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PERICOLO
COSMICO
Il 23 marzo 1989
In verità lo spazio intorno alla Terra è affollato di masse erranti le
cui orbite potrebbero intersecare quella terrestre. Non tutti questi corpi sono
potenzialmente pericolosi, però ve ne sono alcuni che se cadessero in zone
abitate cancellerebbero in un sol colpo grosse città o intere regioni facendo
migliaia e forse milioni di morti. Tuttavia, la probabilità di un evento del
genere è piuttosto rara perché, a parte gli oceani che ricoprono il 70% del
pianeta, molte sono anche le zone quasi completamente disabitate come le
foreste, i deserti e le distese ghiacciate dei poli in cui, se cadesse un
meteorite di non grandi dimensioni, non farebbe comunque danni molto gravi. Se
però precipitasse sul nostro pianeta un corpo celeste simile a quello che ha
colpito Giove nel luglio del 1994 il nostro destino potrebbe essere analogo a
quello dei dinosauri, i quali si estinsero 65 milioni di anni fa probabilmente
proprio in seguito alla collisione di un meteorite di grosse dimensioni con la
nostra Terra. 1. COMETE E ASTEROIDI
Ogni anno
Due sono i tipi di oggetti celesti potenzialmente pericolosi per il
nostro pianeta perché da essi derivano i frammenti che lo potrebbero colpire.
Questi sono gli asteroidi, termine di
origine greca che significa “simili a stelle” in quanto si tratta di corpi
talmente piccoli (astronomicamente parlando) che al telescopio si presentano
come punti luminosi in tutto e per tutto confrontabili con le immagini stellari
e le comete, ossia le notissime
“stelle con la chioma”. I primi si trovano in una zona soggetta alla forza
gravitazionale di Giove e possono essere deviati su orbite vicine alla Terra,
mentre le seconde viaggiano ai bordi del Sistema Solare e ogni tanto si
avvicinano al Sole e ai cosiddetti pianeti interni (cioè Mercurio, Venere,
Terra e Marte). Entrambi i corpi hanno quindi la possibilità di causare impatti
più o meno catastrofici con
Nel 1766 l’astronomo tedesco Johann Tietz (latinizzato in Titius) notò
un salto nella spaziatura regolare dei pianeti e ipotizzò l’esistenza di un
altro fra Marte e Giove. Egli iniziò la ricerca di questo supposto pianeta, ma
l’indagine si concluse senza successo. Chi invece riuscì ad individuare
l’oggetto planetario fu il sacerdote e astronomo siciliano Giuseppe Piazzi
(1746-1826) il quale, nel Capodanno del 1801 (il primo giorno del XIX secolo),
individuò il corpo celeste che fu chiamato Cerere in onore dell’antica
patrona della Sicilia. Il corpo identificato tuttavia risultava troppo piccolo
per essere un pianeta e negli anni successivi infatti vennero osservati, nella
stessa regione di spazio, molti altri oggetti di piccole dimensioni che
complessivamente furono chiamati, come già ricordato, asteroidi (o pianetini).
Quasi tutte le meteoriti provengono da quella particolare zona del cielo
denominata “cintura degli asteroidi”, dove fino ad oggi sono state
riconosciute alcune migliaia di corpi rocciosi che sembrano rappresentare i
residui di un pianeta esploso o, meglio ancora, mai formatosi a causa della
gravità esercitata da Giove, che con la sua presenza avrebbe impedito
l’aggregazione dei singoli frammenti. Gli oggetti individuati in quella
regione sono piccoli, freddi, senza acqua, senza aria e privi di ogni altro
fattore fisico in grado di modificarli, pertanto conservano la struttura
primitiva che risale all’inizio della formazione del Sistema Solare. Gran
parte di essi hanno forma irregolare e, sottoposti continuamente ad urti
reciproci, generano frammenti che assumono il nome di meteoroidi, oggetti cioè
destinati a diventare meteoriti quando, richiamati dalla forza di gravità della
Terra, cadranno su di essa.
In passato sono precipitati molti corpi extraterrestri sul nostro come
sugli altri pianeti (Luna compresa) lasciando su alcuni di essi le impronte
dell’impatto che tuttavia sulla nostra Terra l’atmosfera, l’acqua e la
stessa vita hanno in gran parte cancellato. Anche se la superficie della Terra
assomiglia ben poco a quella della Luna, “butterata” dai segni di antiche
collisioni, e a quella degli altri pianeti interni, tuttavia sono stati
individuati pure sul nostro molti crateri di origine meteorica fra i quali il più
famoso è il Meteor Crater in Arizona (USA): un’impronta relativamente
recente, ma ve ne sono alcune, soprattutto in Africa e Australia, vecchie anche
di un paio di miliardi di anni.
