 500 mL della prima soluzione con 800 mL della seconda, si
otterrebbero 1.300 mL di soluzione 2 M.
Per
ottenere 2000 mL si deve impostare la seguente proporzione:
500 : 800 = X : (2000 – X)
Þ
X = 769 mL
Per preparare i 2000 mL
di soluzione acida si devono quindi mescolare 769 mL di soluzione
2,8 M
con 1231 mL di soluzione
1,5 M.
69. Per titolare 100
mL di soluzione di Ba(OH)2 sono necessari 175 mL di HCl 0,2 M. Qual è la molarità della soluzione basica?
Per
titolare una soluzione basica la si neutralizza con una acida a titolo noto.
Neutralizzare
significa fere reagire un uguale numero di equivalenti delle due sostanze. Il
numero degli equivalenti di HCl contenuti in 175 mL di soluzione 0,2 M
è uguale al numero di moli in quanto si tratta di un acido monoprotico.
1000 : 0,2 = 175 : X
Þ
X = 0,035
0,035 sono anche gli equivalenti contenuti in 100 mL di
Ba(OH)2. In
1000 mL gli equivalenti saranno 0,35. La soluzione basica è 0,35 N.
Trattandosi
di una base biossidrilica la normalità è il doppio della molarità. La
soluzione di idrato di bario è pertanto
0,175 M.
70.
Una soluzione di HCl 0,05 N è mescolata con un’altra soluzione, sempre
di acido cloridrico 0,1 N. Si ottengono, in tal modo, 400 mL di soluzione acida
0,066 N. Quanti millilitri delle due soluzioni devono essere usati?
Il problema si imposta
molto semplicemente così:
0,05
0,034
0,066
0,1
0,016
I valori scritti a
destra rappresentano i rapporti di volume delle due soluzioni che devono essere
mescolate: 34 mL di soluzione 0,05 N per ottenere 50 mL (34 + 16) di soluzione
0,066 N.
34 : 50 = X : 400
Þ
X = 272
Per ottenere la soluzione a titolo richiesto devono essere
utilizzati 272 mL di soluzione 0,05 N e 128 mL di soluzione 0,1 N.
71. Si vuole conoscere
la molarità di 50 mL di soluzione acquosa di idrossido di potassio sapendo che
viene neutralizzata da 30 mL di soluzione di H2SO4 0,062 M.
Se due soluzioni, una
acida e l’altra basica si neutralizzano a vicenda vuol dire che il numero
degli equivalenti di soluto, contenuti nelle due soluzioni, è uguale.
La
soluzione
0,62 M
di acido solforico è 1,24 N. La
normalità di una soluzione infatti è sempre uguale alla molarità o a un suo
multiplo. Nel nostro caso, essendo H2SO4 un acido
diprotico, la normalità è il doppio della molarità.
Ora,
se in 1000 mL vi sono 1,24 equivalenti di acido, in 30 mL ve ne saranno 0,037.
Infatti:
1000 : 1,24 = 30 : X
Þ
X = 0,037
Altrettanti saranno gli
equivalenti contenuti in 50 mL di soluzione di KOH che annullano l’acidità
dell’altra soluzione. Pertanto:
50 : 0,037 = 1000 : Y
Þ
Y = 0,74
La soluzione basica è
0,74 N e di conseguenza anche
0,74 M.
72. Si vuole preparare
una soluzione 0,5 m
di HCl avendo a disposizione 100 mL di soluzione al 30% in peso (d=1,30 g/mL).
Quanta acqua bisogna aggiungere ai 100 mL di partenza?
Preparare una soluzione
0,5 molale di HCl vuol dire aggiungere ad ogni 1000 g
di acqua mezza mole di HCl.
I
100 mL di soluzione di cui si dispone pesano 130 g. Pertanto se:
30 : 100 = X
: 130
Þ
X = 39
Risulta che in
130 g
di soluzione
39 g
sono di HCl e i rimanenti 91 g
sono di acqua.
39 g
di HCl corrispondono a:
39 : 36,5 = 1,07 moli.
Ora, se per 0,5 moli si dispone di 1000 g
di acqua, per 1,07 moli di quanta acqua si ha bisogno?
