|
|
|
MATERIA ED ENERGIA OSCURE
Nell’Universo, oltre alla materia luminosa – quella che “vediamo”
perché emette radiazioni elettromagnetiche, cioè luce, onde radio, raggi X e
gamma – è presente un tipo di materia invisibile che per tale motivo è detta
materia oscura. Ma in aggiunta alla
materia (luminosa e oscura), nell’Universo ci deve essere anche una forma di
energia misteriosa detta energia oscura
la cui esistenza è invocata per spiegare il fatto che l’espansione dell’Universo anziché decelerare per effetto dell’attrazione gravitazionale,
sembra accelerare. 1.
Se sbriciolassimo tutte le galassie e spargessimo uniformemente
nello spazio la materia stellare di cui sono fatte, e in più a questa
aggiungessimo il gas interstellare, la densità risultante sarebbe di un solo
atomo ogni 10 metri
cubi. Sembra che ci sia anche una quantità pressappoco uguale di materia nel gas
intergalattico, ma pure tenendo conto di questa aggiunta, la densità risultante
sarebbe di solo due atomi di idrogeno ogni 10 metri
cubi, ossia l’equivalente di pochi granelli di sabbia in un volume uguale a quello
della Terra.
Gli astronomi hanno calcolato che se la densità della materia fosse pari
a cinque atomi di idrogeno per metro cubo (cioè 25 volte di più di quello che
si osserva) la gravità prodotta da questa massa sarebbe in grado di frenare
l’espansione e creare quello che viene definito un “Universo piatto” (o
“euclideo”). Con una quantità di materia minore, come potrebbe essere ad
esempio proprio quella che è stata osservata, l’Universo continuerebbe ad
espandersi per sempre generando un “Universo aperto”. Se infine la densità
di materia superasse il valore critico che corrisponde, come abbiamo detto, a
cinque atomi di idrogeno per metro cubo, l’attrazione sarebbe in grado di
instaurare un processo di contrazione che terminerebbe con il “big crunch”:
un gigantesco collasso di tutta la materia e di tutta l’energia (in tal caso
si parla di “Universo chiuso”).
Fra le tre possibilità, la teoria detta dell’Universo inflazionario
suggerisce che questo debba essere piatto. L’Universo inflazionario è un
modello di Universo proposto dall’astronomo americano Alan Guth nel 1980 per
risolvere alcuni paradossi della teoria standard del big bang. Esso prevede una
velocità di espansione durante i primissimi istanti di vita talmente elevata da
stirare l’Universo al punto da renderlo piatto. Finora le prove contrarie a
questa teoria non sono mai state abbastanza solide così da vanificarne i punti
di forza ma oggi le osservazioni sembrano delineare un Universo diverso da
quello disegnato dalla teoria inflazionaria: esso dovrebbe essere aperto invece
che piatto e quindi destinato ad espandersi per sempre. Recentemente tuttavia è
stato scoperto un fatto inaspettato e imbarazzante.
La vicenda inizia nel 1933 quando l’astronomo americano di origine
svizzera Fritz Zwicky (1898-1964) osservò qualcosa di insolito nel moto di un
gruppo di galassie situate alla distanza di oltre cento milioni di anni
luce da noi. Le loro velocità relative erano così grandi che l’attrazione
gravitazionale dovuta al materiale visibile non sarebbe stata sufficiente a
tenerle insieme. Eppure esse formavano chiaramente un sistema compatto.
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si è cominciato a
comprendere il vero significato di quell’osservazione. All’interno
dell’ammasso di galassie studiate dall’astronomo svizzero-americano doveva
esistere qualcosa che non emette onde elettromagnetiche e quindi non è visibile
al telescopio o ai radiotelescopi, ma che tuttavia genera una forza di gravità
che va ad aggiungersi a quella prodotta dai corpi celesti visibili.
