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Parte VII
Oggi sappiamo che la materia è formata da pochi tipi di particelle
elementari, tenuti insieme da quattro forze (o interazioni come preferiscono
chiamarle i fisici) fondamentali. Le particelle elementari che costituiscono
tutti gli oggetti materiali stabili sono gli elettroni e i quark i quali ultimi,
combinandosi fra loro, formano protoni e neutroni, i componenti del nucleo
atomico. Le quattro forze fondamentali sono: la gravitazionale,
l'elettromagnetica, la nucleare debole e la nucleare forte.
La gravitazionale è la forza più debole di tutte, ma è anche quella
che fa sentire i suoi effetti alle distanze maggiori: essa, oltre a regolare il
moto di stelle e pianeti, determinerà il destino ultimo dell'Universo il quale,
per il momento, si sta espandendo, ma fra qualche tempo potrebbe iniziare a
contrarsi, proprio per l'azione che la forza di gravità esercita sulle masse.
La forza elettromagnetica tiene uniti gli elettroni ai nuclei atomici e inoltre
lega insieme gli atomi e le molecole che formano le diverse sostanze. La debole
e la forte sono forze molto intense (soprattutto la seconda), ma fanno sentire
la loro azione solo a breve distanza: la prima è responsabile di alcuni tipi di
disintegrazione radioattiva, mentre la seconda tiene uniti protoni e neutroni, e
gli stessi quark che a loro volta li costituiscono.
Le forze, che all'apparenza sembrano manifestarsi come qualche cosa di
immateriale, secondo le visioni più moderne della fisica, agirebbero invece per
mezzo di particelle che si spostano incessantemente fra un corpo e l'altro.
Queste particelle sono dette gluoni (da glue
che in inglese vuol dire “colla”) e rappresenterebbero per l’appunto la
colla che tiene unito il mondo. Il gluone associato all’interazione
gravitazionale è detto gravitone mentre il portatore dell’interazione
elettromagnetica è il fotone, la particella che fuori
dell’atomo è il quanto di luce. I bosoni medi (o particelle W±
e Z°) sono quelli che mediano la forza nucleare debole, e i gluoni
“colorati” generano le forze che tengono uniti quark, protoni e
neutroni.
Quindi, come la materia, anche le forze sarebbero fatte di particelle.
Alcune delle particelle portatrici di forze sono note, mentre altre sono solo
ipotizzate: così ad esempio nessuno ha mai visto fino ad ora il gravitone.
Secondo le teorie più moderne le quattro forze fondamentali, che oggi ci
appaiono distinte, sarebbero state unite tutte insieme in un'unica forza quando
l'Universo era nella fase iniziale della sua esistenza. Queste teorie impongono
infatti che le forze si unifichino quando le temperature sono molto elevate e,
in tempi lontani, l'Universo doveva essere, per l'appunto, molto caldo.
L’Universo, nonostante le apparenze, attualmente è spazio freddo e
quasi privo di materia: la sua temperatura, a prescindere da quei puntini
luminosi e caldi che sono le stelle, a stento raggiunge i 3 gradi assoluti (3 K)
corrispondenti a 270 gradi centigradi
sotto zero (
Per simulare istanti sempre più remoti dell'Universo primordiale,
immaginiamo di innalzare, senza limiti, la temperatura all'interno di un forno
ideale (se fosse reale alle temperature previste dal nostro esperimento si
dissolverebbe ben presto). Prima di accendere il nostro forno svuotiamolo di ogni
cosa, compresa l’aria, e portiamolo alla temperatura dello zero assoluto, in
modo che al suo interno non vi siano né atomi né fotoni e poi diamo inizio
all'esperimento.
A mano a mano che la temperatura
sale il forno si riempie di fotoni sempre più numerosi e sempre più
energetici. Quando la temperatura raggiunge alcuni miliardi di gradi (molti di
più di quelli che si registrano all’interno delle stelle) i fotoni iniziano a
interagire per formare particelle materiali. Si sa che materia ed energia sono
entità interscambiabili nel senso che da materia si può ottenere energia e da
energia materia, come suggerisce la ben nota legge di Einstein: E=mc² (E è
l’energia, m la massa e c la velocità della luce). Ora, come
l’annichilazione di particelle elementari può generare fotoni così
l’incontro di due fotoni altamente energetici può generare un elettrone e un
positone (particella identica all’elettrone ma con carica positiva invece che
negativa). Ogni particella (escluso il fotone) quando si materializza appare
sempre accompagnata dalla sua antiparticella: nel caso dell’elettrone esso si
presenta sempre insieme con il positone (alcuni lo chiamano positrone ma forse,
tenuto conto dell’etimologia del termine, la “r” è di troppo).
