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ESERCIZI – PARTE 1a
Misurare significa valutare quantitativamente le proprietà della materia
che, con termine tecnico, si chiamano grandezze. Si definisce grandezza (chimica
o fisica) ogni proprietà della materia che può essere misurata. Il grado di
acidità di una soluzione (pH) o il numero di ossidazione di un atomo sono definite
grandezze chimiche mentre la massa di un corpo o il suo volume sono altrettanti
esempi di grandezze fisiche.
La misurazione delle grandezze si effettua confrontando ognuna di
queste con altre ad esse omogenee scelte convenzionalmente come unitarie, e
dette unità di misura. Come
risultato dell'operazione si ottiene un numero che, per quanto preciso, non
rappresenta tuttavia il valore esatto della grandezza perché è stato ricavato
utilizzando strumenti i quali, anche se ben costruiti, non potranno mai
ritenersi perfetti. Gli strumenti di misura sono, infatti, opera dell'uomo il
quale, a sua volta, non è perfetto. Ogni misura contiene quindi un certo grado
di imprecisione (o errore) dipendente dai limiti di attendibilità degli
apparecchi di misura e dalla maggiore o minore abilità (ed esperienza)
dell'operatore. Gli errori sono molteplici e di varia natura, ma possono essere
raggruppati in due sole categorie: errori sistematici ed errori accidentali.
Si dicono errori sistematici
quegli errori che si realizzano sempre nella stessa direzione, dando della
grandezza in esame un valore costantemente o troppo alto o troppo basso rispetto
a quello reale. Questo tipo di errore non è eliminabile anche se si riesce ad
individuarne la causa: esso, tutt'al più, può essere ridotto al minimo. Se
per esempio la bilancia non è ben calibrata, fornirà sempre valori o troppo
abbondanti o troppo scarsi della massa dell'oggetto che viene misurato e, anche
ripetendo più volte la misura e facendo quindi la media dei dati ricavati, non
si riuscirà comunque a rendere nullo questo tipo di errore.
Si dicono invece errori accidentali quegli errori che sono causati dalla variabilità
delle condizioni fisiche dell'ambiente in cui si opera, dalle caratteristiche
tecniche degli strumenti utilizzati e dallo stato psicofisico dell'operatore;
essi si distribuiscono statisticamente in ogni direzione e possono quindi essere
corretti facendo la media di un gran numero di misure eseguite con la massima
accuratezza.
La precisione di una misura di solito viene indicata attraverso il
cosiddetto "numero delle cifre significative". Questo è dato da tutte
le cifre che forniscono la misura di una grandezza, con l'ultima di esse, però,
dubbia. Ciò dipende dal limite di apprezzabilità (o limite di sensibilità)
dell'apparecchio. Se, ad esempio, una bilancia tecnica con un limite di
sensibilità di ± OPERAZIONI
DI CALCOLO CON LE MISURE
Infatti, se ad esempio 8,25 rappresentasse la massa in grammi di un corpo
e 1,23 il suo volume espresso in cm3, il quoziente di questi due
valori fornirebbe la densità, la quale non potrà certo essere più precisa
della massa o del volume ottenuti dalla misurazione delle corrispondenti
grandezze del corpo in esame. Dovremmo quindi operare un taglio, per ridurre il
risultato a tre cifre significative. L'arrotondamento si fa portando l'ultima
cifra significativa ad una unità superiore se la prima che viene scartata è
uguale o maggiore di 5, lasciandola tale e quale se la prima da scartare è
inferiore a 5. Nel nostro esempio il valore della densità
sarebbe quindi 6,71.
E' comunque buona regola, nei calcoli, considerare sempre una cifra
in più dell'incertezza. Alla fine si provvederà ad accorciare (arrotondare)
il risultato al numero esatto delle cifre significative.
Ecco alcuni esempi concreti di esercizi di chimica svolti e ragionati.