A rafforzare questa ipotesi alcuni anni più tardi furono osservate delle
anomalie nei moti orbitali di un tipo particolare di galassie dette “galassie
a spirale”. Si sapeva dalla fisica che i corpi in rotazione obbediscono alla
legge di gravitazione universale di Newton e alle leggi di Keplero. Secondo la
legge di gravitazione universale due corpi si attraggono con una forza che è
direttamente proporzionale alle loro masse e inversamente proporzionale al
quadrato della loro distanza. La distanza e il periodo di rotazione devono
invece ubbidire alla terza legge di Keplero la quale impone che quanto più un
corpo è lontano dal centro di rotazione tanto più lentamente si muova. Ad
esempio
Quando fu possibile verificare la velocità con cui ruotano le galassie a
spirale si notò che le stelle che si trovavano alla periferia si muovevano con
una velocità molto maggiore di quella attesa in base alle leggi di Newton e di
Keplero. Nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso ulteriori osservazioni
hanno mostrato che questa anomalia nel moto di rotazione delle galassie è un
fenomeno molto comune che riguarda tutte le galassie dell’Universo.
Le irregolarità osservate non possono che avere un’unica spiegazione:
in tutte le galassie ci deve essere più materia di quella che si vede con gli
strumenti di osservazione, la quale non emette radiazioni elettromagnetiche ma
è in grado di esercitare un campo gravitazionale e quindi di agire sulla
materia circostante. 2. LE IPOTESI SULLA COSTITUZIONE DELLA MATERIA OSCURA
La cosa più semplice sarebbe quella di supporre che si tratti di
forme convenzionali che, per un motivo o per un altro, semplicemente non
risplendono. Si era pensato ad esempio a buchi neri, a stelle brune, a pianeti,
a nuvole di gas o ad altri oggetti celesti fatti di materia ordinaria. Si parla
in questo caso di materia oscura “barionica” (dal greco barios = peso; neutrone e protone sono i due esempi più familiari
di barioni). Vi sono però argomenti teorici validi e coerenti derivanti dal
campo della fisica delle particelle e dell’astrofisica che escludono una tale
possibilità. In verità una certa quantità di materia oscura composta da
materia ordinaria effettivamente esiste, ma in ogni caso non è sufficiente a
giustificare tutta la massa mancante.
Attualmente gli astrofisici sono convinti che il grosso della materia
oscura sia qualcosa di completamente diverso dal materiale che conosciamo sulla
Terra e in questa direzione sono infatti rivolte le ricerche. Essa dovrebbe
essere fatta di particelle esotiche (ossia non ancora scoperte) la cui esistenza
è resa necessaria per spiegare la formazione delle strutture cosmiche quali le
galassie e i loro ammassi. Fra la materia oscura non ordinaria si distingue la materia
oscura calda e la materia oscura
fredda. La distinzione fra questi due tipi di materia oscura si opera in
base alla velocità che le particelle avevano nei primi istanti di vita
dell’Universo.
La composizione della materia oscura fredda dovrebbe comprendere una
serie di particelle dai nomi misteriosi e incomprensibili (assioni, fotini,
ecc.) che si muovono con velocità media abbastanza bassa perché hanno una
massa consistente (mediamente doppia di quella del protone, ma senza carica
elettrica). Esse prendono il nome di WIMPs (da Weakly
Interacting Massive Particles, particelle
massicce interagenti debolmente), ma per le loro caratteristiche
vengono anche chiamate neutralini.
La materia oscura calda dovrebbe essere costituita da particelle con
velocità media altissima perché di massa estremamente piccola. Per questo tipo
di materia il candidato migliore sembra essere il neutrino,
una particella elementare con carica elettrica nulla e massa molto piccola
(forse un decimillesimo di quella dell’elettrone).
Gli esperimenti finalizzati a misure dirette di WIMPs come di altre
particelle esotiche sono estremamente difficili perché la materia è pressoché
trasparente ad esse e quindi la probabilità che queste diano luogo ad un
fenomeno misurabile in laboratorio è piccolissima. Per ridurre il fondo di
radiazione ambientale gli apparati sperimentali debbono essere realizzati con
materiali ben schermati dalla radiazione cosmica. Un ambiente ideale per questo
tipo di ricerca sono i Laboratori Nazionali sistemati sotto il Gran Sasso, che
l'efficiente difesa dall’azione di campi elettrici e magnetici esterni rendono
sede unica per esperimenti particolarmente complessi e delicati.
