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Gli alieni non esistono. E non solo non esistono gli alieni intesi come
esseri pensanti in grado di lanciare e ricevere messaggi e di viaggiare
attraverso gli spazi cosmici, ma non esistono nemmeno organismi alieni più
semplici. Molti scienziati impegnati nella ricerca si sono convinti che, anche
qualora esistessero altre forme di vita, eventualmente intelligenti, su altri
mondi, sarebbe impossibile, oltre che inutile, entrare in contatto con esse.
Negli ultimi decenni, i progressi dell’astronautica e dell’astronomia
hanno consentito di esplorare e di osservare in maggiore dettaglio, i corpi
celesti, innanzitutto quelli del nostro sistema solare, e poi anche quelli più
distanti. Le ricerche non sono riuscite a trovare alcuna traccia convincente
della presenza di un qualsiasi essere vivente ed anzi si sono trovate prove a
sostegno dell’esistenza di condizioni fortemente ostili alla vita così come
la conosciamo. 1. GLI ORGANISMI VIVENTI
Gli scrittori di fantascienza, ed anche alcuni scienziati, hanno
ipotizzato forme di vita basate su ogni sorta di processi chimici bizzarri e di
processi fisici ancora più strani. Alcuni di questi personaggi hanno immaginato
persino un buco nero intelligente e forme viventi fatte di materia neutronica,
cioè di quel materiale pesantissimo che deriva da stelle collassate.
Il convincimento della presenza di vita extraterrestre ha fatto nascere
una nuova disciplina scientifica, detta astrobiologia
(o esobiologia) che, come è evidente, per il momento è ancora senza
oggetto (il nome venne coniato nel lontano 1957 dal premio Nobel per la
medicina, l'americano Joshua Lederberg). Alcuni dei sostenitori della nuova disciplina sono convinti che, pur
senza disporre di una precisa definizione di vita, tuttavia quella
extraterrestre è qualcosa che saremo in grado di riconoscere quando la
incontreremo, altri sono invece certi del contrario e cioè che, qualora ci
passasse sotto il naso un oggetto vivente proveniente da altri mondi, non saremmo
in grado di riconoscerlo, ma probabilmente nemmeno quell’essere riconoscerebbe
noi.
Per quanto ci riguarda, la presenza di vita extraterrestre richiede un
insieme di condizioni la principale delle quali è una fonte di energia che non
è detto debba essere, come avviene sulla Terra, quella prodotta da una stella
vicina; essa potrebbe anche scaturire dal sottosuolo ed essere per esempio
prodotta da attività vulcanica. La materia di cui sono fatti questi esseri viventi dovrebbe essere costituita di molecole organiche immerse nell’acqua.
L’acqua liquida è il solvente fondamentale per le sostanze organiche che sono abbastanza comuni nell’Universo tanto da essere state
osservate in ambienti anche molto diversi fra loro, a cominciare dal freddo
mezzo interstellare.
Le molecole organiche sono i precursori della vita, ma non sono la vita.
L’essere vivente, come ben sappiamo, presenta un’organizzazione interna
finemente strutturata formata da molecole complesse alcune delle quali sono in
grado di trasmettere il patrimonio genetico da una generazione all’altra.
Sappiamo anche che le molecole complesse possono avere come costituenti gli
atomi di carbonio o di silicio, elementi peraltro molto abbondanti
nell’Universo, e tuttavia solo le molecole basate sul carbonio possiedono quel
grado di varietà e di instabilità che risulta adeguato a cicli vitali. Il
silicio ha proprietà simili a quelle del carbonio però forma molecole rigide e
non molto complesse che, come anche l’esperienza dimostra, si ritiene non
possano stare alla base delle forme viventi.
Per quanto riguarda l’acqua, essa deve essere presente allo stato
liquido per un tempo sufficientemente lungo quale ad esempio in un ambiente dove
vi siano adatte condizioni di temperatura e di pressione. Altro fattore
determinante per il fiorire della vita è il tempo ovvero una premessa
indispensabile poiché l’esistenza, per formarsi e svilupparsi, ha bisogno di
condizioni fisiche e chimiche abbastanza stabili per un lasso di tempo molto
lungo (miliardi di anni). 2. I LUOGHI ADATTI ALLA VITA NEL
SISTEMA SOLARE
Vediamo pertanto in quali luoghi, all’interno del sistema solare,
potrebbero essere presenti forme viventi anche se solo sotto forma di organismi
molto primitivi, come batteri o spore. I pianeti interni, Mercurio e Venere,
sono molto caldi mentre quelli esterni, da Giove a Plutone, sono troppo freddi
per avere acqua liquida sulla superficie. Rimane Marte che per lungo tempo è
stato il luogo dove si ritenevano maggiori le probabilità di scoprire prove di
vita aliena. Naturalmente nessuno si aspetta oggi di trovarvi gli omini verdi
immaginati quando vennero puntati sul pianeta rosso i primi telescopi, ma almeno
forme primitive di vita, quelle sì. Un tentativo per verificare la presenza di
forme viventi aliene è stato fatto nell’estate del 1976 quando vennero
inviate sul pianeta un paio di sonde automatiche in grado di compiere alcuni
esperimenti, che tuttavia non hanno fornito al riguardo alcun risultato
positivo.