Per facilitare i calcoli prendiamo in considerazione 10.000 atomi di
cloro: fra questi ve ne saranno 7.735 di massa 35 e la loro massa complessiva
sarà quindi 7.735·35 = 270.725 amu; e 2.265 di massa 37, la cui massa
complessiva sarà 2.265·37 = 83.805 amu. La massa media di un atomo sarà
pertanto:
2. Determinare la
configurazione elettronica del ferro, elemento a numero atomico 26. Sappiamo
che nel primo livello trovano posto due elettroni all’interno dell’unico
sottolivello s. Il secondo livello
energetico può contenere fino ad 8 elettroni (2 nel sottolivello s e 6
nel p) mentre nel terzo ve ne starebbero 18 (2 sull’s, 6 sul p
e 10 sul d) assicurando pertanto posto sufficiente a tutti i 26 elettroni
dell’atomo di ferro. Le
cose in pratica però non vanno in questo modo perché le interazioni reciproche
fra le nuvole elettroniche determinano un aumento di energia del sottolivello 3d
rispetto al sottolivello 4s che viene riempito quindi prima di questo. In
definitiva all'esterno dell'atomo avremo nell’ordine 2 elettroni sul sottolivello 3s, 6 sul 3p
e 2 sul 4s, mentre i restanti 6 troveranno collocazione sul 3d. La
configurazione finale sarà pertanto la seguente:
1s2 2s2 2p6 3s2
3p6 4s2 3d 6
3. Sulla base della
sua configurazione elettronica si determini a che gruppo e periodo della tavola
di Mendeleev appartiene l’elemento a numero atomico 24. L’elemento
con numero atomico 24 è il cromo e la distribuzione degli elettroni nei vari
orbitali indicherebbe per questo elemento una configurazione del tipo:
1s2 2s2 2p6 3s2
3p6 4s2 3d 4
sennonché capita in diversi casi che per completare un
orbitale di grandi dimensioni un elettrone di un sottolivello s venga strappato
da questo e collocato su un orbitale con energia maggiore. Questo è il caso
anche del cromo la cui configurazione elettronica deve quindi essere corretta
come segue:
1s2 2s2 2p6 3s2
3p6 4s1 3d 5
Il
periodo cui appartiene il cromo è quindi il IV essendovi un elettrone nel
quarto livello, mentre per individuare il gruppo di appartenenza è necessario
contare gli elettroni presenti sul
livello più esterno e andare quindi a verificare a quale termine della sequenza
riportata qui sotto corrisponda quel numero di elettroni.
1A 2A 3B 4B 5B 6B 7B 8B 8B 8B 1B 2B 3A 4A 5 A
6A 7A 0 Nel
nostro caso si devono contare gli elettroni presenti nell’ultimo livello a
partire da 4s, cioè in pratica quelli presenti negli orbitali 4s e 3d. Essendo
6 questi elettroni ed essendo alcuni di essi presenti negli orbitali di tipo d il cromo trova posto
nel gruppo 6B. Per
completezza di informazione si fa notare che tutti quegli elementi in cui
compare come ultimo orbitale aperto un sottolivello d sono detti elementi di
transizione e mostrano caratteristiche chimiche e fisiche particolari.
4. Calcolare il numero di elettroni e la
loro massa totale in 1,00 kg
di ferro.
1.000 g
:
6,022·1023
·
17,91 = 1,08·1025
atomi.
Nel ferro, il rapporto peso del metallo/peso degli elettroni in esso
contenuti è quindi di circa 4.000 a
1. Questo rapporto può essere preso come rappresentativo di tutta la materia.
E' lecito pertanto affermare che grosso modo su
5. Calcolare il peso
in grammi e il numero di molecole corrispondenti a 2,5 moli di acqua.
e per semplice passaggio algebrico otterremo le seguenti
relazioni inverse:
g = n° moli
· PM
= 2,5
· 18 = 45.
6. Due diversi isotopi dell'uranio hanno masse atomiche assolute
rispettivamente uguali a 390,26·10-24 g
e 395,26·10-24
g
.
Qual è il numero di massa di ciascuno dei due isotopi?
