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IL SESTO SENSO 1. I SENSI TRADIZIONALI
Cominciamo con il senso del tatto, il quale non è affatto un unico senso
e non è difficile provarlo. Se si agisce con una punta fredda, senza premere
troppo sul dorso della mano è possibile individuare i punti sensibili al
freddo. Con lo stesso stilo metallico riscaldato leggermente sulla fiamma si
possono individuare i punti caldi, i quali a volte coincidono con i freddi e a
volte no. Anche il gomito, come ben sa la mamma che lo immerge nell’acqua
preparata per il bagnetto del bambino, presenta molti corpuscoli sensibili alle
variazioni di temperatura. La pelle non è solo sensibile al caldo e al freddo
ma anche al contatto e alla pressione meccanica, un senso quest’ultimo
distinto da quello del contatto. Vi è poi un ulteriore senso cutaneo che è
quello del dolore, i cui punti sensibili sono distribuiti indipendentemente
dagli altri, ma a volte non sono altro che stimoli termici o meccanici
esageratamente intensi.
Quello del tatto non è l’unico senso multiplo: anche il gusto
recepisce infatti un insieme di sapori. In realtà gran parte di quello che
definiamo senso del gusto è odorato. I piaceri della tavola dipendono infatti
in larga misura dal naso e lo si capisce bene quando un forte raffreddore
occlude completamente le cavità nasali. I sapori che riusciamo a percepire
sulla lingua e non sul palato, come una convinzione popolare attribuisce alla
parte superiore del cavo orale, sono quattro: dolce, salato, aspro e amaro
diversamente distribuiti sulla mucosa linguale. Lo stesso discorso può essere
fatto con il senso dell’odorato (o olfatto).
Nemmeno l’orecchio ha un’unica funzione; oltre a sentire i suoni, esso
è responsabile anche dell’equilibrio, ovvero avverte le variazioni della
posizione della testa nello spazio e per questo motivo più correttamente viene
chiamato “organo statoacustico”.
Per quanto riguarda l’occhio, esso è adibito solo alla visione e vede
non solo se stimolato dalla luce ma anche da qualsiasi altro impulso, come ad
esempio da un’azione meccanica: un forte pugno sull’occhio “fa veder le
stelle”. 2. ESISTONO ALTRI SENSI?
Esistono sensi che rivelino eventi fisici diversi dalle onde sonore
e luminose, dalle reazioni chimiche o dal contatto di un corpo con un altro?
Forse sì. Ogni tanto si sente parlare di alcuni personaggi dotati di
eccezionali capacità di intuire e prevedere gli eventi. Essi sarebbero in grado
di assumere informazioni di varia natura da un’altra persona senza
intermediazioni fisiche note. In tali casi si parla di “percezione
extrasensoriale”.
Il problema è analizzato, in modo diverso, dalla stampa non scientifica e
dai rappresentati della comunità scientifica. Benché la stampa non
specializzata dedichi molto spazio all’argomento e prenda in seria
considerazione la possibilità che esista effettivamente un sesto senso, gli
scienziati danno poco credito a questa eventualità e prestano poca attenzione a
tale problema. Il motivo per cui l’ambiente scientifico sia piuttosto scettico
nei confronti di questo tema, si può riassumere in due fattori che
contribuiscono a determinare tale atteggiamento.
Innanzitutto le prove portate a favore del fenomeno non si sono
dimostrate riproducibili da parte di altri scienziati e pertanto esse non
soddisfano il criterio scientifico della ripetibilità. Un
punto di forza del metodo scientifico è che tutti possono verificare che i
risultati di una determinata scoperta sono trasparenti e non mostrano parti
oscure o misteriose. Quindi lo scienziato ha il dovere di spiegare, nei minimi
dettagli, come fare, ad esempio, per riprodurre l’esperimento da lui eseguito
in modo che lo stesso possa essere ripetuto e che il medesimo risultato sia
ottenuto da un’altra persona in una qualsiasi altra parte del mondo. Per ogni
sperimentatore che ha riferito indizi positivi dell’esistenza di percezioni
extrasensoriali, ovvero di un sesto senso, ve ne sono tanti altri, ugualmente
competenti e attenti alle loro indagini, che hanno sperimentato solo indizi
negativi. Il secondo
motivo di perplessità da parte della comunità scientifica è la constatazione
che non risulta possibile far rientrare il fenomeno, di cui si parla, in un
qualsiasi modello concettuale noto della scienza. In che modo si può
identificare con chiarezza un messaggio che si trasmette attraverso misteriose
“onde psichiche” che il mondo fisico non conosce? È vero che un fatto può
esistere anche se misterioso, tuttavia lo scienziato preferirebbe disporre di
qualcosa di concreto su cui ragionare. Alcuni sperimentatori, convinti
dell’esistenza di un sesto senso, asseriscono che si tratta di una capacità
delicata, che va perduta in presenza di persone con disposizione d’animo
ostile. La stessa affermazione viene fatta per convincere gli scettici di un
miracolo. Per
completezza di informazione è opportuno riferire di una ricerca condotta nei
primi anni del nuovo millennio, che dimostrerebbe l’esistenza del sesto senso.
Si è trattato di una specie di gioco a cui hanno partecipato alcuni ragazzi che
dovevano fare delle scelte su di una serie di oggetti che cambiavano
improvvisamente di dimensione e di posizione senza che fosse dato loro il tempo
di razionalizzare l’evento. Non si è
trattato quindi della scoperta di un vero sesto senso quanto piuttosto della
individuazione di una zona del cervello in grado di elaborare in modo
sofisticato le informazioni derivanti dai nostri soliti cinque sensi. Chiamare
quindi sesto senso questa facoltà è improprio. Quello che si è scoperto è
invece che in una determinata area del cervello risiede un sistema di allarme,
che ci avverte per tempo quando qualcosa non va o quando qualche nostra azione
potrebbe compromettere la nostra incolumità. Si tratta quindi di una specie di
campanello di allarme che ci fornisce informazioni utili per aggiustare la
“rotta” dei nostri comportamenti e metterci al riparo dai pericoli. |
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