0,5 : 1000 = 1,07 : X
Þ
X = 2140
91 g
di H2O già sono
presenti nei 100 mL di soluzione di partenza pertanto si devono aggiungere alla
soluzione altri 2140 – 91 =
2049 g
di acqua.
73.
Un volume di 100 L
è saturo di vapore acqueo alla temperatura di 22 °C
. A questa temperatura la tensione di vapore è di 20 torr. Calcolare quanta
acqua deve condensare per avere una umidità relativa del 30%. La temperatura
rimane costante.
In un ambiente saturo
di vapore l’umidità è del 100%. In questo caso la pressione del vapore è 20
torr. Se l’umidità è del 30% la pressione sarà in proporzione. Quindi:
100 : 20 = 30 : X
Þ
X = 6 torr
Per avere un’umidità
relativa del 30% si deve condensare tutta quell’acqua che in un volume di 100 litri
esercita una pressione di (20 – 6) = 14 torr.
Assumendo che per il vapore d’acqua valga la legge dei gas ideali
scriviamo:
P·V =
n·R·T e, sostituendo i
valori, 14/760·100 = n·0,082·295
Þ
n = 0,076
0,076 moli di H2O equivalgono a 1,37 g.
74. Per evitare che
l’acqua di raffreddamento nelle automobili congeli quando la temperatura
scende sotto lo zero, vi si aggiunge glicol etilenico, C2H4(OH)2.
Quale volume di questa sostanza bisogna aggiungere ad un litro di acqua perché
questa non congeli alla temperatura di -10 °C? La densità del glicol etilenico è di 1,11 g/mL.
L’ abbassamento
molale del punto di congelamento dell’acqua è 1,86. Ciò vuol dire che, se il
soluto è una sostanza molecolare, una soluzione 1 molale di acqua congela a
-1,86 °C. Nel nostro caso:
1 : 1,86 = X : 10
Þ
X = 5,376
Pertanto, 5,376 moli di
glicol etilenico in 1000 g
di acqua abbassano il punto di solidificazione a 10 gradi sotto lo zero.
Il
glicol etilenico è un alcol che a temperatura ambiente si presenta allo stato
liquido. Il suo peso molecolare è: 122
+ 14 +172 = 62.
5,376
moli di questa sostanza corrispondono a 333,3 g. Infatti:
1 mole : 62 g
= 5,376 moli : X g
da cui: X = 625,376
= 333,3
La densità di una
sostanza è data dalla sua massa diviso il volume:
d = M/V
Þ
V = M/d
Þ
V = 333,3/1,11 = 300
Per ogni litro di acqua servono quindi 300 mL di glicol.
75. Quanti grammi di
KCl sono necessari per preparare un litro di soluzione acquosa isotonica con il
sangue a
37 °C? (p = 7,6 atm).
Due soluzioni si dicono
isotoniche quando hanno la stessa pressione osmotica. Nel nostro caso la
soluzione di cloruro di potassio dovrà avere una pressione osmotica di 7,6 atm
per essere uguale a quella del sangue. Scriviamo quindi la formula che
esprime il valore della pressione osmotica (p)
di una soluzione (a
è il grado di dissociazione del sale e u
è il numero di ioni in cui si dissocia l’elettrolita):
p = M·R·T
[1+a·(u
- 1)]
7,6 = M
·0,082·310·2
In cui M è la
concentrazione molare della soluzione, R è la costante dei gas e T è la
temperatura assoluta pari a (37 + 273) = 310 K. Il fattore [1 + a
·(u
- 1)] si riduce a u in quanto a
= 1 essendo KCl un elettrolita completamente dissociato in ioni e u
=
2 in
quanto gli ioni in cui si dissocia KCl sono due: K+ e Cl-.
Pertanto la molarità (M) della soluzione sarà:
7,6
M = ¾¾¾¾¾¾¾
= 0,149
0,082·310·2
Il peso formula di KCl
è 74,5 e pertanto una mole di questa sostanza pesa 74,5 grammi. Se una mole pesa
74,5 g
0,149 moli quanto peseranno?