Il numero di massa dell'isotopo di un elemento è un numero che indica la
somma dei protoni e dei neutroni presenti nel nucleo dell'atomo di
quell'elemento.
Conoscendo il peso in grammi di un atomo, è possibile poi
risalire al suo numero di massa, se si conosce il valore in grammi dell'unità
di massa atomica.
L'unità di massa atomica (amu) viene definita come 1/12
della massa dell'atomo dell'isotopo del carbonio C12. Essa vale circa
1,66·10-24 g
. Per la precisione:
Allo stesso modo: 395,26·10-
E' importante notare che sommando i pesi dei protoni, dei neutroni e
degli elettroni (cioè di tutte le particelle presenti in un atomo), non si
ottiene il valore del peso dell'atomo stesso.
Ad esempio, l'isotopo 92U235 dell'uranio contiene
92 protoni, 143 neutroni e 92 elettroni. Sapendo che un protone pesa, per la
precisione, 1,6726485·10-27 kg, pari a 1,0072764 amu, che un neutrone
pesa 1,6749543·10-
La differenza fra i due valori, quello determinato sperimentalmente e
quello calcolato sommando i pesi dei suoi costituenti, si chiama difetto di
massa e corrisponde all'energia necessaria per legare insieme protoni e
neutroni nel nucleo.
Si noti che la massa degli elettroni che concorrono a formare l'atomo è
del tutto trascurabile rispetto alla massa dei protoni e dei neutroni, tanto che
il peso di un atomo e il peso del suo nucleo praticamente coincidono.
7. Calcolare l'energia nucleare di legame
di una mole di elio-4 date le seguenti masse:
Questa energia viene calcolata dalla perdita di massa che
accompagna la formazione del nucleo a partire dai singoli nucleoni che
nell’elio-4 sono 2 protoni e 2 neutroni.
Nel nostro caso la perdita di massa pertanto è:
Dm
= 2·1,00728 + 2·1,00867 - 4,0026 = 0,0293 amu
0,0293
· 1,6606·10-24 g
= 4,8655·10-
Utilizzando l'equazione di Einstein che mette in relazione massa ed
energia, possiamo scrivere: E = mc2 (c, velocità della luce, vale 300.000 km al secondo)
pertanto:
E
= 4,8655·10-
Si noti infine che si è trascurato di prendere in considerazione gli
elettroni e l'energia derivante dalla distribuzione degli stessi all'interno
dell'atomo. In realtà, il peso degli elettroni è insignificante così come
insignificante è l'energia derivante dalla ridisposizione degli stessi
all'interno dell'atomo.
8. Sottoponendo ad elettrolisi
Ora, poiché il peso atomico dell'idrogeno è 1,00797 e
quindi la sua massa, 1,00797 amu, dove 1 amu corrisponde a 1,66·10-24 g, il peso in grammi di un atomo
medio di idrogeno sarà:
1,00797·1,66·10-
I
9.
CH4 + 2 O2 Ž
CO2 + 2 H2O
Come si può osservare, 1 mole di metano reagisce con 2 moli di
ossigeno. Una mole di CH4 pesa circa
Ora, poiché sono utilizzabili solo
10. Perché acqua ed alcool sono liquidi
miscibili in tutte le proporzioni, mentre acqua ed olio non lo sono affatto?
Nel caso di acqua ed alcool, ad esempio, le molecole sono
strutture polari, legate a loro volta da legami a idrogeno e quindi simili.
Quando i due liquidi si mescolano, i legami a idrogeno si rompono, ma poi si
riformano, dello stesso tipo, fra molecole di soluto e molecole di solvente. Per
tale motivo i due liquidi sono miscibili in tutte le proporzioni. Inoltre, poiché
non cambiano i tipi di legame, né l'intensità delle forze di attrazione tra le
molecole di questi due composti, non vi sarà alcuna variazione di energia fra i
liquidi prima e dopo il mescolamento, e pertanto una eventuale variazione di
temperatura, non ostacolerebbe, né faciliterebbe, la loro miscibilità.