Anche se recentemente nessun corpo di grandi dimensioni ha raggiunto
Non tutti gli asteroidi sono localizzati fra le orbite di Marte e Giove,
alcuni si allontanano da quel luogo passando anche a breve distanza dalla Terra
fino a sfiorarla. Proprio nel momento in cui scrivo, e siamo nel febbraio del
2011, giunge notizia di un corpo celeste che si è avvicinato pericolosamente
alla Terra. Anche questa volta ci è andata bene ma è pur lecito porsi la
domanda se un grosso meteorite colpirà mai il nostro pianeta. La possibilità
di un evento del genere è reale anche se dovranno passare molti anni, forse
milioni prima di assistere ad un fatto simile a quello che ha determinato la
scomparsa dei dinosauri. Una catastrofe del genere, che potrebbe segnare la fine
della civiltà e probabilmente della specie umana, sicuramente si ripeterà in
futuro e quindi esiste una buona ragione per cercare di ottenere il maggior
numero possibile di informazioni sugli asteroidi e sulle comete. Se riuscissimo
a stabilire che esiste la possibilità che un corpo di grosse dimensioni stia
minacciando 2. MANOVRE DIFENSIVE
Come abbiamo detto, i piccoli corpi celesti che affollano i cieli attorno
al nostro pianeta sono alcune migliaia e astronomi e astrofili sono impegnati
nell’identificare e studiare gli oggetti di dimensioni comprese fra il metro e
le poche decine di metri che si muovono su orbite che intersecano quelle dei
pianeti interni al fine di prevedere anticipatamente potenziali collisioni.
Negli ultimi anni, dopo avere stabilito che fu probabilmente l’impatto di un
corpo extraterrestre a porre fine al dominio dei dinosauri, la ricerca di
asteroidi e comete è stata notevolmente intensificata.
Anche se gli osservatori di tutto il mondo possiedono telescopi molto
potenti, pochi sono gli astronomi professionisti che si dedicano a questo tipo
di ricerca a cui contribuiscono invece in misura notevole gli astrofili, in
particolare giapponesi e italiani. Una volta che questi oggetti siano stati
identificati i dati che li riguardano vengono trasmessi ad un centro
internazionale di astrofisica che si incarica di effettuare misure più
dettagliate, calcolarne con precisione le orbite e determinare quali potrebbero
essere gli eventuali percorsi futuri.
Dopo l’identificazione ottica di un piccolo corpo celeste si passa,
facendo uso del radar, alla determinazione delle proprietà fisiche, delle
dimensioni e soprattutto dell’orbita del meteoroide che è stato segnalato in
vicinanza del nostro pianeta. I calcoli della traiettoria di un corpo celeste
basati esclusivamente su misure ottiche possono comportare errori anche di
notevoli proporzioni, mentre gli stessi dati ottenuti attraverso il radar hanno
un margine di errore decisamente minore. Operare misure precise relativamente
alle orbite di questi corpi minacciosi è di estrema importanza per mettere in
atto un tentativo di difesa che non consiste solo nella eventualità di deviarne
la traiettoria ma servirebbe anche per evitare un panico ingiustificato fra la
gente per un evento che si verifica molto raramente.
Il problema relativo all’origine e all’evoluzione degli asteroidi che
potrebbero scontrarsi con il nostro pianeta, detti Near
Earth Asteroids, cioè Asteroidi Vicini alla Terra (in sigla NEA), è uno
dei più stimolanti, soprattutto per coloro che da dilettanti compiono
osservazioni del cielo. Molte cose sono state comprese negli ultimi anni ma
molti sono i punti che rimangono ancora da chiarire. Ad esempio, si sa che il
meccanismo fondamentale per trasformare un asteroide normale in un oggetto a
rischio di impatto con un pianeta è quello delle “risonanze”. Si tratta di
luoghi particolari in cui gli oggetti che hanno la ventura di capitarvi dentro
subiscono variazioni considerevoli e imprevedibili dei loro percorsi,
determinate soprattutto dalle perturbazioni dovute al pianeta Giove.
Negli ultimi tempi i planetòlogi (gli studiosi dei pianeti del Sistema
Solare) hanno compreso il meccanismo che trasferisce gli asteroidi dalla zona
compresa fra Marte e Giove fino ai settori più interni del Sistema Solare dove
le collusioni con
Ma le risonanze, nel giro di pochi milioni di anni, si spopolano e quindi
per mantenere costante il numero dei corpi celesti destinati a diventare nuovi
NEA occorre un continuo rifornimento che è garantito dalle collisioni fra
asteroidi con cui vengono prodotti migliaia di frammenti spinti a viaggiare a
grande velocità. Molti di questi corpi possono penetrare all’interno delle
risonanze ed iniziare la loro veloce trasformazione in oggetti pericolosi.
