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Ultimamente il noto astrofisico britannico Stephen Hawking, trattando il
tema degli alieni, si è detto convinto che la vita extraterrestre esista e non
solamente nelle forme più semplici, ma anche in quelle intelligenti,
consigliando però, qualora si incontrassero questi personaggi, di non
avvicinarsi perché il contatto potrebbe avere conseguenze devastanti. Non solo
si potrebbe essere contagiati da un virus contro il quale non possediamo gli
anticorpi, ma la stessa storia della civiltà umana non ci induce a riflessioni
particolarmente serene. Quando, nel 1531, gli Incas videro arrivare Pizarro e i
suoi, devono aver provato qualcosa di molto simile a quello che potremmo provare
noi nel vedere "sbarcare" un gruppo di esploratori alieni.
1. A
PROPOSITO DI UFO
1. procedono a zig-zag Quando gli scienziati sentono parlare di dischi volanti, fanno notare che la loro presenza nei nostri cieli è impossibile, perché le distanze fra le stelle sono enormi, per superare le quali servirebbero leggi fisiche straordinarie e tecnologie eccezionali che vanno al di là delle nostre conoscenze. Nonostante le reazioni e le spiegazioni degli scienziati, gli avvistamenti di UFO non sono mai cessati, anzi si sono moltiplicati. Si stima che dal 24 giugno 1947, quando il pilota Kenneth Arnold, volando sopra il monte Rainer nello Stato di Washington, avvistò un gruppo di nove velivoli che si muovevano in formazione a forte velocità, oscillando e mandando riflessi, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo hanno segnalato avvistamenti di oggetti non identificati. La distribuzione nel tempo e sul territorio varia tra periodi in cui gli avvistamenti sono stati numerosi e altri in cui sono calati, talvolta scomparendo del tutto. In pratica, più del 90 per cento degli avvistamenti raccolti sono stati spiegati dagli esperti o come oggetti di origine terrestre (aerei in fase di atterraggio con le luci accese o satelliti per telecomunicazione particolarmente riflettenti) oppure fenomeni naturali come la caduta di meteoriti o anche pianeti (soprattutto Venere è stata spesso scambiata per un UFO) o, infine, come semplici scherzi. In alcuni studi dell'aeronautica americana, il numero di avvistamenti non identificati scende ancora fino al 2 per cento, ma non è detto che la percentuale dei fenomeni che non può essere spiegata debba necessariamente venire catalogata fra le astronavi aliene. A volte succede che qualcuno veda in cielo qualcosa che non sa spiegarsi e lo interpreti come una nave spaziale chiedendo: “Cosa altro può essere?”, come se la sua ignoranza fosse un fattore decisivo. Come abbiamo detto, le proprietà degli UFO non possono essere interpretate sulla scorta delle nostre conoscenze scientifiche, in quanto nessuna delle caratteristiche osservate nei dischi volanti corrisponde ai velivoli costruiti dall’uomo. Ad esempio le accelerazioni provocate dal procedere a zig-zag di questi mezzi finirebbero per schiacciare qualsiasi creatura terrestre si trovasse al loro interno. Gli alieni evidentemente sopravvivono: di cosa son fatti? Inoltre non conosciamo alcun oggetto (esclusi i palloni stratosferici facilmente identificabili) che si fermi a mezz’aria o si muova nell’atmosfera senza fare rumore violando il cosiddetto principio di azione e reazione, secondo cui ad ogni forza agente fra sistemi materiali ne fa riscontro un’altra uguale e contraria. Ad esempio un aereo per volare deve spingere l’aria all’indietro attraverso gli scarichi producendo anche rumore; per manovrare nello spazio, dove non c’è aria da spingere, un’astronave deve portarsi dietro il materiale di spinta (serbatoi di gas compresso, che viene emesso in piccoli sbuffi). Eppure non sembra che gli UFO osservati finora abbiano uno scarico. Un’astronave in grado di far spegnere un’automobile (come hanno dichiarato alcuni automobilisti che si sono trovati in presenza di un UFO) o di volare silenziosamente, fa pensare ad un apparecchio a propulsione magnetica. Sennonché i magneti che noi conosciamo hanno due poli, il nord e il sud che non si possono separare. Quindi un magnete che si trovasse immerso nel campo magnetico terrestre non si dirigerà in una direzione precisa come fanno i dischi volanti, ma comincerà a ruotare su sé stesso come fa l’ago magnetico di una bussola. Una soluzione possibile sarebbe l’uso dei “monopoli” ossia magneti dotati di un solo polo, nord o sud. Ma i monopoli non sono mai stati ottenuti in laboratorio, né mai osservati anche se gli scienziati sono convinti che nei primi istanti successivi al Big Bang l’Universo ne contenesse in abbondanza. Si potrebbe quindi immaginare la raccolta di un numero enorme di “monopoli primordiali” in modo che si crei un’enorme rete magnetica entro le cui linee di forza potrebbe viaggiare un’astronave, che in tal caso non genererebbe gas di scarico. Può darsi che una civiltà più avanzata della nostra sia in grado di ottenere un risultato del genere, ma i fisici su ciò si dichiarano molto scettici. 