Viceversa, l'immiscibilità di acqua ed olio dipende dalla
presenza di forze intermolecolari molto forti e anche di natura diversa. Le
molecole apolari dell'olio sono tenute insieme dalle interazioni di Van der
Waals, mentre le molecole polari dell'acqua sono tenute insieme da legami a
idrogeno. Ora, poiché le forze attrattive olio-acqua sono molto più deboli di
quelle presenti fra le molecole dei rispettivi liquidi puri, i legami fra
molecole di olio e molecole di acqua tendono a non formarsi. Per questo motivo i
due liquidi non si mescolano spontaneamente.
11. Calcolare la lunghezza d'onda relativa
alla riga con la massima lunghezza d'onda della serie di Balmer e stabilire il
suo colore.
Le righe dello spettro atomico di emissione vengono prodotte quando un
elettrone passa da un livello energetico superiore ad uno inferiore: più è
alto il salto, maggiore è l'energia che si libera. La riga con la massima
lunghezza d'onda corrisponde a quella con la minima frequenza e quindi con la
minima energia.
Le righe presenti nella regione visibile dello spettro atomico di
emissione dell'idrogeno si formano quando l'elettrone cade, da varie altezze,
sul livello energetico n=2. La minima energia si libererà quando dal livello
n=3 l'elettrone cade sul livello n=2.
Applichiamo quindi la formula di Rydberg per trovare la lunghezza d'onda
della nostra riga:
1
1 1
Ora, poiché R = 109.678 cm-1, risolvendo si ottiene: l
= 6,565·10-
12. Perché gli atomi, molto spesso,
ibridizzano i loro orbitali?
Gli orbitali ibridi hanno un contenuto energetico maggiore rispetto agli
orbitali originari e quindi la loro formazione sarebbe sfavorita se non fosse
che quando
questi orbitali legano altri atomi, vi è un abbassamento del contenuto
energetico che compensa l'energia spesa per produrre l'ibridazione. Infatti, gli
orbitali di un atomo isolato non ibridizzano mai perché l'operazione non
sarebbe conveniente da un punto di vista energetico; però, se un atomo si deve
legare ad altri atomi, allora l'operazione diventa energeticamente vantaggiosa.
Quando ibridizza 1 orbitale s con 1 orbitale p si ottengono 2 orbitali
ibridi sp disposti a 180° l'uno dall'altro; se ibridizzano 1 orbitale s con 2
orbitali p si ottengono 3 orbitali ibridi sp2 disposti a 120° sul
piano; se ibridizzano 1 orbitale s con 3 orbitali p si ottengono 4 orbitali
ibridi sp3 disposti a 109° e diretti verso i vertici di un
tetraedro; se ibridizzano 2 orbitali d con 1 orbitale s e 3 orbitali p si
formano 6 orbitali ibridi d2sp3 disposti a 90° fra di
loro e diretti verso i vertici di un ottaedro. Esistono ovviamente anche altre
possibilità di ibridazione.
13. In
un recipiente contenente
Il rapporto di combinazione fra C e O è di
Per trovare la formula empirica del composto si devono ricavare prima i
grammo-atomi (moli) di C e di O che hanno preso parte alla reazione (tenendo
presente che 12 g
di C e, rispettivamente, 16 g
di O, rappresentano una mole di atomi). Si deve quindi procedere nel modo
seguente:
per
C:
14. Determinare la formula empirica di un
idrocarburo di cui l'analisi ponderale ha fornito la seguente composizione
percentuale: C = 85,6% e H = 14,4%. Quale potrebbe essere la formula molecolare
del composto? (PA di C = 12; PA di H = 1).
Se 12 g
di C rappresentano un grammo-atomo (mole) di carbonio, si ricava, dalla
seguente
proporzione, il numero di grammo-atomi di C presenti in 100 g
di composto:
Il composto potrebbe essere scritto nel modo seguente: C7,13H14,4.
Ora, sapendo che il numero di moli di un elemento è proporzionale al numero di
atomi dello stesso elemento, i due valori, posti ad indice di C e di H possono
essere intesi anche in atomi e frazioni di atomo. Per ottenere numeri interi
(come sappiamo, gli atomi non possono essere divisi in frazioni), si dividono i
due numeri per il M.C.D. e si arrotondano, se necessario, i valori trovati.