Una volta stabilite dimensioni e velocità dell’oggetto celeste che si
sta avvicinando pericolosamente alla Terra cosa potremmo fare? Se ad esempio si
calcolasse che il tempo a disposizione fosse di soli pochi mesi si dovrebbe
innanzitutto evacuare la zona prevista per l’impatto. Se quindi la collisione
fosse prevista all’interno di una piccola regione come è il Friuli-Venezia
Giulia, l’esodo forzato di gran parte della popolazione verso il Veneto o
verso gli Stati confinanti, Austria e Slovenia, potrebbe avere notevoli
conseguenze politiche.
Qualora però il tempo intercorrente fra la scoperta della minaccia e la
data della collisione fosse almeno di una decina di anni, un sistema di difesa
potrebbe essere quello di deviare l’oggetto dalla sua orbita se si trattasse
di un corpo di medie dimensioni. In tal caso per raggiungere lo scopo sarebbe
sufficiente un piccolo impulso generato da armi chimiche convenzionali.
Per oggetti più grandi o troppo prossimi all’impatto si renderebbero
necessari altri metodi come ad esempio la frammentazione. Infatti, per deviare
un asteroide con un diametro maggiore di cento metri si renderebbe necessario
l’uso di esplosivi nucleari, con tutti i rischi che da un tale intervento
deriverebbero. L’esplosione nucleare su un oggetto celeste in arrivo potrebbe
provocare una caduta di massi sulla Terra di cui nessuno conoscerebbe in
anticipo la traiettoria, mentre una deviazione indotta da un missile
convenzionale potrebbe sfuggire facilmente al nostro controllo.
L’unico sistema finora studiato per deviare un meteorite diretto verso 3. RAGGI COSMICI
Il Sole, e presumibilmente ogni altra stella, crea particelle cariche di
energia che poi lancia nello spazio. Per la maggior parte si tratta di nuclei
atomici e poiché il Sole (e le altre stelle) è fatto per lo più di atomi
d’idrogeno i cui nuclei sono protoni, i raggi cosmici sono soprattutto
protoni, ma in minima parte anche nuclei di altro tipo.
I protoni e i nuclei di atomi più complessi che escono dal Sole formano
quello che viene chiamato “vento solare”. Quando il Sole subisce un processo
particolarmente violento (come ad esempio i “brillamenti”, che sono delle
piccole esplosioni) esso genera particelle energetiche che vengono scagliate
lontano. Anche le altre stelle, come il Sole, emettono raggi cosmici attraverso
quelli che in questo caso si chiamano “venti stellari”. Naturalmente più
sono grandi le stelle più energetiche sono le particelle che formano i raggi
cosmici.
Le particelle dei raggi cosmici, essendo cariche elettricamente, passando
attraverso un campo magnetico di cui ogni stella e la stessa galassia è sede,
vengono deviate e deflesse prima di riuscire a bombardare
Attraversando l’atmosfera queste particelle disgregano atomi e molecole
che incontrano causando la formazione di “radiazioni secondarie” che
colpiscono a loro volta la superficie terrestre e che sono tanto potenti da
penetrare qualsiasi corpo, compreso quello umano, all’interno del quale
danneggiano le molecole organiche. Normalmente si tratta di danni di lieve entità
a cui l’organismo pone facilmente rimedio. A volte però un raggio cosmico
colpisce un gene e ne altera la struttura provocando una “mutazione” capace
di determinare l’insorgenza di danni di tale gravità da generare la
formazione di tumori o di altre malattie invalidanti.
L’atmosfera terrestre è solitamente in grado di assorbire e di
indebolire buona parte delle radiazioni cosmiche rendendole quasi innocue: la
vita d’altronde è continuata su questa Terra per miliardi di anni senza
correre gravi pericoli, nonostante il bombardamento incessante delle radiazioni
cosmiche e di molte altre aggressioni violente come terremoti, alluvioni ed
uragani che tuttavia non sono riusciti a spazzarla via dalla superficie del
pianeta.
A mano a mano che si sale l’aria si rarefa e la quantità di radiazioni
cosmiche aumenta. Gli abitanti di Cortina D’Ampezzo, ad esempio, sono esposti
ad una maggiore percentuale di raggi cosmici rispetto a quelli di Venezia, che
vivono al livello del mare, pur essendo anch’essi adeguatamente protetti dalla
coltre atmosferica. Chi viaggia in aereo ad altitudini elevate ne riceve una
quantità ancora maggiore, ma solo per poche ore. Secondo alcuni studiosi le
radiazioni cosmiche, anche se generalmente inducono mutazioni dannose, in alcuni
casi possono avere effetti benefici generando il processo evolutivo che avviene
proprio in seguito a mutazioni rare e casuali: senza i raggi cosmici forse la
vita si sarebbe fermata alle forme più semplici e oggi su questa Terra non ci
sarebbero che funghi unicellulari e batteri.
