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L’ENERGIA
OSCURA FORSE NON ESISTE 1. IL MODELLO CLASSICO DI UNIVERSO
In forza della teoria si può immaginare che l’Universo funzioni allo
stesso modo: dopo la botta iniziale l’espansione rallenta sempre più, fino a
fermarsi. A questo punto il Cosmo incomincerebbe a contrarsi sotto l’azione
della forza di gravità creata dalle masse in esso contenute, come accade al
pallone che, dopo il volo, ridiscende verso terra. La contrazione e il
conseguente riscaldamento dell’Universo proseguirebbero fino ad un
terrificante big crunch, ossia ad un big bang rovesciato.
Ma c’è anche un’altra possibilità relativa alla sorte che attende
l’Universo. Riprendendo il nostro esempio sportivo immaginiamo che il bravo
giocatore di calcio colpisca il pallone con una violenza tale da farlo sfuggire
al campo gravitazionale terrestre: pur rallentando esso conserverebbe una
frazione della spinta iniziale sufficiente a fargli continuare il volo nello
spazio senza più tornare sulla Terra. Si pensa che a sua volta l’Universo
potrebbe comportarsi in questo modo, cioè espandersi a velocità sempre più
ridotta ma senza mai fermarsi e tornare indietro.
A prescindere dalle sorti dell’Universo, sia che esso finisse con un
big crunch o che continuasse ad espandersi per sempre, i cosmologi tuttavia
concordavano nel ritenere che la costante di Hubble, così come la velocità del
pallone calciato verso l’alto, non fosse costante nel tempo. La costante di
Hubble (che si indica con il simbolo H0) esprime la relazione fra la
velocità e la distanza di una galassia. In simboli: H0 = km/s/Mpc. I
km/s (kilometri al secondo) indicano la velocità (che è stata calcolata in
È opportuno, a questo punto, chiarire che una costante se è veramente
tale non dovrebbe mai cambiare ma in questo caso H0 si riferisce alla
velocità di espansione attuale dell’Universo (lo zero posto ad indice di H
esprime proprio questo). In realtà la velocità delle galassie, come quella del
pallone calciato con forza, cambia nel tempo. Nel passato H doveva
essere stata maggiore di quanto non sia attualmente, così come il pallone alla
fine della sua corsa verso l’alto è più lento rispetto alla velocità che
possedeva subito dopo aver ricevuto il calcio.
La scoperta che l’Universo stava accelerando e non rallentando la sua
espansione, come si era sempre ritenuto, scaturiva dalla osservazione di alcune
particolari supernove, dette “Ia”, di cui fu possibile stimare la distanza
misurandone la luminosità apparente e confrontarla con lo spostamento verso il
rosso (il famoso red shift) delle stesse. Lo spostamento verso il rosso, come è
noto, misura l’entità dell’espansione dello spazio: più è grande lo
spostamento verso il rosso della luce di supernove lontane, tanto più piccole
sono le dimensioni dell’Universo al momento dell’esplosione di quelle
stelle.
Le supernove di tipo Ia da una decina di anni a questa parte sono
diventate degli indicatori di distanza grazie al fatto che esse hanno tutte la
stessa luminosità assoluta. Oggi pertanto svolgono la stessa funzione che ai
tempi di Hubble svolgevano le variabili Cefeidi le quali hanno la particolarità
di aumentare e diminuire la loro luminosità ad intermittenza regolare. Fu
individuata quindi una relazione precisa tra luminosità e durata del ciclo: si
scoprì infatti che più è lungo il ciclo, maggiore è la luminosità al
massimo della brillantezza.
Spieghiamo ora con un esempio che cosa è un indicatore luminoso di
distanza. Supponiamo allora di vedere in lontananza i fari di un’automobile e
di dover decidere quanto quell’automobile è distante da noi. Potrebbe
trattarsi di un’auto vecchia con i fari poco luminosi posta a poca distanza o
di un’auto moderna con i fari molto luminosi posta a grande distanza. Potremo
decidere a quale distanza si trova l’automobile solo se avessimo a
disposizione un faro di riferimento di cui fosse nota l’intensità luminosa.
Se disponessimo di una torcia elettrica di cui si conosce la luminosità
assoluta si noterebbe che la sua luce diventa sempre più debole a mano a mano
che si allontana da noi nel rispetto di una precisa legge fisica. Posta quindi a
fianco dell’automobile con i fari accesi questa fornirebbe la distanza
dell’auto.
Confrontando le distanze con i rispettivi spostamenti spettrali i
cosmologi furono in grado di scoprire che l’espansione non rallenta affatto,
anzi accelera. È come se si vedesse il pallone calciato verso l’alto che,
spinto da una misteriosa forza antigravitazionale, invece che rallentare,
fermarsi e tornare indietro, aumenta la sua velocità a mano a mano che sale.
2.
Se
In un contesto del genere porzioni differenti dello spazio si
espanderebbero a velocità diverse e quindi l’Universo si dilaterebbe in modo
non uniforme, come capita ad alcuni palloncini delle feste che non si gonfiano
in modo regolare. Con questo espediente si spiegherebbe il fatto che le
supernove molto lontane appaiono meno luminose del previsto: la loro luce, che
arriva fino a noi, sarebbe costretta ad attraversare uno spazio molto rarefatto
entro il quale lo spostamento verso il rosso della radiazione luminosa e la
stessa luminosità della stella risultano modificati.
Ora il problema è quello di vedere se questo vuoto gigantesco in cui
viviamo esiste veramente. Quali osservazioni potranno dirci se l’espansione
accelerata dell’Universo è guidata dall’energia oscura o se è conseguenza
del fatto che viviamo in un luogo speciale?
Per essere indistinguibile dall’energia oscura il vuoto dovrebbe avere
proprietà peculiari. Per esempio, allontanandosi da noi in ogni direzione, la
densità media di energia e di materia dovrebbe aumentare considerevolmente nel
momento che dallo spazio semi-vuoto si entrasse in quello a densità generale.
Però esiste anche una soluzione alternativa: se invece che un grande
spazio a densità molto bassa vi fosse una serie di piccole regioni di
bassissima densità, distribuite con regolarità come lo sono i buchi nel
formaggio svizzero, queste riprodurrebbero collettivamente gli stessi effetti
dell’energia oscura. Quindi, complessivamente, l’Universo rispetterebbe il
principio cosmologico sia nel caso di un unico vuoto sia nel caso di tante
regioni di bassa densità: ma lo farebbe in generale, non localmente.
Solo le osservazioni potranno risolvere la controversia fra energia
oscura e i modelli di vuoto cosmico. Oggi sono in allestimento alcune
apparecchiature molto sofisticate e precise che dovrebbero chiarire la storia
dell’espansione cosmica. Fra queste vi è un gigantesco radiotelescopio che
entrerà in funzione nel 2020; esso fornirà il rilevamento di tutte le galassie
presenti all’interno dell’orizzonte osservabile. |
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