Per completezza di informazione dobbiamo far presente che il metodo
concettualmente più semplice per dimostrare l’esistenza di queste particelle
esotiche sarebbe quello di produrle in laboratorio. Il Large
Hadron Collider del CERN di Ginevra di recente entrato in funzione dovrebbe
riuscire a centrare l’obiettivo.
3. ENERGIA OSCURA
L’idea che nell’Universo possa essere presente una forma di energia
oscura iniziò quando Einstein, dopo aver formulato nel 1916 la sua teoria
generale della relatività, si rese conto che l’attrazione gravitazionale
della materia prevista dalla sua stessa teoria a lungo andare avrebbe causato il
collasso dell’Universo mentre egli, come la maggior parte degli scienziati del
tempo, postulava un Universo statico e stabile. Il fisico tedesco perciò
aggiunse alle sue equazioni un termine, chiamato “costante cosmologica”, che
avrebbe dovuto rappresentare una forza repulsiva sufficiente per mantenere
stabile l’Universo. Cinque anni più tardi però abbandonò l’idea, che
definì l’errore più grave della sua vita.
Frattanto alcuni fisici, elaborando le equazioni previste dalla teoria
della relatività generale, si resero conto che l’esistenza di un Universo
infinito, omogeneo e statico era impossibile: l’Universo era instabile e
doveva espandersi o contrarsi. Nello stesso tempo venivano anche fornite le
prime prove osservative, parziali e incerte, dell’espansione cosmica la cui
scoperta definitiva venne effettuata nel 1929 dall’astronomo statunitense
Edwin Hubble. Egli non solo determinò la velocità ma anche la distanza delle
galassie vicine che in quegli anni molti astronomi ancora ritenevano fossero
nebulose interne alla Via Lattea e non sistemi indipendenti di stelle.
Successivamente Hubble scoprì l’esistenza di una relazione semplice,
di proporzionalità diretta, fra distanza e velocità: una galassia che si trova
ad una distanza doppia rispetto ad un’altra, si allontana da questa ad una
velocità due volte più grande. Il fenomeno dimostra senza ombra di dubbio che
l’Universo non è stabile, ma in espansione.
In quel momento il termine cosmologico di Einstein sembrava destinato
all’oblio, ma è riapparso quando gli astrofisici lo identificarono con
l’energia oscura. Fra le due entità vi sono però delle differenze
sostanziali: quella di Einstein si basava sul pregiudizio che l’Universo fosse
fisso e immutabile ed inoltre che l’energia ad esso associata non dipendesse
dalla posizione e dal tempo, tanto che il termine correttivo prese il nome di
“costante cosmologica”. L’energia oscura, postulata di recente dagli
astronomi, non ha invece un valore costante perché la velocità di espansione
ha cambiato di intensità nel tempo. Per di più il termine cosmologico di
Einstein entra in conflitto con le previsioni delle attuali teorie quantistiche
sulle particelle elementari, le quali prevedono che possa essersi generata dal
vuoto una forza repulsiva con effetti simili alla costante cosmologica.
Le leggi della meccanica quantistica, combinate con le leggi della
relatività, ci dicono che lo spazio vuoto non è per nulla vuoto, esso invece
è pieno di particelle latenti di ogni genere le quali compaiono e subito dopo
scompaiono senza dare il tempo della loro registrazione. Pertanto nessuno ha mai
visto direttamente queste particelle e tuttavia si è osservato che esse
effettivamente esistono perché lasciano un segno tangibile sulla materia
ordinaria, come ad esempio quello di alterare i livelli energetici degli atomi.