Le ricerche su quel pianeta non si sono però interrotte e le
ultime sonde spaziali hanno mostrato “gole” e “nicchie” che gli esperti
hanno stabilito dovessero essere state prodotte da acqua corrente. Naturalmente
questo non significa che Marte sia abitato, neanche da microbi resistenti,
tuttavia giornalisti e alcuni scienziati non hanno avuto alcuna esitazione a
considerarlo un pianeta su cui esistano certezze di vita sulla base di prove che
continuano ad essere piuttosto inconsistenti. Anche se alcuni segni di carattere
geologico e mineralogico fanno ritenere che in passato vi possa essere stata
qualche forma vivente, e si potrebbero quindi trovare su quel pianeta alcuni
reperti fossili, tuttavia finora nessuno li ha visti.
In realtà una decina di anni fa venne analizzato dagli scienziati un
meteorite raccolto in Antartide nel quale erano contenute alcune strane
strutture tubulari, osservate al microscopio elettronico, che furono
interpretate come batteri fossili. Si era stabilito che il meteorite proveniva
da Marte ma su quel frammento di roccia gli esperti cambiarono opinione più
volte ed oggi il convincimento prevalente è che quelle strutture interne non
siano necessariamente indicative della vita e nemmeno la sua provenienza è
certa.
Sulla Luna l’uomo vi ha messo piede in più occasioni ma non ha trovato che
pietre sterili. Sul nostro satellite naturale mancano aria ed acqua quindi non
possono essere nate forme viventi, ma non sono nemmeno sopravvissuti i germi che
involontariamente hanno portato gli astronauti che vi hanno messo piede nelle
varie missioni.
Rimangono alcuni altri luoghi come Europa, uno dei satelliti di Giove, e
Titano, il principale dei satelliti di Saturno, dove gli esperti pensano possano
esserci semplici forme viventi. Sotto la superficie ghiacciata di Europa si
ipotizza che vi sia un profondo oceano composto essenzialmente di acqua salata
scaldato dagli attriti generati dalle enormi maree dovute al pianeta e agli
altri satelliti. Questo potrebbe essere un ambiente adeguato per la formazione
di organismi viventi, tuttavia nessuno è andato ancora a verificare se sotto il
notevole spessore del ghiaccio vi siano effettivamente le condizioni adatte al
formarsi della vita e chissà quando una missione del genere potrà essere
realizzata.
Per quanto riguarda Titano, grazie all’esplorazione effettuata dalla
sonda Cassini-Huygens (missione congiunta dell’americana NASA con l’agenzia
spaziale europea ESA), siamo venuti a conoscenza che l’atmosfera e la
superficie di quel grosso satellite di Saturno rappresentano laboratori naturali
in cui le macromolecole necessarie alla vita potrebbero trovare le giuste
condizioni per formarsi. I risultati di questa missione peraltro non sono ancora
completi.
Nel nostro sistema solare vi è quindi un insieme limitato di ambienti in
cui sarebbe possibile cercare forme viventi ma nessuno sembra particolarmente
adatto ad ospitarle. Rimangono tuttavia le migliaia o forse i milioni di pianeti
che si trovano intorno ai miliardi di stelle che formano la nostra galassia,
oltre alle migliaia di miliardi di galassie presenti nell’Universo. Esistono
condizioni adatte alla vita, eventualmente forme di vita intelligente, attorno a
qualcuna di queste stelle? 3.
In verità, fino ad una decina d’anni fa, non eravamo in grado di dire
con certezza se esistano o meno altri sistemi planetari e se, qualora esistano,
su alcuni di essi vi siano le condizioni adatte alla vita. Nel 1995 la
situazione mutò radicalmente perché in quell’anno, gli astronomi svizzeri
Michel Mayor e Didier Queloz comunicarono di aver scoperto un pianeta orbitante
intorno ad una stella nota come 51 Pegasi, abbreviabile in 51 Peg b (la lettera
b indica il pianeta intorno alla stella della costellazione di Pegaso).
La scoperta dei due astronomi svizzeri è stata subito seguita da molte
altre, in parte per opera degli stessi ricercatori e in parte mediante
l’intervento di altri, tanto che oggi si conoscono oltre duecento pianeti
extrasolari e il numero va aumentando rapidamente. Occorre però chiarire che i
pianeti scoperti sinora sono tutti inadatti alla vita. Finora sono stati infatti
scoperti quasi unicamente pianeti giganti simili a Giove o Saturno e inoltre
molto vicini alla loro stella per cui la loro superficie deve essere molto calda
oltre che la pressione molto elevata.