1 mole : 74,5 g
= 0,149 moli : X g da
cui: X =
11,1 g
I grammi necessari di
KCl per preparare un litro di soluzione acquosa isotonica con il sangue saranno
quindi 11,1.
76. L’urina è una
soluzione acquosa a contenuto variabile. Supponendo che essa contenga 2,5% in
peso di urea, 1% di cloruro di sodio, e 0,5% di altre sostanze il cui peso
molecolare medio è 150, calcolare a che temperatura gela.
L’abbassamento
crioscopico di una soluzione è una sua proprietà colligativa. Dipende cioè
dal numero di particelle di soluto presenti in soluzione.
La
nostra soluzione contiene complessivamente 4% in peso di soluto, il resto è
acqua; in 100 g
di soluzione 96 g
sono quindi di acqua.
Ora,
se in 96 g
di H2O sono disciolti 2,5 g
di urea, in 1000 g
di acqua quanta urea vi sarà?
96 : 2,5 = 1000 : X
Þ
X =
26 g
La formula chimica dell’urea è CO(NH2)2
e il suo peso molecolare è [12+16+(14+2)·2]
= 60
60 : 1 = 26 : X
Þ
X = 0,43
Pertanto, 26 g
di urea rappresentano 0,43 moli e 0,43 moli in 1000 g
di acqua rappresenta la molalità della soluzione rispetto all’urea.
Lo
stesso ragionamento vale per il cloruro di sodio, tenendo però presente che in
questo caso non si tratta di un composto molecolare ma di un elettrolita forte e
quindi completamente dissociato negli ioni Na+ e Cl-, pertanto:
96
: 1 = 1000 : Y
Y = 10,42
Il peso formula di NaCl
è 58,5. Il numero di moli saranno pertanto:
10,42 : 58,5 = 0,178 e la molarità in particelle sarà 0,356.
Per le altre sostanze molecolari varrà:
96 : 0,5 = 1000 : Z
Z = 5,21
5,21 : 150 = 0,035
La molarità complessiva in particelle è la somma delle
singole molarità, cioè 0,824.
Applichiamo ora la
legge dell’abbassamento crioscopico delle soluzioni:
Dt
= Kcr·m
Þ
Dt
= 1,86·0,824
Þ
Dt
= 1,53
La nostra soluzione
fisiologica gela a –1,53 °C.
77. Perché quando fa
caldo si suda?
La temperatura elevata
dell’aria fa scattare i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo che
stimolano le ghiandole sudoripare ad emettere sudore.
Il
sudore è una soluzione molto diluita di sali ed altri composti del metabolismo
del nostro organismo. Il sudore bagna la pelle ed evapora: passa cioè dallo
stato liquido a quello di vapore sottraendo calore alla pelle stessa (lo stato
di vapore ha un contenuto energetico maggiore dello stato liquido). Ogni grammo
di acqua che evapora sottrae al corpo oltre 500 calorie. Il passaggio allo stato
di vapore è tanto maggiore quanto più l’aria è secca. Quando l’aria è
satura di umidità (afa) il sudore non evapora e ciò provoca lo stato di
disagio che tutti abbiamo provato.
Il
sudore non è costituito di sola acqua, esso infatti, come abbiamo detto,
contiene sali ed altri componenti non volatili: evaporando l’acqua, la
soluzione diventa più concentrata, la sua tensione di vapore diminuisce,
l’acqua evapora di meno e si formano goccioline sulla pelle.
Indicando
con a l’acqua e con b i soluti, avremo, applicando la legge di Rault:
na
Ptot = Pa° —————
na
+ nb
A mano a
mano che aumenta la concentrazione in sali, la tensione di vapore della
soluzione diminuisce sempre più rispetto alla tensione di vapore del solvente
puro e il sudore stenta a passare allo stato aeriforme. Se si deterge il sudore
concentrato con un fazzoletto, si permette a nuovo sudore più diluito di
bagnare la pelle e di evaporare più facilmente assorbendo più calore e quindi
abbassando maggiormente la temperatura del corpo.
78. La pressione
osmotica del sangue a
37 °C
è di 7,65 atm. Determinare se i globuli rossi possono essere conservati in una
soluzione che contiene
54,3 g
di glucosio per litro di soluzione. Si avrà emolisi?