Aumentando ancora la temperatura gli stessi elettroni e positoni possono,
anziché ridiventare fotoni, dar vita a coppie neutrino-antineutrino; e qualora
si protraesse il processo di riscaldamento, alla temperatura di 1014
K si formerebbero coppie protone-antiprotone e neutrone-antineutrone.
A temperature ancora più alte si noterebbe la disintegrazione di protoni
e neutroni con liberazione dei quark e delle corrispondenti particelle
mediatrici delle forze che li tenevano uniti. A temperature così elevate non
solo si libererebbero i gluoni dall’interno della materia ma alcuni di essi
perderebbero la loro identità. Nel 1983 il fisico goriziano Carlo Rubbia,
insieme con il collega olandese Simon Van der Meer, servendosi del potente
acceleratore di particelle presente al CERN (Centro Europeo per
Più in là di così con l’esperimento non si riesce ad andare perché
per unificare le altre forze si dovrebbe disporre di energie tanto elevate che
neppure un acceleratore che si sviluppasse attorno alla Terra lungo l’equatore
riuscirebbe a produrre. Esistono però le teorie, alcune delle quali tentano di
unire alla elettrodebole anche la forza forte: esse sono note come Grandi Teorie
Unificate (GUT), un titolo piuttosto esagerato perché in realtà non si tratta
di grandi teorie né tanto meno di teorie pienamente unificate. Attualmente
l’ambizione massima dei fisici è tuttavia quella di trovare una teoria che
associ alle altre anche la gravitazionale in una singola Superforza unificata.
Le teorie che tentano di unificare le quattro forze fondamentali
prevedono che quando la temperatura raggiunge i 1028 K si vengano a
formare particelle misteriose denominate X e anti-X le quali renderebbero
possibile la trasformazione di particelle leggere (ad esempio elettroni) in
quark, e viceversa. A temperature superiori a 1028 K sparirebbero
inoltre le individualità fra tutte le particelle e non si distinguerebbe più
nemmeno fra particelle di forze e particelle di materia. Finalmente,
approssimandosi al cosiddetto limite di Planck (1032 K), il nostro
forno sperimentale si ridurrebbe ad una bolla piena di niente, ovvero di niente
di tutto ciò che è proprio della nostra esperienza diretta: si finirebbe cioè
in una specie di “terra di nessuno” in cui il caos più completo prenderebbe
il posto delle leggi di natura. Parte VIII Poco
dopo essere emerso dal nulla, l'Universo si dilatò con straordinaria
Se accettiamo per l'Universo una genesi quantistica, non possiamo partire
dal tempo t=0, ma dobbiamo accontentarci di iniziare la descrizione della sua
evoluzione dal tempo t=10-43 secondi, dal momento cioè in cui ha un
senso applicare le leggi della fisica a noi note. Il primo periodo di vita
dell'Universo, quello che ci è impossibile descrivere, è detto «Epoca della
Gravità Quantistica» o «Epoca di Planck».
Al tempo t=10-43 s l'Universo aveva già raggiunto le
dimensioni di Planck, cioè era un "oggettino" di grandezza minima (10-99
cm3), che pesava 10-
Ora, la prima difficoltà che si incontra in questo scenario è quella di
capire come una particella virtuale si sia potuta trasformare in reale, anche
perché le leggi della meccanica quantistica impongono che ogni particella
elementare debba essere sempre accompagnata dalla sua antiparticella, cioè da
una particella identica alla prima, ma diversa per qualche fondamentale proprietà.
Quindi, quando dal vuoto quantistico emerge una particella nasce, nello stesso
tempo, anche la sua antiparticella: l'incontro fra particella ed antiparticella
conduce poi alla reciproca annichilazione e il loro posto viene preso da energia
indifferenziata.