2. LO SCETTICISMO DEGLI SCIENZIATI Gli alieni, per fare ciò che i testimoni oculari dicono di avere visto, devono possedere conoscenze di fisica a noi ignote. Essi, innanzitutto, dovrebbero conoscere il sistema di procedere alla velocità della luce o forse anche a velocità superiore. Per le nostre conoscenze di fisica, la velocità della luce è un valore limite non solo per il fatto che non siamo in possesso di tecnologia sufficiente per raggiungerla, ma anche e soprattutto perché questa barriera è insita nella struttura stessa della natura. In altri termini la velocità della luce rappresenta un limite invalicabile in quanto, a quella velocità, suggerisce la teoria relativistica di Einstein (verificata molte volte in esperimenti e osservazioni all’interno degli acceleratori di particelle dove ci sono piccoli corpi dotati di massa che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce), un qualsiasi oggetto materiale diventerebbe di massa infinita e contemporaneamente le sue dimensioni lineari si ridurrebbero a zero.
Ammettiamo pure che gli alieni abbiano trovato
il sistema per viaggiare a velocità prossime a quelle della luce (a velocità
esattamente uguale, come abbiamo detto, è impossibile) e immaginiamo che
attorno alla stella a noi più vicina, la Proxima Centauri, vi sia un pianeta abitato da forme di vita intelligente in possesso di
tecnologie molto avanzate, e tali da consentire loro di viaggiare su astronavi
che procedono alla velocità massima consentita dalle nostre conoscenze di
fisica. Ebbene quel pianeta si troverebbe a 4,4 anni luce da noi, cioè ad una
distanza tale che un'astronave, per arrivare in vicinanza del nostro pianeta viaggiando alla
velocità della luce, impiegherebbe più di quattro anni. Ammettiamo pure
che da quel supposto pianeta sia partito un disco volante, il quale naturalmente
non avrebbe viaggiato subito alla velocità massima come non è possibile che Le leggi della fisica suggeriscono che se sottoponiamo un oggetto ad una spinta imprimendogli un’accelerazione, e poi lo sottoponiamo ad una seconda spinta identica alla prima, la quantità della seconda accelerazione non è esattamente uguale alla quantità della prima. Parte della forza della spinta va sì ad aumentare la velocità, ma parte va invece ad aumentare la massa. A velocità ordinarie, la forza che va ad aumentare la massa del velivolo è così minima che risulta impossibile rilevarla, ma con il crescere della velocità diventa sempre maggiore la parte della forza che si trasforma in massa, mentre è sempre minore quella che va ad aumentare la velocità. Quando la velocità è molto alta la parte della forza della spinta che si trasferisce nella massa è così grande che ne rimane assai poca per incrementare la velocità. Può darsi che gli alieni abbiano trovato il sistema per viaggiare alla velocità prossima a quella della luce perché a velocità minori i tempi necessari per spostarsi nello spazio, come abbiamo visto, sarebbero intollerabilmente lunghi per qualsiasi forma vivente. In verità viaggiando molto veloci, i tempi si accorciano, e alla velocità della luce, il tempo si fermerebbe del tutto. Ma ciò vale solo per il tragitto percorso alla velocità prossima a quella della luce, per il resto del viaggio e per gli abitanti del pianeta da cui è partita la navetta spaziale il tempo passerebbe in modo normale. 3. I COSTI Qualunque forma di energia ha un costo e sembra poco verosimile che se qualcuno disponesse di una fonte di energia tanto importante (ricavata ad esempio dai buchi neri o da un’intera galassia) la utilizzerebbe poi per viaggiare nello spazio senza uno scopo preciso anziché servirsene per migliorare le condizioni di vita nel luogo in cui abita. C’è un problema relativo anche alla struttura e alle dimensioni del mezzo. Per poco che possa durare un viaggio interstellare si tratterebbe in ogni caso di stare all’interno della nave spaziale per alcuni anni e per quel tempo gli occupanti dovrebbero mangiare, bere, respirare ed eliminare i rifiuti. Quanto dovrebbe essere grande la nave spaziale e quanto dovrebbe pesare? Si calcola che per un viaggio anche di soli pochi anni e con pochi uomini a bordo il razzo dovrebbe pesare vari miliardi di tonnellate e il suo costo sarebbe proibitivo. Ma il problema delle