L’emolisi
consiste nella rottura delle membrane degli eritrociti. Questo fenomeno si
verifica quando i globuli rossi sono immersi in una soluzione ipotonica ossia
con pressione osmotica inferiore a quella degli eritrociti stessi. Quando due
soluzioni sono separate da una membrana semipermeabile, quale è quella delle
cellule, il solvente (in questo caso l’acqua) tende a passare dalla soluzione
a concentrazione minore, a quella in cui la concentrazione è maggiore.
La
differenza di concentrazione di una soluzione è proporzionale alla sua
pressione osmotica. Se la soluzione è ipotonica rispetto a quella contenuta nei
globuli rossi, l’acqua vi entra provocandone prima il rigonfiamento e
successivamente la rottura. La pressione osmotica del sangue è la stessa che si
ha all’interno dei globuli rossi.
In
questo caso si tratta di calcolare la pressione osmotica della soluzione di
zucchero e confrontarla con quella dei globuli rossi.
Il
peso molecolare del glucosio (C6H12O6) è 180. 54,3 grammi
di glucosio equivalgono a 54,3 : 180 = 0,03 moli.
Nel caso di una soluzione di un composto molecolare la pressione osmotica
si calcola così.
p
= M·R·T
Þ
p
= 0,30·0,082·310
Þ
p=
7,63
La pressione osmotica
esterna è praticamente uguale a quella interna. Le due soluzioni sono
isotoniche e presentano perciò la stessa concentrazione. In questo caso non si
avrà emolisi e i globuli rossi si potranno conservare in questa soluzione di
glucosio.
79. Una soluzione di
NaClO3 congela a –
0,34 °C. A che temperatura congelerà una soluzione di Na2SO4 che
abbia la stessa molalità?
La risposta a questo
quesito è immediata. L’abbassamento del punto di gelo è una proprietà
colligativa delle soluzioni, cioè una proprietà che dipende dalla
concentrazione delle particelle nella soluzione.
L’abbassamento
crioscopico si calcola con la seguente formula:
DT = K·m·[1
+ a
·(u
- 1)]
K
è una costante che dipende dal solvente; nel caso dell’acqua vale 1,86. m
è la molalità che è identica per le due soluzioni. a
è il grado di dissociazione del soluto che in questo caso è uguale e 1 per
entrambi i sali in quanto si tratta di elettroliti forti. u
è il numero di ioni che si formano dalla dissociazione: essi sono 2 nel caso di
NaClO3 (Na+ + ClO3-
) e 3 nel caso di
Na2SO4 (2 Na+ + SO4-
-).
La
soluzione di solfato di sodio congelerà ad una temperatura che sarà i 3/2 di
quella del clorato di sodio. Il punto crioscopico sarà cioè a -0,51 °C.
80. Se la glicerina C3H5(OH)3
e il glicole etilenico C2H4(OH)2 sono venduti
allo stesso prezzo per kilogrammo, quale sarà il composto più
conveniente per
preparare una soluzione antigelo per il radiatore dell’automobile?
L’abbassamento
del punto di gelo è una proprietà delle soluzioni di tipo colligativo, dipende
cioè dal numero delle particelle di soluto che vi sono in soluzione. Più
particelle vi sono in soluzione più basso sarà il punto di gelo.
Nel
caso in esame un kilogrammo delle due soluzioni non produrrà lo stesso numero
di particelle in quanto il peso molecolare dei due soluti non è uguale. Il
glicole etilenico (CH2OH.CH2OH) ha un peso molecolare
inferiore per cui in un kilogrammo saranno contenute più moli cioè più
particelle di quante non ne siano contenute in un kilogrammo di glicerina (CH2OH.CHOH.CH2OH)
e quindi sarà più conveniente per preparare una soluzione anti-gelo.
Un
kilogrammo di glicerina (PM = 92) equivale a 10,87 moli e un kilogrammo di
glicol (PM = 62) equivale a 16,13 moli. Il glicol pertanto, per l’uso che ne
deve essere fatto, è di un terzo più conveniente della glicerina.
4. continua
|