Allo stesso modo, quando l'Universo primordiale emerse dal nulla, sotto
forma di particella quantistica, dovette comparire insieme con esso, anche il
suo omologo e contrario, ossia un «Antiuniverso». I due Universi, poi,
ovviamente non si scontrarono altrimenti sarebbero sprofondati nuovamente nel
vuoto quantistico. Da dove trassero la forza per evitare lo scontro? Questa
energia, dicono i fisici, sarebbe stata messa a disposizione dal vuoto stesso:
ma si trattò solo di un prestito, una specie di mutuo contratto con la “banca
universale” che prima o poi dovrà essere restituito, altrimenti verrebbe
violata una legge fondamentale di natura (quella che impone che nulla possa
essere creato dal nulla).
La cosiddetta «Epoca della Gravitazione Quantistica» è caratterizzata
dall'unificazione di tutte e quattro le forze fondamentali. Essa termina al
tempo t=10-43 s, e, come abbiamo detto, è solo da quel momento in
poi che ha un senso applicare le leggi della fisica. Nell'istante iniziale, la
temperatura doveva avere un valore superiore a quello imposto dai limiti di
Planck, cioè 1032 K (centomila miliardi di miliardi di miliardi di
gradi sopra lo zero assoluto) e le particelle materiali e le forze dovevano
essere riunite tutte insieme in un amalgama indistinto, privo di qualsiasi
struttura e forma e quindi perfettamente simmetrico.
L'Universo, appena posto in essere, avrebbe dovuto iniziare ad espandersi
e ad arricchirsi di materia ed energia, e questo rappresenta il secondo grosso
problema che i fisici hanno dovuto risolvere. Da dove avrebbe tratto l'energia
necessaria per espandersi un oggetto tanto denso che il suo stesso campo
gravitazionale, inevitabilmente, avrebbe dovuto trasformarlo in un buco nero? La
risposta, anche in questo caso, viene fornita da un modello che, purtroppo, per
quanto attraente e profondo possa apparire, non potrà mai essere verificato
sperimentalmente. Esso farà la fine di tanti altri modelli teorici quando
alcune scoperte, per ora imprevedibili, lo renderanno incoerente: verrà cioè
abbandonato.
In precedenza avevamo fatto osservare che per riunire tutte insieme forze
e particelle materiali si dovevano impiegare grandi quantità di energia; ora è
intuitivo che nell'operazione contraria questa energia in qualche modo debba
essere messa in libertà. Secondo la teoria più accreditata, si sarebbero
verificati, nell'Universo primitivo, gli stessi fenomeni (ma di entità ben
maggiore) a cui si può assistere oggi nei passaggi di stato.
Tutti sanno che quando la materia passa ad esempio dallo stato solido a
quello liquido, cioè da una condizione a struttura ordinata ad una più
disordinata viene assorbita energia dall'ambiente esterno, mentre, quando
un liquido si trasforma in solido, cioè quando la struttura acquista maggior
ordine, quest'energia viene rimessa in libertà. Ebbene, proprio i concetti di
rottura spontanea di simmetria e di transizione di fase, sono fondamentali,
nelle più recenti teorie, per la descrizione dell'evoluzione dell'Universo.
Questo, per un breve istante dopo che venne alla luce, era estremamente
simmetrico ed omogeneo ma, al tempo t=10-43 s, avvenne la prima
rottura spontanea di simmetria, causata dal distacco della forza gravitazionale
dalle altre con le quali stava unita. Questo fenomeno che, come abbiamo detto,
può essere assimilato ad una transizione di fase, provocò la liberazione di
una notevole quantità di energia. L'Universo allora iniziò ad espandersi, ma
l'espansione, in quella fase, non fu eccessiva perché venne subito
energicamente frenata dall'azione stessa della forza di gravità.
Dal tempo t=10-43 s al tempo t=10-35 s l'Universo
visse l'epoca detta di «Grande Unificazione». Solo dall’inizio di questa
fase esso divenne osservabile, nel senso che solo da quel momento in poi è
lecito applicare alla nuova struttura le leggi della fisica che conosciamo. In
quest'epoca sono presenti due soli tipi di particelle materiali, quark e leptoni
(dal geco leptos, che vuol dire leggero, quindi particelle interagenti
piuttosto debolmente come sono ad esempio gli elettroni e i neutrini) che si
tramutano in continuazione gli uni negli altri tramite le oscure particelle di
scambio X e anti-X che abbiamo già incontrato all’interno del nostro forno
ideale, e sono altresì presenti i fotoni (le particelle di energia).