La cosa sorprendente è che nonostante gli astrofisici affermino non solo
di conoscere la loro esistenza ma anche di averne dedotto la massa, la distanza
dalla stella madre, il periodo e perfino la forma della loro orbita, nessuno ha
mai visto o fotografato anche uno solo di questi pianeti extrasolari. Va quindi
precisato che l’osservazione è assai indiretta perché la presenza di questi
corpi astrali è stata suggerita dal fatto che la stella, invece che muoversi
nello spazio di moto rettilineo uniforme, va soggetta a oscillazioni di velocità
dovute all’accelerazione indotta dal grosso pianeta che le orbita intorno.
Queste prime osservazioni rappresentavano solo un timido tentativo verso
la soluzione del problema inerente la vita extraterrestre. Altri passi molto
importanti sono in atto. Il tentativo è ora quello di vedere per via diretta i
pianeti e non soltanto quelli giganti ma anche quelli più piccoli, di taglia
simile a quella della Terra, ed eventualmente scoprire sulla loro superficie i
segni dell’esistenza della vita. Un modo potrebbe essere quello di riconoscere
la presenza di clorofilla nella loro atmosfera il che sarebbe possibile in linea
di principio dall’esame della luce che ci inviano.
Ognuno di questi passi (scoperta e visualizzazione di pianeti terrestri
ed esame dettagliato della loro luce) richiede notevoli sviluppi tecnologici e
il cammino necessiterà presumibilmente di alcuni decenni per essere completato.
Anche se esistono alcuni piani operativi in tal senso, non è detto che verranno
sviluppati e soprattutto non è detto che daranno i frutti che ci aspettiamo.
Oltre ai pianeti che orbitano intorno a stelle di tipo solare, ne sono
stati individuati alcuni in luoghi del cosmo in cui sembrava che la loro
esistenza fosse impossibile. Di recente, ad esempio, sono state scoperte una
decina di nane bianche intorno alle quali orbitano oltre ad asteroidi e comete
anche alcuni pianeti.
Le nane bianche sono corpi celesti molto piccoli e massicci,
residui di stelle di tipo solare. Lo stesso nostro Sole, fra circa cinque
miliardi di anni, avrà esaurito il combustibile nucleare e quindi la gravità
prenderà il sopravvento sulla spinta generata dalla fusione nucleare interna
comprimendo il materiale residuo e di conseguenza generando una spinta verso
l’esterno che lo farà rigonfiare fino a raggiungere una grandezza 100 volte
superiore a quella attuale. Successivamente, dopo aver espulso parte del
materiale più esterno, la nostra stella ridurrà le dimensioni fino a
raggiungere quelle della Terra però con una massa solo di poco inferiore: il
Sole si sarà trasformato cioè in una nana bianca che lentamente si spegnerà.
I pianeti più vicini che oggi orbitano intorno al Sole bruceranno quando
l’astro aumenterà di dimensione ma gli altri rimarranno a girargli intorno.
In realtà da lungo tempo gli astronomi avevano pensato che intorno alle nane
bianche potessero esserci dei pianeti e infatti con l’aumento di sensibilità
degli strumenti che ispezionano il cielo, come abbiamo visto, ne sono stati
individuati una decina.
Oltre che intorno alla nane bianche, sono stati osservati pianeti in
vicinanza di stelle di neutroni (stelle piccole ma pesantissime) e di nane brune
(stelle piccole e poco luminose). Nane bianche, stelle di neutroni e nane brune
sono astri le cui dimensioni sono paragonabili a quelle dei pianeti che stanno
loro intorno.
Ma l’aver individuato pianeti nei luoghi più improbabili del Cosmo non
significa che sarà trovata la risposta alla domanda più importante: quella cioè
di scoprire quali condizioni vi siano su di essi e se di conseguenza vi sia
possibilità di forme di vita.
Anche qualora riuscissimo ad individuare la presenza di clorofilla su alcuni di
questi pianeti potremmo dedurre da ciò che su quei pianeti effettivamente
esiste una rigogliosa vegetazione? E anche qualora il dubbio sorgesse che tipo
di scoperta sarebbe?
Frattanto continuano i messaggi spediti dai radiotelescopi in tutte le
direzioni e l’ascolto di segnali provenienti dallo spazio, ma il silenzio
cosmico che ci avvolge per gli scettici rappresenta la prova di assenza di
alieni intelligenti. Ma anche qualora arrivasse un segnale interpretabile come
inviato da un essere intelligente da un luogo lontano diciamo cento o
centocinquanta anni luce (che è una distanza minima in termini cosmici) cosa
dovremmo farcene di questa scoperta?
Sulla nostra ricerca della vita al di fuori della Terra incombe quindi
l’ombra del fallimento: finora non si è visto né
sentito nulla. |
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