La formula empirica sarà pertanto:
CH2.
Per passare dalla formula empirica a quella molecolare è necessario
conoscere il peso molecolare del composto, comunque, in linea generale possiamo
affermare che la formula molecolare di un composto è uguale alla sua formula
minima (empirica) o a un suo multiplo intero. Il carbonio, nei composti
organici, presenta sempre la tetravalenza per cui la formula molecolare del
nostro composto certamente non potrà essere CH2 (carbonio con
valenza 2), ma potrebbe essere C2H4, oppure C3H6,
e altre ancora.
15. Esistono due composti formati da
mercurio e cloro. Il primo, detto sublimato corrosivo, contiene 73,88% di Hg;
l'altro, detto calomelano, contiene 84,98% di Hg. Calcolare quanti grammi di
mercurio si combinano, in ciascun composto, con un grammo di cloro. In quale
rapporto sono queste quantità? Viene verificata la legge di Dalton? Conoscendo
i pesi atomici di Cl (35,5) e di Hg (200,5), sapreste scrivere la formula minima
dei due cloruri?
Per scrivere le formule minime si possono calcolare i grammo-atomi di Hg
e di Cl presenti in 100 g
dei due composti.
Nel sublimato, per il mercurio, risultano:
e per il cloro, risultano:
26,12 g
:
Per il calomelano, attraverso un ragionamento analogo, si ricava la
formula HgCl.
16. Consideriamo due recipienti di uguale
volume: l'uno contiene 100 g
di idrogeno, l'altro 100 g
di ossigeno. Se la temperatura è la stessa, la pressione sarà anche la
stessa?
17. Si abbiano due recipienti uguali,
mantenuti nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione. Il primo è
pieno di idrogeno, il secondo di azoto. I due recipienti contengono lo stesso
numero di grammi, di moli e di molecole?
Il Principio di Avogadro dice che: "Volumi uguali di gas diversi,
nelle stesse condizioni di temperatura e pressione, contengono lo stesso numero
di molecole". Quindi, il numero delle molecole nei due recipienti sarà
uguale e anche quello delle moli in quanto esso è un numero proporzionale al
numero delle molecole.
Ad esempio, una mole di idrogeno contiene 6,022·1023 molecole;
lo stesso numero di molecole è contenuto in una mole di azoto. Qualora i
recipienti contenessero entrambi proprio una mole dei due gas, in entrambi i
recipienti le molecole presenti sarebbero 6,022·1023.
I pesi dei due gas saranno invece diversi in quanto una
molecola di azoto pesa 14 volte di più di una molecola di idrogeno e di
conseguenza il recipiente che contiene azoto peserà 14 volte di più di quello
che contiene idrogeno.
18. Un gas occupa un volume di 50 L
alla pressione di 550 torr e alla temperatura di
e T = 273 + 80 = 353 K
0,72·50 = n·0,082·353
da cui: n = 1,2
19. Una laminetta di magnesio del peso di
1 : 24,3 = X : 2
da cui: X = 0,08.
20. Calcolare la formula chimica del
composto di peso molecolare
Nel nostro caso, dai dati a disposizione si devono ricavare gli
indici stechiometrici che mostrano quanti atomi di ciascun elemento partecipano
alla formazione del composto. Sappiamo che una mole del composto pesa
Similmente
per lo zolfo:
100
: 24 = 400 : y
da cui: y = 96 g
100
: 48 = 400 : z
da cui: z = 192 g
Il peso atomico del ferro è 56, quindi 112 rappresenta il peso di 2
atomi.
Il peso atomico dello zolfo è 32, quindi 96 rappresenta il peso di 3
atomi.
Il peso atomico dell'ossigeno è 16, quindi 192 rappresenta 192 : 16 = 12
atomi.
La formula del composto sarà quindi Fe2S3O12,
o meglio, Fe2(SO4)3. |