Al tempo t=10-35 s avvenne il distacco della
seconda forza dal gruppo delle tre che ancora erano rimaste unite e il tutto si
realizzò nel giro di una minuscola frazione di secondo. Avvenne cioè quel
fenomeno che va sotto il nome di «inflazione», un termine che fu preso in
prestito dall’economia dove l’inflazione dei prezzi si fa sentire ovunque a
livelli più o meno alti: il primato mondiale tuttavia va probabilmente alla
Germania del primo dopoguerra quando, nel giro di pochi mesi, il prezzo di un
chilo di pane lievitò da pochi marchi a milioni di marchi. Quella proposta
alcuni anni fa dal
giovane fisico americano Alan Guth consiste in una espansione rapidissima (molto superiore a quella dei
prezzi) dell'Universo che produsse, in un tempo di soli 10-32 s, una
crescita del suo diametro di un fattore di circa 1030. Si trattò di
un'esplosione di portata gigantesca confrontabile con quella che porterebbe, in
una frazione irrilevante di secondo, un oggetto grande quanto un atomo a
dimensioni superiori a quelle dell'intera nostra Galassia. Dopo questa fase di
espansione esponenziale l’evoluzione dell’Universo continuò secondo quanto
previsto dal modello classico. Parte IX
Per piegare il meccanismo della "fase
inflazionaria" bisogna partire dall'osservazione che la temperatura
attuale del nostro Universo non raggiunge i 3 gradi assoluti, il suo raggio è
stimato in circa 15 miliardi di anni luce e la sua età dovrebbe essere compresa
fra i 10 e i 20 miliardi di anni; esso inoltre è in continua espansione.
Ebbene, estrapolando l’attuale ritmo di crescita a ritroso nel tempo
l’Universo diventerebbe sempre più denso e più caldo. Fermiamoci al momento
della grande unificazione cioè nell’attimo in cui tre delle quattro forze
fondamentali risultano unite assieme. Questa situazione si verificò quando la
temperatura dell’Universo in formazione era di 1028 K ed erano
passati solo 10-35 secondi dalla sua nascita. Si è potuto così valutare che il raggio dell’Universo
al tempo della grande unificazione era di soli 3 millimetri: una misura che
sembra piccolissima, ma in realtà è enorme.
All’epoca della grande unificazione la distanza che la luce aveva
potuto percorrere dall’inizio del tempo era di soli 3·10-
Sennonché qualora il granellino del nostro Universo primordiale si fosse
sviluppato alla velocità a cui oggi procede l’espansione esso avrebbe
raggiunto attualmente dimensioni non superiori ad un centinaio di kilometri
mentre solo immaginando un’espansione più rapida nelle prime fasi di vita le
sue dimensioni si sarebbero potute ampliare fino a raggiungere quelle attuali.
Per spiegare come abbia potuto l’Universo raggiungere le attuali
dimensioni in “soli” 15 miliardi di anni a partire da un corpuscolo di
grandezza irrilevante si è resa necessaria la modifica del modello standard in
prossimità del Big Bang. L’idea di un Universo che all’inizio dei tempi si
sarebbe espanso in modo impressionante venne per primo al già ricordato fisico
americano Alan Guth (1947- ). Egli, alla fine del 1979, propose un’ipotesi
molto originale e audace: calcolò che quando l’Universo aveva l’età di 10-35
secondi e solo la forza gravitazionale si era staccata dal resto mentre le altre
erano ancora unite assieme si verificò un fenomeno impressionante e unico.
In quell’istante avvenne nell’Universo ciò che abbiamo chiamato una
transizione di fase. Essa può essere assimilata, come si ricorderà, ad un
passaggio di stato. Riprendiamo quindi l'analogia con riferimento all'acqua che,
al variare della temperatura, cambia stato fisico: quando l'acqua diventa
ghiaccio, avviene una rottura spontanea della simmetria. La struttura dell'acqua, allo stato
liquido, è infatti simmetrica, perché si presenta tale da apparire con le stesse proprietà in tutte le
direzioni, mentre il ghiaccio contiene assi preferenziali di cristallizzazione e
di conseguenza caratteristiche morfologiche diverse nelle diverse direzioni. Il passaggio
dell'acqua dallo stato liquido a quello solido comporta, come sappiamo, la
liberazione di energia sotto forma di calore.