Quando gli equipaggi umani vorranno tentare di raggiungere Marte
dovranno sapere che non si tratterà di una passeggiata in campagna. La nostra
Terra gode di una protezione naturale rappresentata dallo scudo di ozono che
trattiene i raggi ultravioletti, dalla stessa atmosfera che brucia in gran parte
le meteoriti impedendo loro di fare gravi danni, e da un campo magnetico che la
ripara dagli effetti delle particelle energetiche di cui abbiamo parlato,
provenienti dal Sole e dalle altre stelle.
Alcuni astronauti russi sono rimasti in orbita per più di un anno
andando però incontro a gravi alterazioni fisiologiche. I muscoli e le ossa in
seguito a lunghe permanenze nello spazio perdono molti sali minerali: il che,
per quanto sostenuti da corretta alimentazione, li rende tuttavia deboli e
fragili. Al ritorno da queste lunghe missioni gli astronauti russi non si
reggevano più in piedi ed erano costretti a camminare carpioni come fanno i
bambini in tenera età. 4.
Molti sono invece i problemi gravi e impellenti che la nostra società è
chiamata ad affrontare e tentare di risolvere. Essa, ad esempio, è sollecitata
a porre rimedio alla questione della sovrappopolazione, del riscaldamento
globale, del buco nell’ozono, della deforestazione, della malnutrizione, delle
malattie invalidanti e incurabili (come l’Altzheimer, la sclerosi multipla e i
tumori), dell’inquinamento, della proliferazione nucleare e per ultimo, ma non
meno importante, dei conflitti etnici e razziali.
Gli scienziati sono del parere che le risorse economiche di cui dispone
il nostro pianeta dovrebbero essere utilizzate proporzionalmente ai rischi che
corre la popolazione. Se è più probabile che un individuo muoia di cancro che
per un impatto meteorico è più giusto che si spenda denaro per la ricerca
medica e meno per lo sviluppo di strategie di difesa da un corpo extraterrestre.
Sarebbe certamente prudente che gli astronomi continuassero comunque ad
esplorare i cieli alla ricerca di corpi pericolosi per il nostro pianeta che,
anche qualora con la loro ricerca non ci mettessero al riparo da un’eventuale
catastrofe, ci consentirebbero tuttavia di approfondire la conoscenza del
Sistema Solare fornendoci informazioni utili in caso di una reale minaccia
proveniente dagli spazi cosmici.
Benché i vari disastri che hanno coinvolto
Sembra probabile che queste estinzioni di massa, che si ripeterono varie
volte in passato, siano il risultato di alcuni cambiamenti profondi e
relativamente improvvisi nell’ambiente. Per questo motivo i geologi e i
paleontologi hanno pensato alla caduta di grossi meteoriti che avrebbero
sconvolto l’ambiente, ma non fino al punto di eliminare qualsiasi forma di
vita. In realtà si sono sempre salvate alcune specie che hanno ripopolato con
forme, in gran parte nuove, il pianeta.
Abbiamo detto che molti politici ritengono che non sia ragionevole che i
Governi forniscano denaro per studiare gli imprevedibili pericoli connessi con
la caduta di grossi meteoriti, mentre esistono e sorgono in continuazione gravi
problemi che richiedono interventi immediati. Dobbiamo inoltre valutare
attentamente il fatto che eventuali sistemi di difesa contro i meteoriti
richiederebbero probabilmente l’uso di testate nucleari molto potenti proprio
nel momento in cui le società più avanzate chiedono a gran voce che venga
messa al bando quel tipo di armi.
Per concludere è bene rilevare che la maggior parte degli analisti
è concorde sul fatto che la popolazione debba necessariamente convivere con
alcuni rischi. Affrontiamo quotidianamente dei pericoli quando guidiamo
l’auto, passeggiamo per la strada e persino quando ci sediamo a tavola per il
pranzo. Molti Giapponesi vivono sotto la costante minaccia di un terremoto dalle
proporzioni devastanti ma pochi pensano di lasciare il loro Paese per sottrarsi
ai rischi. Ci sembra inoltre concreta l’idea che il solo modo per far fronte
ai gravi problemi che assillano l’umanità sia quello di mettere insieme le
forze migliori del pianeta. Dobbiamo aspettare l’arrivo di un grosso meteorite
per vedere finalmente collaborare tutti i governi del mondo nel tentativo di
salvare la nostra specie? |
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