Se le particelle virtuali che emergono dallo spazio vuoto possono
modificare le proprietà degli atomi esse forse possono influire pure
sull’espansione dell’Universo. I fisici hanno dimostrato che l’energia
delle particelle virtuali dovrebbe agire esattamente come quella associata ad
una costante cosmologica. Vi è però una complicazione.
Secondo le osservazioni dirette l’energia oscura che scaturisce dal
vuoto è pari a zero oppure è molto piccola, invece secondo i calcoli le
fluttuazioni quantistiche del vuoto porterebbero a generare un’energia il cui
valore è 120 ordini di grandezza (10120) più grande di quello
osservato. Se fosse reale una cosa del genere l’Universo dovrebbe espandersi
ad una velocità inimmaginabile e ad esempio lo spazio fra i miei occhi e lo
schermo del computer che mi sta difronte si dovrebbe espandere così rapidamente
che la luce proveniente dal quadro luminoso non raggiungerebbe mai i miei occhi.
Il fatto che riesco a vedere non solo alla distanza a cui è posto il computer
ma fino alle regioni più remote dell’Universo pone un limite ancora più
stringente alla energia del vuoto che deve essere di quasi 120 ordini di
grandezza inferiore alla stima sopra menzionata. Una simile discrepanza fra
teoria e osservazione è diventato oggi il problema più delicato e urgente
della fisica, dietro il quale si nasconde una svolta decisiva nella nostra
comprensione del mondo macro e microscopico.
Ultimamente sono emerse varie ipotesi alternative all’energia del
vuoto, ma nessuna per il momento è riuscita ad imporsi sulle altre. Una di
queste ipotizza un nuovo tipo di materia oscura con proprietà radicalmente
diverse da quelle della materia ordinaria e di quella oscura trattata in
precedenza. Essa emerge dalle equazioni della relatività generale le quali
mostrano che la gravità non dipende solo dalla massa (e dall’energia) ma
anche dalla pressione. L’energia oscura deriverebbe quindi da un tipo di
materia, a cui, poiché si ignora cosa sia, è stato assegnato il nome
aristotelico di “quintessenza”. Essa possiederebbe proprietà radicalmente
diverse da quelle che attribuiamo alla materia ordinaria. Se ad esempio i comuni
barioni e la materia oscura ridotti allo stato gassoso venissero posti
all’interno di un palloncino questo tenderebbe ad espandersi per effetto della
pressione esercitata da quella materia. Se nel palloncino venisse invece posta
la materia che genera l’energia oscura esso tenderebbe a contrarsi. In altri
termini la materia normale e oscura crea una pressione positiva mentre
l’energia oscura crea una pressione negativa che genera una gravità
repulsiva, invece che attrattiva: questa a sua volta accelera l’espansione
cosmica, invece che rallentarla.
Un Universo composto solo di materia normale non può espandersi perché
la gravità è sempre una forza attrattiva e nemmeno aggiungendo la materia
oscura a quella ordinaria si perviene ad un Universo piatto come prevede la
teoria inflazionaria. Dalle osservazioni si dovrebbe quindi concludere che il
Cosmo non è piatto ma aperto, nel qual caso si renderebbe necessario modificare
o scartare la teoria inflazionaria. Ma se l’Universo fosse realmente piatto i
suoi costituenti principali non potrebbero essere solo materia visibile, materia
oscura e radiazione. L’osservazione della sua espansione accelerata
presuppone, come abbiamo detto, la presenza in esso di una forma supplementare
di materia.
Integrando quanto esposto in precedenza possiamo concludere dicendo che
secondo le valutazioni più accreditate solo il 5% del totale della materia
dell’Universo si trova sotto forma di materia luminosa, il 23% è costituito
da materia oscura di cui una piccola frazione è composta di atomi e molecole
ordinarie e il rimanente 72% è costituito da un’entità non identificata che
viene chiamata energia oscura. Se sommiamo la materia barionica, la materia
oscura e quella che genera l’energia oscura otteniamo esattamente la massa
necessaria perché si crei un Universo piatto e si salvi in questo modo il
modello di Universo inflazionario. |
|
|