dimensioni e del costo di un’astronave tanto grande non sarebbe neppure il principale: le microscopiche particelle, ancorché rare, e gli stessi atomi di idrogeno presenti nello spazio interstellare, urtando contro l’astronave ad una velocità prossima a quella della luce, finirebbero per trasformarla in un colabrodo o, nel migliore dei casi, sarebbero sufficienti per rendere il mezzo (e gli eventuali occupanti) radioattivo. Sarebbe necessario quindi proteggere il veicolo con dei materiali in grado di assorbire le radiazioni o ridurre la velocità almeno ad un decimo di quella della luce perdendo però in questo modo il vantaggio principale che consiste nella dilatazione del tempo ossia del suo rallentamento. 4. CONCLUSIONI Gli astronomi hanno calcolato che la distanza media fra due civiltà dovrebbe essere di oltre 600 anni luce. In verità, se si riuscisse a viaggiare alla velocità della luce, una distanza di dieci, cento o mille anni luce verrebbe superata nello stesso tempo che è quello che prevede l’accelerazione iniziale e la frenata finale in vista del pianeta che si intende visitare perché poi, nel tratto percorso a velocità prossime a quelle della luce, il tempo quasi si fermerebbe. Un viaggio di andata e ritorno durerebbe quindi quattro anni o poco più. Naturalmente ciò varrebbe solo per chi viaggia, mentre per chi è in attesa del ritorno degli astronauti il tempo passerebbe in modo normale. Abbiamo visto che per viaggiare nello spazio interstellare bisognerebbe essere in possesso di conoscenze a noi ignote. Innanzitutto si dovrebbe viaggiare alla velocità della luce o, ancor meglio, maggiore di quella della luce, e disporre di forme di energia maggiori di quelle anche solo ipotizzate dalle nostre conoscenze. In pratica, gli alieni dovrebbero conoscere molte più cose di quante ne conosciamo noi e disporre di materiali che proteggano dalle radiazioni radioattive di cui noi non disponiamo. Ora, se tutto ciò fosse vero, non si comprende cosa vengano a fare qui da noi questi esseri che raramente si mostrano di persona e quando lo fanno si presentano ad individui poco preparati e incapaci di apprezzare un evento scientifico di quella portata. Eppure gli alieni dovrebbero disporre di conoscenze tali da presentarsi presso Università o luoghi in cui si tengono convegni e congressi che trattano temi scientifici: qui troverebbero scienziati in grado di capire le loro richieste. Se sono in possesso di conoscenze scientifiche tanto avanzate, è possibile che non conoscano internet? In tal caso non dovrebbe essere difficile, attraverso il linguaggio matematico, comunicare con persone competenti e comunque in grado di comprenderli. Ma se veramente fossero in possesso di conoscenze tanto avanzate, per loro non sarebbe nemmeno molto difficile conoscere ed utilizzare una delle tante lingue che si parlano nel nostro pianeta. Se si viaggiasse a velocità superiori a quelle della luce il tempo, teoricamente, dovrebbe tornare indietro. Può darsi che gli alieni abbiano trovato il modo di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce violando una legge fondamentale della fisica e sarebbero in grado di invadere l’Universo e di avvicinarsi in migliaia ai milioni di pianeti abitati (e non solo al nostro) che si suppone siano presenti nella Via Lattea. Se fosse vero uno scenario del genere, non si capisce per quale motivo questi personaggi dovrebbero, una volta sbarcati sulla Terra, impegnarsi a disegnare figure geometriche nei campi di grano (una tecnica ben nota agli abitanti del nostro pianeta) o lasciare tracce come buchi nel terreno o bruciature a forma di cerchio che potrebbero benissimo essere prodotte dall’uomo. Anziché mostrarsi a poche persone comuni e invitarle a bordo delle loro navette, perché non contattano mai astronomi professionisti o astrofili dilettanti meglio preparati a comprendere l’importanza e il significato di un evento del genere?
Il motivo principale per cui gli scienziati
non credono a quei rapporti UFO che indicano la presenza di extraterrestri nei
nostri cieli, sta nel fatto che non c’è coerenza nelle storie degli UFO. Non
c’è nulla che dia alla comunità degli scienziati, ma anche alla maggioranza
della gente comune, qualsiasi ragione di credere che questi avvistamenti
rappresentino una qualunque forma di visita proveniente da altri mondi. Per
quale motivo dunque gli alieni dovrebbero arrivare sul nostro pianeta e soprattutto non si
capisce cosa vengano a fare. Le circonvoluzioni e le altre manovre insolite di
questi misteriosi oggetti luminosi a me – ma penso anche a molti altri – non
danno alcun fastidio. |
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