Ora, è possibile operare con l'acqua in modo tale che il suo
raffreddamento sia rapidissimo: si verifica in tal caso il fenomeno che va sotto
il nome di «superraffreddamento»: l'acqua cioè viene raffreddata a
temperature molto basse, fino a 20 gradi sotto lo zero, senza che si verifichi
la solidificazione. Il liquido, in queste condizioni, si trova però in uno
stato di estrema instabilità e, all'improvviso, diventa ghiaccio liberando
tutta l'energia che, per breve tempo, era rimasta immagazzinata al suo interno,
mentre la sua temperatura risale a quella di congelamento, cioè a zero gradi
centigradi.
Qualcosa di simile sarebbe avvenuto, secondo la teoria dell'inflazione,
nell'Universo primitivo. Al tempo t=10-35 s dall'inizio, la forza
forte si sarebbe separata dalle altre ma senza far seguire, a questo distacco,
l'immediata liberazione di energia. Questa si sarebbe invece conservata,
invisibile, all'interno della materia, fino al tempo t=10-32 s,
creando una situazione di forte instabilità che è stata chiamata «falso vuoto».
Il «falso vuoto» è un concetto fondamentale all'interno del modello
inflazionario per tenere in piedi il quale si ipotizza che nel momento teorico della separazione della forza forte
da quella elettrodebole (elettromagnetica e debole insieme), avvenne che le tre forze
rimasero invece ancora unite insieme per un brevissimo lasso di tempo,
nonostante che la temperatura, nel frattempo, continuasse a scendere, creando
una situazione di «stato eccitato» cioè fortemente instabile. Esso può
essere paragonato alla situazione in cui si viene a trovare l’atomo quando
alcuni dei suoi elettroni stazionano momentaneamente sulle orbite più esterne.
In tal caso si dice che l’atomo è eccitato e tende spontaneamente a riportare
gli elettroni sulle orbite più interne (quelle a minore contenuto energetico e
quindi più stabili): nel fare ciò emette energia.
Allo stesso modo, quando la forza forte si separò bruscamente dalle
altre due, dovette liberarsi un'enorme quantità di energia che consentì
all'Universo di espandersi ad un ritmo incomparabilmente superiore a quello
attuale. Nel tempo che va da 10-35 s a 10-32 s, l'Universo
si accrebbe infatti in modo impressionante, passando da dimensioni infinitamente
piccole (alcuni miliardi di volte inferiori a quelle di un protone), fino a
quelle di una palla di una decina di centimetri di diametro. Per farsi un'idea
più chiara del fenomeno si immagini una pallina di pingpong che, in una
frazione irrilevante di secondo, diventi un miliardo di volte più grande della
nostra galassia: questo è quanto avvenne nel nostro Universo durante la fase
inflativa.
Alla fine di questa espansione l'Universo si sarebbe trovato con tutta
l'energia e con tutta la materia necessaria a formare ogni cosa che lo popola:
stelle, pianeti e la grande varietà di forme viventi compresi noi uomini;
frattanto la sua temperatura sarebbe di nuovo risalita fino a quasi
Se le teorie di grande unificazione fossero vere, l'Universo sarebbe
quindi stato messo in essere da una sequenza graduale di rotture spontanee di
simmetria causate dalla separazione successiva delle forze, dall'unica primitiva
che le comprendeva tutte. Ad ogni distacco di una forza si liberò dell'energia:
a 10-43 s dall’inizio si rese indipendente la gravità, poi al
tempo t=10-35 s si liberò l’interazione forte e infine le ultime
due forze si separarono a 10-11 s dall’inizio. Se quindi vi fosse,
ad esempio, una quinta forza, questa oggi si troverebbe ovviamente ancora
racchiusa in una delle quattro già esistenti, ma un giorno anche questa
potrebbe separarsi liberando altra energia e dando quindi un'ulteriore spinta
alla crescita dell'Universo. 3. continua |